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QUANDO LO SCI FREESTYLE ITALIANO TROVO’ LA SUA REGINA: SILVIA BERTAGNA

Non si è mai troppo tardi per sognare e nemmeno per vederli realizzati, quei sogni. Per questo, quando Silvia Bertagna ha accettato di rispondere alle mie domande, ero letteralmente al settimo cielo.

Un’Atleta con la A maiuscola che all’età di 27 anni ha deciso di dimostrare a se stessa quanto ancora aveva da dare a questo affascinante sport che le scorre nelle vene: lo sci freestyle.

Nello sci freestyle, il segreto per vincere è volare in alto e creare magiche evoluzioni, e Silvia non solo è volata in alto, ma ha continuato farlo fino a salire sul tetto del mondo in quell’indimenticabile 2018…

  • Buongiorno Silvia, inizio subito con il dirti che sono onorato, oltre che emozionato, a poter trovarmi di fronte a una sciatrice professionista, nonché campione del mondo italiana in questa disciplina. Io partirei con una domanda che, sicuramente, ti avranno fatto migliaia di volte: quando hai indossato per la prima volta gli sci e che ricordi hai di quell’esperienza?

Buongiorno a te Enrico. Ho iniziato a sciare a 3 anni, sul campetto davanti a casa, grazie a mio zio Ivo (Mahlknecht) Olimpico di sci e poi allenatore della “Valanga Azzurra”, la Nazionale di Sci Alpino.

Ricordo che per il mio compleanno mi aveva regalato i primi sci e scarponi. Riesco ancora a immaginarmeli quegli scarponcini minuscoli, sembravano dei Moon Boot, bianchi con pois rosa e azzurri, erano bellissimi e appena li vidi volli provarli subito.

Ricordo che, poi, andammo al campetto davanti a casa e io andai subito giù dritta, con mio fratello che mi rincorreva per fermarmi.

  • E direi che tuo zio, da grande campione e con un bagaglio enorme di esperienza, ci aveva visto lungo. Lo sport dà sempre tantissime soddisfazioni, ma richiede tanto impegno, tanta costanza e, credo, anche qualche sacrificio. Come ci si destreggia tra allenamenti e vita sociale, soprattutto quando si inizia in giovane età?

Lo sport chiede tanto, è vero, ma è vero anche che dà altrettanto in cambio.

Per quanto riguarda me, la mia vita da atleta è iniziata che ero già grande, infatti, avevo 27 anni alla mia prima coppa del mondo.

Si può dire che , la mia carriera, è stata molto diversa da quello che succede di solito: io non sono cresciuta con il sogno di fare l’atleta e, allo stesso tempo, il dover conciliare sport, scuola e vita sociale. Quando ho deciso di dedicarmi tempo pieno allo sport, avevo finito da tempo la scuola, stavo lavorando.

Quindi ho avuto la possibilità di focalizzarmi solo sullo sci senza grandi sacrifici. Certo, poi, la vita sociale cambia tanto quando sei a casa pochi giorni al mese, indipendentemente dall’età che hai, ma da persona adulta sono riuscita a mantenere le mie amicizie e, anzi, tutte le volte che tornavo era un’occasione per ritrovarci.

Per gli atleti giovani sicuramente è più difficile anche se oggigiorno, almeno da quello che vedo qui dove vivo io, vedo che le scuole vengono molto incontro agli atleti. Li aiutano a seguire entrambe le cose. Certo ci vuole impegno e dedizione, ma se quello che fai ti piace, nessuno sforzo è un vero sacrificio.

  • Sono perfettamente d’accordo con le tue parole. infatti, tu hai scoperto subito che, sì, lo sci è il tuo grande amore, ma ancor di più lo sci freestyle, tanto da arrivare a vincere il campionato mondiale di Big Air. Di cosa si tratta esattamente? E come hai vissuto questa grande vittoria?

Lo sci è sempre stato parte di me. Sono nata in Val Gardena, è stata una cosa naturale imparare a sciare. E’ sempre stata una di quelle attività che, generalmente, si fanno con gli amici nel tempo libero…

Tuttavia, non mi sono mai appassionata troppo allo sci (alpino) agonistico. Sciavo e mi piaceva sciare ma sentivo che la mia la mia adrenalina non guizzava mentre sciavo tra i pali.

Più tardi avrei scoperto il mio grande amore: il freeski!!

Volendo, invece, entrare nella parte più tecnica, e quindi rispondere alla tua domanda, lo sci freestyle si divide in tre discipline:

1) L’Half Pipe, che è il mezzo tubo di neve in cui si fanno le evoluzioni in uscita dai due lati (in Italia però non la pratichiamo);

2) Poi c’è lo Slopestyle che è la disciplina più completa. Prevede che la gara si svolga su un percorso di vari salti e rail (il percorso consiste in un corrimano di varie misure e forme su cui si scivola sopra con gli sci). La competizione viene poi valutata da una giuria che tiene conto dell’esecuzione in sè, della difficoltà del percorso e della variazione dei trick eseguiti. Un piccolo errore su una struttura compromette la prova, quindi bisogna essere precisi e concentrati dall’inizio alla fine;

3) Infine c’è il Big Air, la mia disciplina preferita. Qui la gara prevede un salto solo e di grande espansione. L’obiettivo è presentare i tuoi due migliori trick diversi tra di loro. C’e’ sempre una giuria che valuta la tua performance, tenendo conto di difficoltà, esecuzione, ampiezza e diversità.

