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INTERVISTA ALL’EDITOR ASIA PICHIERRI

Chi mi conosce sa quanto porti avanti il pensiero che un romanzo, per essere davvero pronto a diventare un libro, deve essere leggibile e soprattutto deve poter comunicare. Per far sì che tutto ciò avvenga, dopo la stesura si deve sottoporre il nostro manoscritto a un’operazione necessaria e, oserei dire, obbligata: l’editing. E allora non potevo non inaugurare questa mia rubrica con un’intervista a colei che cura, da sempre, i miei romanzi. Asia Pichierri.

ENRICO: Buongiorno Asia, intanto grazie mille per avermi concesso una parte del tuo prezioso tempo. Allora, viviamo in una società in cui ormai in molto coltivano il sogno di poter scrivere un libro. Tu, con il tuo lavoro, potrai sicuramente confermare questo pensiero, ma prima di tutto vuoi raccontarci come sei giunta a scegliere tale percorso editoriale?

ASIA: Ciao, Enrico, grazie per questo spazio! Dunque, il mio amore per l’editoria nasce da giovanissima, anche se sono diventata editor e correttrice di bozze solo nel 2021. Nel 2016, aprivo il mio blog letterario, “Il libro sulla finestra”. Volevo dare spazio ad autori e avere, al tempo stesso, un mio angolo dove avrei potuto sentirmi libera. Sono sempre stata molto timida e riservata, e quello era il mio modo per sentirmi a mio agio con le mie opinioni, che difficilmente accettavo. Ero al liceo, quindi ho custodito questo “segreto” per paura di essere giudicata dai miei coetanei. Pensavo di riuscire a gestirlo, ma non avevo fatto i conti con la mia logorrea, quindi questa storia si diffuse abbastanza rapidamente. Un anno dopo, intervistavo autori durante le ore scolastiche, quando si organizzavano presentazioni letterarie. Contattavo personalmente gli autori, organizzavo l’intervista nel cambio dell’ora – non avrei nemmeno dovuto stare lì – e, quando gli insegnanti mi dicevano di tornare in classe perché non avrei dovuto disturbare gli ospiti, rimanevo lì con agenda e registratore. Un’intervista che porto nel cuore è quella a Federico Zampaglione, leader dei Tiromancino: è stato come “uscire allo scoperto” e dire a tutti: “Questa sono io, e voglio lavorare in mezzo ai libri”.

ENRICO: Bè, complimenti, è sempre bello scoprire come una persona così giovane inizi subito ad avvicinarsi ai libri. Io penso che voler scrivere un libro sia una cosa bellissima, ma quello che spesso mi lascia perplesso è che la maggior parte dei “sognatori” ignora o non conosce per nulla la figura dell’editor. Vuoi spiegarci come l’editor aiuta un autore?

ASIA: Sono d’accordo con te: il sogno di scrivere nuove storie e dare voce alla propria immaginazione sta – per fortuna, direi – coinvolgendo sempre più persone. Le figure che si celano dietro all’autore, però, molto spesso vengono ignorate, o sottovalutate. A volte, per una questione puramente economica: è chiaro che avere alle spalle qualcuno che si occupa di tutti questi aspetti del libro insieme all’autore svolga una mole di lavoro molto consistente e, di conseguenza, il costo che l’autore deve affrontare non è indifferente. Ma ci sono soluzioni che molto spesso si ignorano, quindi il consiglio che molto spesso do è quello di parlare con un editor, esporre i propri dubbi e cercare insieme una soluzione, la più comoda per tutti. Altre volte, però, il motivo per cui si rinuncia a un editor è per una forma di presunzione dell’autore, che pensa di riuscire a saper fare tutto da solo. Da qui, vorrei donarvi questo aneddoto curioso: Alessandro Manzoni, nella stesura dei “Promessi sposi”, pare si sia servito di una tale Emilia Luti, che l’avrebbe aiutato nella cosiddetta “risciacquatura dei panni in Arno”. Emilia era l’istitutrice dei figli di casa Manzoni, ma grazie alla sua conoscenza della lingua fiorentina ha affiancato l’autore nella trasformazione linguistica del libro. C’è uno scambio epistolare tra di loro (lo si trova in rete, ma la storia della Luti è al centro del romanzo “La correttrice”, di Emanuela Fontana), e quello che si evince è che l’istitutrice, pur restando sempre un passo indietro, ha reso i Promessi sposi un romanzo realistico, portandolo a un livello superiore e facendo in modo che uscisse dal cassetto in cui era stato rinchiuso. Questo è quello che fa un editor.

