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DA MOENA ALLA CONQUISTA DEL TEMPIO DELLO SCI: CRISTIAN DEVILLE E IL SUO CAPOLAVORO NEL 2012

Moena si trova in una valle che è considerata il paradiso degli sciatori. Infatti, a febbraio di quest’anno, il Passo San Pellegrino ospiterà ben due gare di Coppa del Mondo di sci femminile.

Con questa importante caratteristica, la Fata delle Dolomiti, non poteva non avere, anche lei, il suo campione di Coppa del Mondo di sci: Cristian Deville, che nel 2012 vinse la gara più importante della sua vita. E lo fece su una delle piste più famose e più ambite dagli sciatori professionisti: Kitzbuhel, Austria.

In quell’anno, Deville, era in stato di grazia presentando la sua forma fisica e atletica migliore di sempre, tanto da guadagnarsi il titolo di “atleta dell’anno F.I.S.I. 2012”.

Figlio di un maestro di sci, Cristian oggi lo troviamo nella sua amata Val di Fassa e intervistarlo era un mio grande desiderio. Quando l’ho contattato, la sua risposta non si è fatta attendere e ha subito accettato il mio invito. E’ una persona che conosce benissimo il mondo dello sci, Cristian, dotato di grande cultura e un’umiltà che, forse, oggi è sempre più difficile trovare. Per scoprire cosa mi ha raccontato, vi invito a leggere l’intervista qui di seguito.

  • Carissimo Cristian, sono felice ma soprattutto onorato di poterti intervistare. Primo perché è sempre una grande emozione poter rivolgere delle domande ai campioni sportivi di casa nostra. E secondo perché sei originario di quello che è il mio posto del cuore. Ma oggi è di Cristian Deville che voglio parlare e partiamo proprio dal presente. Sappiamo che sei stato un campione di Coppa del Mondo di sci, ma chi è e cosa fa Cristian Deville oggi?

Ciao Enrico, grazie a te per avermi contattato.

Cristian oggi è rimasto nel Gruppo Sportivo delle Fiamme Gialle (il gruppo sportivo della Guardia di Finanza) che ha sede a Predazzo. In collaborazione con il mio responsabile, e a un altro ex atleta, mi occupo della preparazione sciistica e, talvolta, atletica dei nostri ragazzi.

Parte di loro è composta da ragazzi arruolati al Corpo che, però, al momento non fanno più parte delle Squadre Nazionali. Il nostro obiettivo è quello di aiutarli a rientrare nel giro della Nazionale Italiana; una seconda parte di loro, invece, è composta da ragazzi più giovani e tesserati. nel loro caso il nostro obbiettivo è aiutarli e nella crescita sportiva, con l’augurio che possano raggiungere i risultati necessari per poter essere arruolati e, infine, essere inseriti nelle Squadre Nazionali.

  • Bellissima questa tua scelta di insegnare ai più giovani, una scelta che ti fa onore e degna di un grande campione. Un campione di sci che è figlio di un maestro di sci. Sembra un gioco di parole e, invece, io credo sia una cosa stupenda. Immagino che sia stato lui a trasmetterti l’amore per questo fantastico sport, ma fu sempre tuo padre ad accorgersi subito che avevi del potenziale per fare il salto di qualità?

Confermo che è una bellissima storia.

Per me è stato un onore, oltre che un piacere, ricevere questa passione e avere le possibilità che mio padre non ha avuto. Mio padre mi ha messo sugli sci ma non ha potuto seguirmi spesso da vicino in quanto, come maestro di sci, nella stagione invernale era spesso molto impegnato con il suo lavoro.

In tutta sincerità non so se lui si fosse accorto che avevo del potenziale (questa domanda bisognerebbe rivolgerla a lui, mi dice Cristian ridendo) però posso dire che non mi hai mai ostacolato nelle mie esperienze sportive e, forse sì, mi ha incoraggiato ad andare avanti con gli sci.