La vittoria della coppa del mondo generale di Big Air è avvenuta in una stagione per me molto difficile, fatta di delusioni e infortuni, ma alla fine l’impegno e la dedizione hanno portato alla conclusione memorabile di una stagione tutt’altro che perfetta.

E’ stato un momento emozionante, bellissimo e anche un po’ inaspettato, ma che sicuramente mi ha dato la motivazione di andare avanti e continuare a dare il massimo.

  • Sebbene abbia sciato, io, pochissime volte ho potuto constatare che è uno sport ricco di fascino, ma che comporta anche molti rischi. Tu sei un’amante del rischio?

Io direi che tutti gli sport ad alto livello sono rischiosi. Bisogna, però, dire che nel mio sport, come in tutti gli altri del resto, l’approccio è graduale. ù

Si inizia sempre dalle piccole cose andando in progressione. Certo ci sono sport meno pericolosi, ma sicuramene non danno l’emozione e l’adrenalina del freeski.

Non direi di essere amante del rischio, ma mi piacciono gli sport adrenalinici in generale, questo si.

  • Rimanendo nel tema rischi: c’è un evento o un’esperienza che ti ha segnato?

La mia carriera è stata segnata da molti infortuni, che mi hanno portata a subire varie operazioni alle ginocchia.  Sono stati momenti difficili e frustranti, ma non direi che mi hanno segnato, piuttosto mi hanno insegnato come affrontare queste situazioni, e soprattutto come accettare e superare i problemi. Ho imparato a essere ancora più costante negli allenamenti e a impegnarmi al 100% per tornare a fare quello che più mi piace.

  • Hai un park preferito in cui dare sfogo alla tua adrenalina?

Il mio park preferito è quello presente all’Alpe di Siusi, la mia montagna di casa. E’ uno dei più belli che ci sono in Europa, e mi ha sempre permesso di allenarmi al meglio. Inoltre volare in aria con lo Sciliar sullo sfondo è veramente magico.

  • Discostandoci per un attimo dallo sci, come ben sai amo follemente le Dolomiti. C’è un sentiero, tra le montagne più belle del mondo, che percorri sempre con grande piacere e relax, e che magari consigli a tutti noi mountainlovers?

Le Dolomiti sono magnifiche, ogni loro angolo sembra un posto da favola. Ci sono tantissimi posti che adoro, ma devo dire che lo scorcio del Sassolungo e Sassopiatto, che si vede dalla passeggiata che porta dal Monte Pana all Alpe di Siusi, è uno dei miei preferiti. Faccio spesso quel giro, sia in bici che a piedi e tutte le volte ne rimango colpita.

  • Hai altre passioni oltre lo sci?

Mi piace molto fare sport in generale. In estate amo andare in MTB, o lunghe passeggiate per i boschi. Quando, invece, sono al mare mi piace surfare.

Ultimamente mi sto approcciando al golf, uno sport molto diverso da quelli adrenalinici che faccio di solito, ma forse anche per questo così affascinante. In inverno resta poco tempo per altri sport, quando posso vado a sciare, lo faccio anche adesso che non gareggio più. Mi piace troppo fare due salti quando ne ho la possibilità.

  • Sogni e, se ci sono, rimpianti che ti hanno lasciato le esperienze vissute a contatto con questo sport?

Credo che tutti gli atleti abbiano dei rimpianti. C’è sempre la gara che poteva essere fatta diversamente, il podio mancato che però cera quasi o la strategia che alla fine si è dimostrata non la migliore…

Io, però, devo dire che la mia carriera è stata fantastica.

Ho vissuto delle esperienze bellissime, ho viaggiato per il mondo e ho visto posti incredibili. Ho conosciuto avversarie che ora sono mie amiche e tante altre persone che hanno lasciato una loro traccia nella mia vita.  Ho avuto l’onore e il piacere di rappresentare il mio paese nelle più prestigiose gare al mondo. Non posso che riguardare la mia carriera con grande gratitudine e augurare a tutti gli atleti la possibilità di vivere un’esperienza simile.

  • Bellissime parole Silvia, degne di una grande campionessa quale sei stata e continui a essere. E infatti il tuo palmarès conta 8 podi, una vittoria nel campionato del mondo e un miglior piazzamento nella classifica generale, oltre a due partecipazioni alle olimpiadi. Una carriera di tutto rispetto: cosa consiglieresti ai giovani che scoprono l’amore per questo sport e sognano di raggiungere traguardi importanti?

La prima cosa che consiglio ai giovani è di divertirsi, solo in questo si può trovare la motivazione e l’entusiasmo necessari per andare avanti. Impegno, serietà e dedizione sono cose fondamentali per un atleta, Per arrivare in alto, però, si ha bisogno di compagni di viaggio.

Le relazioni con gli allenatori e con i compagni di squadra sono fondamentali. Anche negli sport individuali la squadra rende forte il singolo.

Siamo giunti alla fine di questa meravigliosa intervista, Silvia. Ti ringrazio tantissimo per aver risposto alle domande e per avermi permesso di osservare la tua storia, i tuoi ricordi, i momenti belli e quelli brutti che hai vissuto. Grazie davvero Silvia.

Enrico

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