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LA MONTAGNA VIVE NEL MIO CUORE. GIORGIA FELICETTI, ORGOGLIO DELLA VAL DI FASSA E DELL’ALPINISMO ITALIANO.

La Val di Fassa è un patrimonio ricco di tesori naturalistici e culturali, ma non solo. Il suo patrimonio vanta anche la presenza di giovani talentuosi che portano alto il nome di questa meravigliosa Valle.

Proprio di una giovane sportiva ricca di talento, passione, sani principi e un amore sviscerato per le Dolomiti, parleremo oggi. Lei è Giorgia Felicetti, fassana doc.

Nata a Campitello di Fassa nel 1998, da madre ex atleta di sci e padre guida alpina, Giorgia ha la montagna coniata nel suo DNA.

La seguo ormai da tempo sui social, la bravissima Giorgia, così un giorno mi decido a contattarla su Instagram per proporle un’intervista.

Lei mi risponde subito e fa percepire tutta la sua spontaneità e la sua bontà d’animo. Si segna il mio numero di telefono e, tra un impegno e l’altro, invia le sue risposte attraverso note audio su Whatsapp.

  • Buongiorno Giorgia, ti ringrazio tantissimo per aver accettato questa mia intervista. Seguendoti su Instagram sono rimasto affascinato dal fatto che la montagna scorre letteralmente nelle tue vene: scialpinismo, escursioni, arrampicate, insomma tutte attività che, negli ultimi anni, è sempre più difficile osservare nei giovanissimi, e allora ti chiedo: come è nato questo amore potente tra te e la montagna?

Ciao Enrico, sono io che ringrazio te per avermi contattata.

L’amore per la montagna ha sempre fatto parte di me, così come gli sport legati a lei anche se da piccola ho iniziato con il pattinaggio artistico, quindi un mondo un po’ diverso. In quegli stessi anni, però, ho subito messo anche gli sci ai piedi e durante il periodo delle scuole medie ho scelto lo sci come sport da praticare a livello agonistico, tant’è che poi quando è stato il momento di passare alle scuole superiori, sono entrata nello Ski College della Val di Fassa.

Questo evento è stato fondamentale per la mia vita perché ha acceso la scintilla che, poi, farà esplodere il mio amore per gli sport di montagna.

C’è comunque da dire che, l’amore per gli sport di montagna, scorre davvero, come hai detto tu, nelle mie vene: mio padre è una guida alpina, mentre mia madre è stata atleta di sci. E poi, ovviamente, una nota di merito per questa mia passione va anche al posto in cui vivo. Sono immersa e avvolta nel fascino della montagna. Al mattino quando apro la finestra della mia camera mi danno il buongiorno dei paesaggi meravigliosi e suggestivi.

Per tutti questi motivi mi senti di dire che il legame con la montagna è davvero molto forte. Qui mi sento che mi trovo nel mio posto nel mondo.

  • E questa bellissima peculiarità ti ha permesso, fin da giovanissima, di iniziare la tua carriera sportiva che vanta già esperienze di tutto rispetto, come la permanenza nella nazionale italiana di scialpinismo per diverso tempo. Quali sono i ricordi che conservi di quell’esperienza? E cosa ti ha insegnato?

L’esperienza con la nazionale italiana di scialpinismo mi ha lasciato tanti bellissimi ricordi. Ho conosciuto tantissimi ragazzi e ragazze. Ho ancora contatti anche con alcuni di quei ragazzi che, in giro per il mondo, sono stati miei avversari ed è una cosa bellissima, anzi credo di poter dire che è stata la ricchezza più grande che questo sport mi ha donato.

Ovviamente, gareggiando in vari paesi d’Europa e del mondo, ho avuto l’opportunità di visitare anche tanti posti nuovi e bellissimi.

L’esperienza più bella, però, credo sia stata quella in Andorra ai mondiali di skyrunning. Lì mi guadagnai il mio primo podio che arrivò in maniera del tutto inaspettata.

Ricordo che arrivai a quella competizione senza pretese, anzi, la sera prima, quando guardai la lista di atleti, pregai dentro di me di non arrivare ultima perché erano tutti nomi di atleti molto forti. Non avevo nemmeno diciotto anni e militavo ancora nella categoria juniores. Fu una giornata fantastica, andò tutto per il verso giusto e, inaspettatamente, arrivai prima. Fu il mio primo podio.

Che cosa mi ha insegnato quest’esperienza… sicuramente il senso di responsabilità. Fare parte di una squadra nazionale è un grande impegno, che richiede una grande costanza negli allenamenti e nel rispetto di regole ben precise. Io, poi, ci tenevo davvero tanto a militare nella Nazionale Italiana, è stato davvero un obiettivo fisso per molti anni e quando finalmente sono riuscita a centrarlo è stata una grande soddisfazione.

  • A proposito di Skyrunning, la tua voglia di vivere lo sport di montagna non si è mai fermata e, infatti, a un certo punto anche questo sport fa breccia nel tuo cuore e, anche qui, la Nazionale Italiana ti porta con sé. Ma raccontaci: cosa significa sky running? E lo pratichi ancora?

