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LA FATA DELLE DOLOMITI

Le Dolomiti sono un luogo magico. Solo chi non c’è mai stato può dire il contrario. Già la sola consapevolezza che, lì dove oggi ci sono quelle maestose montagne, miliardi di anni fa c’erano le acque di un mare tropicale, caldo e poco profondo, dovrebbe farci capire quanta magia possano conservare quelle vette. Parliamo, ovviamente, di un tempo risalente all’era dei dinosauri. Con il passare del tempo, scandito da eruzioni vulcaniche e altri cataclismi naturali, la collisione tra le placche europea e africana ha determinato l’innalzarsi di quei fondali marini fino a livelli che possono raggiungere anche i 3.000 metri di altitudine. Basti pensare che, oggi, il gruppo montuoso del Sella, e quindi parliamo di Val Gardena, sorge dove un tempo c’era una barriera corallina.

Ma torniamo alle Dolomiti. Le rocce che si innalzarono, ricche di sale marino e altri sali minerali, come calcio e magnesio, andarono incontro a un processo naturale che prende il nome di “dolomitizzazione”, dando origine a una pietra pregiata: la dolomia. Grazie alle sue proprietà chimico-fisiche, oltre a essere molto resistente e dotata di grande fascino, la dolomia assume particolari colorazioni grazie al sole del tramonto e al sole che spunta all’alba. Le particelle minerali, infatti, in queste ore della giornata assumono un colore che varia dal rosa acceso, al giallo e al viola, dando vita al fenomeno naturale conosciuto come “enrosadira”.

Moena, grazie alla sua posizione privilegiata, che la vuole come perla che apre alla Val di Fassa, offre momenti di enrosadira spettacolari e affascinanti, soprattutto in inverno quando l’aria, essendo più fredda, è priva di umidità e quindi leggera e nitida. Questo è uno dei motivi per cui è conosciuta come “Fata delle Dolomiti”

La leggenda narra che Moena, figlia del Re dell’Adige, era stata promessa in sposa a un giovane nobile. Nel regno del Catinacio, però, il Re Laurino nutriva da molto tempo un amore forte per la giovane Moena, e quando venne a sapere dell’imminente matrimonio, decise di rapire la dolce fanciulla. Dotato di arti magiche, Re Laurino, riuscì a infiltrarsi nel regno dell’Adige e a rapire Moena. Nella sua nuova vita, Moena, imparò anche lei le arti magiche, divenendo un’abile fata ed essendo amante dei fiori trasformò il regno di Re Laurino in un meraviglioso campo di rose: il Catinaccio Rosengarten (giardino di rose).

Il promesso sposo di Moena, però, non si era dato per vinto e con il suo esercito invase il regno di Laurino riportando la giovane Moena a casa sua. Re Laurino, aggredito dalla disperazione e dalle pene d’amore, maledisse quel giardino di rose, che le ricordava la sua amata, giurando che mai nessun occhio umano avrebbe più visto quella bellissima distesa di fiori durante il giorno. Dimenticò di citare, però, il tramonto e l’alba. Per questo motivo, da allora, le vette del gruppo del Catinaccio durante le ore dell’alba e del tramonto, baciate dal sole, assumono un colore rosa acceso, che è uno spettacolo unico per gli occhi di lo ammira.

Enrico

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