  • E anche la tua risposta è ricca di bellezza. Come tutti gli sport, però, anche lo sci richiede tanto impegno, tanta costanza e tanti sacrifici. Tuttavia, a differenza di molti altri sport, credo che lo sci oggi richieda anche altri requisiti un po’ più (passami il termine) “venali”. Oggi mi rendo conto che lo sci è uno sport per privilegiati, o meglio, per chi ha alle spalle una famiglia benestante. Credi che la mia percezione sia giusta? Se sì: quando hai iniziato tu era già così?

Penso che la tua percezione sia corretta. Oggi permettere a un bambino/ragazzo di sciare è decisamente impegnativo da un punto di vista economico. Anzi, direi molto impegnativo. Ci si sta spingendo, fin dalla giovane età, a un’esasperazione e a una ricerca del professionismo, a mio avviso, troppo precoce.

Sicuramente ai mie tempi c’era meno esasperazione (scusami la ripetizione) e più spensieratezza. A me piaceva sciare in inverno perché non c’erano molte altre distrazioni e non tutto era accessibile come lo è ora. Stare all’aria aperta, poi, mi è sempre piaciuto, così come anche stare in compagnia dei ragazzi della mia età (forse anche perché sono figlio unico). Io cercavo in ogni sport, e gioco, la competizione per provare a fare meglio e per migliorarmi.

  • Tu sei stato uno specialista nello Slalom. Un viaggio in discesa, a velocità sostenute, che dura circa due minuti. Mesi di preparazione e allenamento per poi giocarsi tutto, praticamente, in due minuti di discesa. Come reagivi quando la gara non andava esattamente nel modo in cui avresti voluto?

Lo Slalom è una specialità molto dinamica, forse la più dinamica dello sci alpino, e anche per questo la specialità nella quale il minimo errore lo paghi caro.

Da giovane praticavo anche le altre discipline dello sci alpino. Poi sono riuscito, sgomitando e lottando in maniera sportiva, a ricavarmi un posticino nella specialità dello Slalom Speciale. Da lì in poi ho cercato di tenere ben stretto il posto che mi ero guadagnato.

Rispondendo alla tua domanda è normale che non tutte le gare andassero come sperato. Sicuramente all’inizio ero amareggiato, arrabbiato e deluso della mia prestazione, poi ho imparato a vedere la “sconfitta” come un punto da cui ripartire, per provare a fare meglio o comunque essere migliore della volta precedente.

  • Una gara andata male dipende sicuramente da tanti fattori e forse, correggimi se sbaglio, anche dalle condizioni della pista e dalle temperature. Oggi si sente parlare quasi ogni giorno di temperature che salgono e di gare di sci che vengono rimandate. Credi che lo sci stia cambiando a causa della crisi climatica? Tu hai idee o visioni su come evolverà questo sport in relazione al clima?

Come in tutte le cose c’è sempre un’evoluzione e bisogna cercare di adattarsi alle nuove situazioni che vengono a crearsi. E’ altrettanto vero, però, che già in passato mi è capitato di gareggiare in condizioni non ottimali, con la conseguenza che ci si doveva adattare. Facciamo uno sport all’aria aperta e siamo esposti a quello che la natura ci offre, in quella giornata.

Io penso che oggi, chi organizza le gare, abbia tanti accorgimenti, a disposizione, che sono in grado di fronteggiare le varie situazioni climatiche. E’ chiaro che, poi, ci sono giornate in cui la natura fa da padrona e di fronte al suo volere non si può fare nulla, se non rispettarlo.

Onestamente non so come si potrà evolvere il nostro sport, è certo che le situazioni climatiche a volte rendono il tutto molto difficile. Però le piste da sci, almeno nelle nostre valli, sono sempre preparate molto bene, anche quando le precipitazioni nevose sono scarse o assenti. Penso , quindi, che da questo punto di vista delle soluzioni si sono trovate e saranno sempre più all’avanguardia.

  • E adesso passiamo al grande capolavoro della tua carriera: Kitzbüel, 22 gennaio 2012,. Quel giorno vieni incoronato campione di Coppa del Mondo di sci. Hai fatto una discesa perfetta, con delle sequenze a dir poco magistrali. Hai qualche ricordo di cosa pensavi mentre facevi quella discesa in velocità? Cosa hai pensato invece quando hai tagliato il traguardo?

