
Ci sono luoghi che non scegli.
Ti scelgono loro.
Moena è uno di quelli.
La prima volta che ci sono arrivato era il 2014. Io e Angela ci eravamo appena sposati, tornavamo da un viaggio di nozze ai Caraibi, sole e mare negli occhi, quando una domanda quasi per gioco cambiò tutto:
“E se facessimo anche una vacanza sulla neve?”
Avevo sentito parlare di un piccolo paese sulle Dolomiti trentine, in Val di Fassa. Un nome che sembrava già una promessa: Moena, la Fata delle Dolomiti.
Non sapevo cosa aspettarmi. Sapevo solo che dovevo vederla.
Partimmo a gennaio, pieni di entusiasmo e aspettative. E ancora oggi dico che non potevamo fare scelta migliore. Perché ci sono posti in cui torni una volta, e altri in cui torni ogni volta che puoi.
Moena, per noi, è diventata questo: il posto del cuore.
La nostra prima casa lì fu il Family Hotel Ciampian, gestito dalla famiglia Vadagnini. Lo chiamo ancora “delizioso”, perché è uno di quei luoghi che non colpiscono per lusso, ma per atmosfera. La prima sera che entrai, ebbi la sensazione di essere finito dentro una di quelle baite che vedi solo nei film di Natale.
Fuori il freddo, le vette argentee, il silenzio della neve. Dentro, il calore, le luci soffuse, e quella sensazione rara di sentirti nel posto giusto.
Un giorno pensai:
“Moena è un cielo terso. Il Ciampian è una delle sue stelle più luminose.”
Dopo averla amata d’inverno, volevo vederla d’estate.
E se l’inverno la veste di bianco, l’estate le toglie il velo. I prati diventano di un verde quasi irreale, le montagne si accendono di colori vivi, e l’aria ha un profumo che non si dimentica.
Ma il momento più magico arriva quando il sole saluta e quando torna.
Le Dolomiti si tingono di rosa, le rocce sembrano respirare luce. È l’enrosadira.
Se ti fermi a guardarla dai punti giusti, Moena non sembra più un paese. Sembra un dipinto, incorniciato dai suoi custodi: il Passo San Pellegrino, le vette del Latemar e il regno di Re Laurino, il Catinaccio Rosengarten.
Un luogo così non può che essere abitato da persone speciali.
Negli anni io e Angela ne abbiamo incontrate molte, ma una è diventata una vera amica: Susanna Chiocchetti.
Quando decisi di scrivere La neve è candida anche in estate, sapevo che l’anima della storia doveva essere Moena. Ma per quanto potessi viverla da turista, sentivo che mi mancava qualcosa: la cultura, le tradizioni, i segreti che solo chi ci vive davvero conosce.
Scrissi, quasi per gioco, al profilo ufficiale di @visitmoena.
Dietro quella pagina c’era Susanna. E dietro Susanna c’erano passione, amore per il territorio, e una disponibilità rara. Mi aiutò con foto, racconti, aneddoti, sentieri nascosti. Iniziò a farmi vedere Moena non solo con gli occhi di chi arriva, ma con quelli di chi resta.
Anni dopo, successe qualcosa che ancora oggi mi sembra un sogno.
Un giorno Susanna mi scrisse: il Comitato Eventi di Moena aveva inserito la presentazione del mio romanzo tra gli eventi ufficiali dell’estate.
Il 4 luglio 2023 presentai il mio libro nel paese che aveva ispirato ogni pagina.
Capii, in quel momento, che questa storia non era più solo mia.
Oggi questo blog, i libri, le parole che scrivo, nascono tutti da lì.
Da un piccolo paese sulle Dolomiti che un giorno mi ha scelto.
E se sei arrivato fin qui, forse anche tu stai cercando — o hai già trovato — il tuo posto del cuore.
Enrico
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