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PROFESSIONISTI DELLE DOLOMITI: RALF BRUNEL E IL SUO GATTO DELLE NEVI IN VAL DI FASSA

Nell’immenso e suggestivo teatro teatro delle Dolomiti, quando la dama bianca giunge e in tutta la sua bellezza e veste i paesaggi del loro abito più magico, gli amanti degli sport invernai trovano il loro paradiso.

Ma per far sì che gli sciatori possano entrare in scena e respirare tutta l’aria di libertà, che solo le Dolomiti riescono a regalare, serve un lavoro prezioso, svolto dietro le quinte in una dolce e armoniosa solitudine. Si tratta di preparare le piste da sci attraverso mezzi tanto potenti quanto affascinanti: i gatti delle nevi.

Un lavoro che ha sempre esercitato un certo fascino su di me e per questo quando Ralf Brunel, gattista di professione, ha accettato la mia intervista ho fatto i salti gioia. Un doveroso grazie lo devo a Martina Plati che mi ha messo subito in contatto con Ralf

Ralf, con il suo gatto battipista, tira a lucido le piste ogni giorno, trasformandole in tappeti luminosi e lisci per garantire una migliore sciabilità e prevenire cadute accidentali. Al mattino quando il primo sole incendia la dolomia e alla sera, quando gli sciatori lasciano il loro palco, Ralf entra in scena per dipingere le piste al cospetto delle Dolomiti.

  • Buongiorno Ralf, intanto ti ringrazio molto per la tua gentilezza. Sappi che mi sento come un ragazzino di fronte a uno dei suoi personaggi preferiti. Sono sempre rimasto affascinato da queste bellissime e potenti macchine, e da chi ha il privilegio di poterle guidare. Ma partiamo dalle basi: perché si chiama proprio “Gatto” delle nevi?

Buongiorno Enrico, mi fa piacere rispondere alla tua intervista e poter esprimere a parole il mio lavoro.

L’appellativo “Gatto delle nevi” è nato da un’interpretazione errata della parola inglese “snowcat” intorno agli anni 50. Infatti, i primi esemplari apparvero proprio in quegli anni in America ed erano dei caterpillar da neve. Il loro nome commerciale era Sno-Cat, da Snow Caterpillar (caterpillar della neve), adattato negli anni a snowcat. E da allora sono sempre stati chiamati gatti delle nevi.

  • Molto interessante questa spiegazione, non conoscevo l’origine reale del nome Gatto delle nevi. Grazie! Permettimi di dire, però, che “Gatto delle Nevi” è molto più suggestivo, rispetto a Caterpillar della neve, anche perchè è molto più semplice identificare chi lo guida come “gattista”. Ma cosa vuol dire fare il gattista?

Fare il gattista significa sicuramente fare un lavoro inusuale. Noi, infatti, entriamo in scena al mattino presto e la sera dopo la chiusura degli impianti. Uno dei requisiti di questo lavoro è proprio la flessibilità oraria, soprattutto nelle ore notturne. E poi è un lavoro che richiede sicuramente tanto impegno e disponibilità ad aggiornarsi costantemente su questi mezzi meccanici e potenti.

  • E come si diventa gattisti?

Quando ho iniziato io, si diventava gattista con l‘esperienza, e con il desiderio di voler captare quanti più segreti dalle persone più esperte, nonchè con una sproporzionata passione per questi bellissimi mezzi.

Oggi la tecnologia ha fatto passi da gigante, infatti, vengono proposti corsi formativi dalle case produttrici, di gatti delle nevi, con parti teoriche e pratiche. Sta di fatto, però, che la gavetta rimane sempre un ingrediente essenziale per avere un bagaglio di esperienza tale da poter portare a termine un lavoro di qualità ogni notte.

  • E tu quando hai deciso che il tuo lavoro sarebbe stato guidare il gatto delle nevi?

Bella domanda….