ENRICO: Alla luce del fatto che gli autori esordienti aumentano di numero quasi ogni giorno, e prende sempre più piede la strada del self publishing, credi ci possa essere spazio per i libri che lasciano il segno?

ASIA: Il self-publishing è un’opportunità da prendere in considerazione per chi sceglie la strada dell’indipendenza editoriale. Viene accusato spesso di essere causa di libri di poco valore, non corretti o buttati sulla piattaforma alla mercé di chiunque. Sul problema dei mancati editing mi sono già espressa, ma non vedo una correlazione diretta tra l’autopubblicazione e la mancata revisione del testo: “casa editrice”, purtroppo, non è sempre sinonimo di “qualità”, e bisogna superare questi inutili pregiudizi. Il fatto che ci siano tante pubblicazioni ogni giorno, secondo me, porta semplicemente a una maggiore difficoltà per l’autore (o chi per lui) di promuovere il libro. Mi piace vedere il mondo editoriale contemporaneo come un mare meraviglioso. Spesso viene denigrato, affossato, discriminato, sommerso dalla plastica. Occorre che si ripulisca e si inizi a valorizzarlo per quello che è, soprattutto perché i tesori si trovano comunque: è solo più difficile farli emergere.

ENRICO: Si parla tanto di come i social possano diventare delle pericolosissime armi a doppio taglio, allo stesso tempo però hanno il potere di fungere da strumento di divulgazione. Vediamo ad esempio il Bookstagram (per Instagram) o il Booktok (per TikTok), pensi che questi strumenti possano avvicinare la nuova generazione di giovani ai libri?

ASIA: In qualche modo, il meccanismo di circolazione dei libri è rimasto lo stesso del passato. Già nel Novecento, quando il giornalismo aveva un ruolo fondamentale, si faceva in modo che il proprio libro avesse la giusta recensione. Doveva arrivare nelle mani di un critico letterario, e il Novecento italiano era un mare pieno di pesci, allora. Adesso, che la lettura non vive un periodo florido come nel secolo scorso, si cercano nuovi modi per arrivare ai lettori. Qualsiasi mezzo ha i suoi vantaggi e i suoi svantaggi, ma è innegabile che i social e chi si fa portavoce della diffusione dei libri in rete stia avvicinando molti non-lettori a questo mondo.

ENRICO: Torniamo, però, alla figura dell’editor. Molte volte mi capita di leggere, tra gruppi social, commenti del tipo: “ma perché devo pagare una persona che mi dice cosa va bene o non va bene nel mio romanzo? Una volta che l’ho letto e corretto io, non c’è bisogno che lo veda più nessuno.” Cosa ti senti di dire di fronte a queste affermazioni, in qualità di editor?

ASIA: Come dicevo prima, anche Manzoni ha voluto una persona che lo affiancasse per rendere il suo libro un romanzo estremamente realistico, che potesse essere una cornice di quell’ambiente in cui si svolgevano le vicende di Renzo e Lucia che potesse farlo anche attraverso le parole. Il Manzoni dei Promessi sposi è un maestro con le parole, con le descrizioni, con le emozioni che riesce a dosare come in una ricetta perfetta, risultando a volte anche pedante per gli alunni che, ogni anno, sono costretti a studiarlo nei programmi scolastici; ma il Manzoni della stesura originale, intitolata “Fermo e Lucia”, era tutto ciò che poteva non andare: aveva incongruenze, difficoltà nella trama, con i contenuti linguistici, era troppo poco scorrevole. Investire in un editing significa, per come la vedo io, investire nel proprio progetto. Se i libri sono come figli, per gli autori, curarli in ogni aspetto significa donare loro la capacità di stare in quel mondo. E, soprattutto, significa dare ai lettori un contenuto di qualità, in modo che, una volta terminato, si possano sentire come dopo un caffè in compagnia di un vecchio amico: nostalgici e felici.

ENRICO: Un consiglio che vuoi dare agli autori esordienti, o comunque a chi ha deciso di approcciarsi alla scrittura?

ASIA: Consiglio sempre di credere nel proprio sogno, ma di trovare il coraggio di trasformarlo in un progetto.

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