Sicuramente una delle giornate più belle della mia carriera (ma ne potrei ricordare diverse e altrettanto significative).

Mentre si scende in una manche di Slalom Speciale non si ha molto tempo per pensare o riflettere. Tra una porta e l’altra “passa” meno di un secondo, quindi lascio immaginare a te se si ha tempo per pensare (Cristian mi fa l’occhiolino e sorride). Ricordo però molto bene che durante la prima manche, anche se partivo con il pettorale numero 1, non ero riuscito a interpretare affatto bene il tracciato e a sfruttare la pista liscia. Di conseguenza, alla fine del primo parziale, ero quarto e staccato di otre 70 centesimi dai primi due che erano al comando. Poi in partenza della seconda manche l’allenatore della nazionale che era lì, Claudio Ravetto, mi disse: ”vai a prendertela! E’ la volta buona e lo puoi fare!

Io pensai che stesse dicendo una follia, perché il distacco era veramente alto ma, soprattutto, non era una persona solita a lasciarsi andare così facilmente a quelle esternazioni, o comunque non le aveva mai fatte con me. A quel punto mi sono detto: “fai del tuo meglio e se arrivi in fondo che sei in testa, allora avrai fatto un’altra gara con un piazzamento nelle prime cinque posizioni , e varrebbe come un podio”.

Una volta tagliato il traguardo ho visto il vantaggio che avevo inflitto a chi era in testa in quel momento, e allora ho pensato che forse un posticino sul podio avrei potuto agguantarlo.

Poi è successo quello che è successo e che, sicuramente, non mi aspettavo.

Chi mi aveva distaccato di 70 centesimi nella prima manche è finito alle mie spalle di oltre 70 centesimi. A parità di pista ero sceso un secondo e mezzo più veloce di Kostelic e Matt partendo con la stessa pista, una cosa che, onestamente, è fuori dall’ordinario e non capita spesso!! Pensa che a me è capitato solo quella volta, in circa 15 anni di gare di Coppa del Mondo.

  • Rimanendo in tema ricordi: un aneddoto che ricordi con piacere della tua carriera e, invece, uno che ti ha lasciato l’amaro in bocca?

Di cose amare ne sono successe diverse, ma non sono capitate solo a me e non mi piace neanche ricordarle onestamente.

Un aneddoto che, invece, ricordo con piacere risale a quando avevo circa 16/17 anni. Allora facevo parte del Comitato Trentino e quell’anno, dopo due raduni in estate, era arrivato un nuovo allenatore. Al primo raduno sul ghiacciaio dello Stelvio, e dopo avermi visto sciare per qualche giorno, mi prese da parte e mi disse che avrei dovuto cambiare scarponi. In quel momento io rimasi confuso e, infatti, chiesi che cosa avrei dovuto comprare/fare per cambiare scarponi!?

Dopo qualche giorno mi portò nella fabbrica degli scarponi da sci. Mi fece avere, GRATUITAMENTE, un paio di quegli scarponi.

Al raduno successivo mi accorsi che ai piedi avevo qualcosa di diverso e che funzionava veramente bene. Oggi sono fermamente convinto che, quell’evento, sia stata la svolta della mia carriera. E dico questo perchè nella stagione precedente ero attorno alla decima posizione, tra ragazzi della mia età; nella stagione successiva ho viaggiato sempre in prima e seconda posizione, inoltre impensierivo molto anche i ragazzi più grandi di me.

GRAZIEEEE FURIO BRIGADOI!!!!

Dopo quella stagione, e grazie anche ai risultati ottenuti, sono stato arruolato nel Gruppo Sportivo Fiamme Gialle. Avevo quindi uno stipendio e non dovevo più gravare sull’aiuto economico dei miei genitori. Successivamente sarei entrato nella Squadra Nazionale Italiana.