Diciamo che sono sempre stato affascinato da questi mezzi fin da piccolo. Ricordo, infatti, che intorno all’età di 10 anni rimanevo per ore, al freddo, al campo scuola del paese solo per poter guardare questo mezzo lavorare. Qualche volta capitava che mi facevano pure salire, per me era felicità allo stato puro!

Andò avanti così per tutte le stagioni invernali a seguire fino a che, quando raggiunsi la maggiore età, chiesi di provare a guidare uno di questi mezzi. Era il 1996, da allora non ho più smesso.

  • Che bella la tua storia. Si percepisce tutto l’amore che provi per questo lavoro. Quindi, ricapitolando, tu da ben 27 inverni ogni notte passeggi, permettimi il termine, lungo le piste quando la montagna mostra la sua dimensione più incontaminata. Ti è mai capitato di vivere momenti di particolare bellezza, e che conservi nel cuore?

I momenti di bellezza li ritrovi in ogni singolo giorno. Si lavora per anni nei soliti luoghi, ma capita spesso di rimanere incantati da scenari che si creano all’improvviso, come un raggio di luce che si staglia attraverso una fitta coltre di nebbia. Oppure, ancora ancora più magico è rimanere incantati da una fitta nevicata e infine, ma non per ultimi, i meravigliosi colori che ogni alba e ogni tramonto tingono per noi.

  • Quanto poesia c’è in questo lavoro. Ma in quali e in quanti momenti della giornata entra in azione il gatto delle nevi?

Si inizia con la preparazione delle piste alla fine di novembre lavorando di giorno. Quando poi inzia la stagione sciistica e le piste vengono aperte agli sciatori, noi usciamo esclusivamente prima o dopo l’orario di apertura degli impianti.

  • A questo proposito ti va di raccontarci una tua normale giornata di lavoro?

La mia giornata tipo inizia verso le nove del mattino, potrebbe continuare con una sciata sulle piste per constatarne di persona la qualità.

Poi alle quattro del pomeriggio si va al lavoro: Preparo il gatto con trabocco carburante, pulizia vetri, controllo vari livelli dei liquidi (olio, liquido refrigerante ecc…).

Una volta che il servizio delle piste ci dà l’ok noi possiamo entrare in azione.

Intorno alle otto di sera ci si ferma a cena in un rifugio e poi si riparte per terminare il lavoro. Se tutto procede senza imprevisti, il lavoro termina intorno all’una di notte, a meno che non nevichi. Se fosse così, il lavoro finirebbe intorno alle quattro del mattino.

Poi si riparte per finire prima dell’arrivo degli sciatori che troveranno tutte le piste ben preparate!

  • Entrando un po’ più nello specifico: il gattista è assegnato a un impianto sciistico ben preciso o può scegliere di offrire il suo lavoro in vari impianti?

Ogni gattista ha la sua pista anche in base al mezzo in dotazione: se con il verricello o senza.

In genere ti assegnano un tipo di lavoro e gatto adatto alle tue capacità, che sia un gatto normale, con verricello o adibito allo snowpark…

  • Poi arriva la pandemia da Covid-19 e, per decreto, gli impianti sciistici vengono chiusi. Come hai vissuto quell’inverno?

L’ inverno di chiusura l’ho vissuto prendendone il lato positivo: essere liberi di fare escursioni con gli sci d’alpinismo tutti i giorni anche perché ricordo che una stagione in cui aveva nevicato tanto già dai primi di dicembre.

  • Se un giovane ti dicesse che vuole fare il gattista, che consiglio ti sentiresti di dargli?

Il consiglio che posso dare è di provare e riprovare, bisogna sbagliare per poter migliorare. E poi, soprattutto, bisogna sempre conservare il desiderio di voler imparare.

Del resto la passione come in qualsiasi lavoro fa la differenza.

Grazie mille Ralf per questa bellissima intervista. Ci vedremo quest’inverno nella nostra amata Val di Fassa.

Enrico

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