Skyrunning indica una categoria di sport in cui è prevista una corsa (running) in ambiente montano, soprattutto in quota oltre i 2000 metri, e quindi a voler toccare il cielo (sky). Si tratta di gare praticate su percorsi tecnici, in salita e in discesa, in cui possono rendersi necessari i bastoncini per camminare, l’uso delle mani per progredire scavalcando dei massi e, l’utilizzo di corde fisse, in dipendenza della difficoltà del percorso.

Negli anni in cui militavo nella Nazionale Italiana di scialpinismo, venni convocata anche nella nazionale italiana di skyrunning che era nata da poco. Quindi eravamo un po’ i pionieri delle categorie giovanili.

Negli ultimi tempi sto prediligendo le arrampicate, quindi pratico molto di meno lo skyrunning, ma non l’ho mai abbandonato. Chissà che in futuro non riprenda a fare le gare…

  • Attualmente, invece, so che sei in una fase di, permettimi il termine, “riposo” per quanto riguarda le attività sportive. Stai vivendo un periodo di stop in generale, o ti stai dedicando ad altro?

Ti dico solo che sono più impegnata del solito.

Ho iniziato il percorso per diventare guida alpina ed è un percorso di formazione molto complesso e impegnativo. Dura due anni e, per accedervi, è necessario presentare un curriculum vitae che documenti un periodo minimo di cinque anni, in cui si è svolta attività di montagna, con difficoltà alta e in tutte le specialità (cascate di ghiaccio, free ride, scialpinismo, arrampicata, ecc…).

Io sono risultata idonea per tutte le discipline, per cui ho avuto accesso immediato al corso di formazione.

Il corso di aspirante guida alpina è molto impegnativo perché bisogna frequentare tutte le giornate di corso, che non sono poche; è necessario mantenersi allenati tutto l’anno e in tutte le discipline; e poi, ovviamente, è fondamentale superare gli esami.

Continuo comunque a gareggiare, anche se molto di meno, ma non più per la nazionale.

  • La montagna è una dimensione ricca di fascino e bellezza, ma sa anche essere aspra e minacciosa. Si sentono sempre più spesso storie di persone che, purtroppo, tentano di sfidare la montagna sopravvalutando le proprie capacità o, ancora peggio, senza essersi minimamente documentati sul percorso scelto. Tu quali criteri usi nel momento in cui scegli una montagna da scalare e come ti prepari, e documenti, prima di partire?

Dato che mi fai questa domanda, mi preme fare una premessa.

Negli ultimi anni, purtroppo, la montagna ha visto crescere il numero di persone che, inconsapevolmente, si mettono in situazioni di pericolo per sé stessi e per gli altri. Ho osservato la crescita di questo fenomeno frequentando il soccorso alpino ed è preoccupante.

E’ sicuramente un tema complesso e delicato, e non è semplice trovare la soluzione giusta per cercare, quanto meno, di arginare tale fenomeno. Forse sarebbe utile fornire degli insegnamenti, fruibili dai turisti, durante le stagioni invernali ed estive, rimarcando il concetto che: in montagna, già seguendo tutte le raccomandazioni in maniera impeccabile ci si espone comunque a dei pericoli oggettivi, per cui andare a cercarsela comportandosi da incoscienti è davvero da sciocchi.

Fatta questa premessa, rispondo alla tua domanda. Nel momento in cui decido di affrontare un itinerario, qualunque sia la sua difficoltà, mi documento sempre sulle condizioni del percorso e, soprattutto, sulle condizioni meteo. E’ fondamentale conoscere sempre la temperatura ambientale che vige lungo il percorso e, se inverno, documentarsi sulle condizioni della neve e sul rischio valanghe.

Che sia vicino casa o da tutt’altra parte, i miei criteri nel documentarmi non cambiano.

Avendo scelto di diventare guida alpina, la responsabilità in questi casi è doppia, perché bisogna organizzare tutto, in massima sicurezza, per sé stessi e soprattutto per i clienti

  • Qual è stata la tua prima scalata?

Allora, in tutta sincerità, non ricordo quale fosse la mia prima scalata.

Ricordo, però, che da piccola mio padre mi portava a percorrere le vie ferrate, mentre durante gli anni a cavallo tra scuole medie e scuole superiori iniziai a fare le prime scalate in autonomia. Ricordo che andavo spesso con un mio compagno di classe. Lui aveva la moto e dopo la scuola andavamo sui passi a percorrere qualche via.

Tra le prime scalate ricordo sicuramente la Via Brunsin sulla Torre delle Mèsules, il Dente del Sassolungo e Torri del Gruppo del Sella.

  • Tornando, invece, al discorso legato ai rischi in montagna: c’è mai stata un’occasione in cui hai percepito il pericolo? Come l’hai gestita?

Le volte in cui, in montagna, mi sono sentita in pericolo sono state diverse. Una che mi ricordo in particolare risale agli anni delle scuole superiori quando, con un compagno di scuola, siamo andati a fare una scalata sul Monte Bianco, con gli sci.