  • E adesso una domanda su Moena. La Fata delle Dolomiti, come ho avuto modo di constatare, è popolata da persone meravigliose. Che accoglienza ti hanno riservato quando sei tornato da Kitzbüel?

L’accoglienza è stata meravigliosa.

Per quella giornata, che resterà per sempre nei miei ricordi, ringrazio l’amministrazione del Comune di Moena che ha voluto omaggiare il mio rientro organizzando una festa memorabile.

Fu Una festa in piazza, davanti al Comune, con una marea di persone che vollero festeggiare con me!! Persone non solo di Moena ma anche dei paesi delle “mie” valli.

Anche dopo tanti anni non smetterò di essere grato per quella grande Festa!!

Colgo l’occasione per ringraziare di cuore i miei amici più stretti che, quando potevano, venivano anche a tifare di persona alle mie gare in giro per la Coppa del Mondo

  • Molti conservano gelosamente dei comportamenti di routine che sono quasi dei riti scaramantici (per esempio: indossare i calzini in un certo modo, un indumento intimo di un certo colore a ogni torneo, ecc..) anche tu avevi i tuoi riti scaramantici?

Onestamente non ricordo di essere mai stato fortemente scaramantico. Probabilmente se dovessi fare questa domanda a chi mi stava vicino in quei momenti forse scoprirei il contrario.

Rimando quindi la domanda al mio skiman che è stato vicino a me per tanti tanti anni.

  • Giovani talenti da tenere d’occhio o che sono già delle giovani promesse?

Domanda trabocchetto e di difficile risposta.

In Italia ci sono stati, ci sono e ci saranno sempre grandi talenti. Dobbiamo essere bravi noi a consigliarli e ad aiutarli nella loro crescita. Ammetto che è una cosa estremamente difficile sotto tanti aspetti. L’Italia, in generale, è un popolo estroso e ricco di talenti che tutto il mondo ci deve invidiare!

  • Guardando le tue discese è bellissimo ammirare come le gambe ondeggino per farti volteggiare tra i paletti, ma allo stesso tempo verrebbe quasi da piangere per lo stress a cui articolazioni e muscoli sono sottoposti. Immagino sia difficile a un certo punto appendere gli scarponi al chiodo, ma quando uno sciatore capisce che è arrivato il momento di smettere?

Altra domanda di difficile risposta.

Dico questo perché io non avrei voluto smettere quando poi, invece, ho veramente smesso. Purtroppo, a causa di un infortunio, dell’età che non era più giovanissima e di qualcos’altro, ho ritenuto che il mio tempo era ormai passato e che quindi, a malincuore, avrei dovuto riempire una parete di casa appendendoci i miei amati sci!!

  • Oggi che sei “libero” da allenamenti e preparazioni irrinunciabili, hai un park preferito in cui dare sfogo al tuo amore per lo sci?

Questa domanda mi fa molto sorridere, perché appena ho del tempo libero, e c’è neve, mi piace molto andare a fare qualche giretto con gli sci d’alpinismo. In quei momenti sono nella natura e nello stesso tempo riesco a tenermi “allenato”.

Se penso invece a una località in particolare dove andare a sfogare, come dici tu, il mio amore per lo sci rispondo che non ho una meta/park in particolare. Vado a sciare nei vari comprensori sciistici che le nostre valli (Val di Fassa, di Fiemme, Gardena e Badia) ci offrono. Comprensori che offrono talmente tante piste, e panorami mozzafiato che non sono secondi a nessuno, con una preparazione del manto nevoso che credo sia leader nel mondo.

Per vicinanza logistica però, le località che frequento di più sono quelle vicine a casa, quelle che mi ricordano l’infanzia quando si prendeva la corriera dal paese e si andava a fare allenamento all’Alpe di Lusia e al Passo San Pellegrino… che bei ricordi!!

Grazie mille Cristian per avermi regalato questa meravigliosa chiacchierata. E’ stato molto interessante ascoltare le tue risposte, ricche di saggezza e che offrono molti spunti di riflessione.

Complimenti ancora per la tua carriera e a presto!

Enrico

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