Siamo partiti la notte dal rifugio Grands Mulets e, mentre salivamo con le pelli, abbiamo sentito un forte boato. Dopo pochi secondi ci siamo accorti che un’enorme nuvola bianca procedeva spedita verso di noi. Si era staccato un seracco e la sua caduta aveva liberato un ammasso di neve e giaccio che, in brevissimo tempo, aveva preso a viaggiare a grande velocità.

Oggi credo che quello che ci ha salvati, in quel momento, sono stati l’istinto e la lucidità mentale per fare la scelta giusta: scappammo scendendo verso il basso e in secondo ci trovammo sulle pelli, in discesa.

Non saprei dire quanto vicino ci arrivarono i blocchi di ghiaccio, ma credo che pochi metri ci separavano da quella nube bianca. Per cui, se ci fossimo trovati almeno un paio di metri più sopra saremmo stati in serio pericolo.

Un’altra situazione, invece, in cui ho seriamente percepito il pericolo risale a quando, durante un’arrampicata, il mio compagna di cordata è volato rimanendo appeso a un vecchio chiodo. Io di conseguenza sono stata “sollevata” rispetto alla sosta, che avevamo ancorato su uno spuntone, e ci siamo ritrovati entrambi appesi a questo chiodo.

Ho capito immediatamente che era una seria situazione di pericolo. Al che ho mantenuto la calma e la lucidità per ragionare sul da farsi, in tutta sicurezza. Quindi mi sono calata nuovamente fino alla sosta, l’ho rinforzata e poi ho calato il mio compagno di cordata fino a me. In questi momenti è molto importante non perdere la calma e mantenere sempre la lucidità.

  • Sei nata e cresciuta nel posto in cui sorgono le montagne più belle del mondo, almeno per me. Ma c’è un sentiero, una vetta o una valle che porti nel cuore e che consiglieresti a tutti noi mountainlovers?

Questa è una domanda che mi viene posta spesso e ogni volta faccio fatica a rispondere. Le mie Dolomiti sono tutte bellissime e ricche di luoghi affascinanti.

Un luogo sicuramente spettacolare è la Marmolada, dove c’è ancora un piccolo ghiacciaio. E’ un post che va visitato e ammirato, almeno una volta nella vita. Quello che io consiglio è un intero giro intorno a lei: dalla parete nord, dove c’è il ghiacciaio, alla parete sud che è veramente maestosa.

Un altro luogo che va assolutamente visitato è la zona del Sassolungo che, visto a trecentosessanta gradi, mi affascina tantissimo. Anche lì si possono fare delle stupende escursioni e arrampicate.

E poi ci sono, ovviamente, le valli. Tutte bellissime. Tra tutte però, io ne consiglio due in particolare che, non essendo affollate come le altre, mantengono ancora la loro bellezza selvaggia. Sono la Val di Grepa e la Val di Dona. Posso tranquillamente dire che sono le mie preferite e le consiglio agli escursionisti che hanno voglia di fare fatica.

  • Scalata, arrampicata, percorso su via ferrata, sono tutte attività bellissime, ma che richiedono notevole impegno, preparazione fisica e anche mentale. Che consigli, invece, daresti a chi sta pensando di approcciare per la prima volta con una di queste attività? E cosa non deve mai mancare nello zaino di chi vuole scalare la sua prima montagna?

Allora, se parliamo di attività più tecniche rispetto a una semplice passeggiata su sentiero, la prima cosa che consiglierei è quella di affidarsi a una guida alpina. Soprattutto le prime volte è importante far riferimento a professionisti che vivono di questo lavoro, per apprendere le basi che, poi, potranno servire al fine procedere con più autonomia. Arrivando al dunque: evitare assolutamente qualsiasi preparazione fai da te.

L’attrezzatura da mettere nello zaino dipende sempre dall’attività che si vuole praticare. Questo è un altro motivo per cui è fondamentale affidarsi a un professionista che ti consiglia, anche, tutto ciò che bisogna portare.

Infine, anche se vai a are una semplice passeggiata su sentiero, nel tuo zaino non devono mancare: acqua, barrette proteiche, vestiario più pesante per l’eventualità in cui dovesse arrivare freddo.

  • Sogni e obiettivi per il prossimo futuro?

Ne ho tanti, obiettivamente, ma in questo momento quello prioritario è diventare guida alpina.

Poi ovviamente mi piacerebbe viaggiare e affrontare nuove scalate in giro per il mondo, insieme al mio compagno, di vita e di scalate.

L’importante è sempre stare bene in salute, per poter realizzare qualsiasi sogno.

Io ti ringrazio davvero tantissimo Giorgia per avermi regalato parte del tuo prezioso tempo. Sei molto giovane ma, in egual modo, anche molto saggia e questa è sicuramente un valore aggiunto, che ti ha permesso di raggiungere tutti gli obiettivi, ampiamente meritati.

Grazie ancora e chissà che un giorno non ci si incontri nella nostra amata Val di Fassa.

Enrico

1 commento su “LA MONTAGNA VIVE NEL MIO CUORE. GIORGIA FELICETTI, ORGOGLIO DELLA VAL DI FASSA E DELL’ALPINISMO ITALIANO.”

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