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UN PATRIMONIO DI STORIA E BELLEZZA A 2530 M: IL RIFUGIO PASSO DELLE SELLE

La montagna, negli ultimi anni, è diventata la grande protagonista tra i social, le trasmissioni televisive e tra tutti noi nel momento in cui arriva il, tanto atteso, momento delle vacanze.

Ogni giorno abbiamo la possibilità di ammirare immagini di bellezza sconvolgente grazie all’immenso potere di internet e magari, dopo una lunga giornata di lavoro, ci divertiamo a sognare di raggiungere quelle cime innevate un giorno.

E’ tutto molto affascinante, ma quando ci capita di sognare davanti a quei panorami mozzafiato, ci chiediamo anche quanto lavoro ci sia “dietro le quinte” ? Oppure, quando ci capita l’immagine di una scenografica fetta di strudel con vista sulla Marmolada, ci chiediamo anche come abbiano fatto, gli ingredienti, ad arrivare a 2500 m di quota? E l’acqua? E l’elettricità?

Ho avuto il piacere di parlare di questi argomenti, e di molto altro, con i gentilissimi Floriano ed Elisabetta. Loro sono i gestori di un meraviglioso rifugio che sorge sulle cime della Cresta di Costabella, tra il Passo San Pellegrino e la Valle di San Nicolò: il rifugio Passo delle Selle.

  • Carissimi Floriano ed Elisabetta, intanto vi ringrazio tantissimo per aver accettato questa mia intervista. Chi frequenta la Val di Fassa sa bene quanti luoghi ricchi di fascino ci siano tra le sue montagne, e tra questi non manca ovviamente il vostro suggestivo rifugio. Un vero e proprio patrimonio di storia e bellezza naturalistica che, voi, guidate con passione. E allora, per prima cosa, parliamo proprio di voi due: chi sono Floriano ed Elisabetta?

Buongiorno Enrico, siamo noi a ringraziare lei per aver scelto di conoscere qualcosa in più sul nostro rifugio!

Non è mai facile parlare di noi: come conviene a dei veri montanari, siamo abbastanza riservati.

Le basti sapere che Floriano ed Elisabetta sono prima di tutto una famiglia e, partendo da questo importante valore, hanno scelto la montagna come dimensione in cui trascorrere una vita a contatto con  le sue bellezze naturali, e per l’opportunità di lavoro che essa offre.

  • Per chi conosce la storia del Rifugio Passo delle Selle, e per chi conosce la Val di Fassa, viene quasi spontaneo dire che ci troviamo in un luogo “sacro”. Due eventi, infatti, vengono accostati al rifugio: la Grande Guerra e la nascita, del Rifugio stesso, per volere di Bepi ‘Zac‘ Pellegrin. Le va, Floriano, di raccontarci qualcosa su questi due eventi storici?

Con grande piacere. Partiamo da Bepi Zac, mio padre.

E’ sempre tra le montagne della Val di Fassa, che ha amato tanto e, grazie a questo suo amore, nonchè per la capacità di accompagnare la gente sule cime, divenne guida alpina.

Negli anni ’70 percorse in lungo e in largo i sentieri delle sue zone, in particolare si appassionò alle Creste di Costabella. All’inizio rimase affascinato dalla loro bellezza naturalistica e dai panorami mozzafiato. In un secondo momento si lasciò coinvolgere, emotivamente, anche dalla storia del luogo. Le Creste, nei pressi del rifugio, ripercorrono i camminamenti che i soldati avevano tracciato durante la Prima Guerra Mondiale e al Passo delle Selle era presente un vero e proprio villaggio austriaco, abitato da militari.

Queste vette, infatti, erano un luogo strategico per il controllo della valle sottostante. Nonostante fosse, allora, trascorso quasi mezzo secolo, le tracce della prima linea erano ancora tangibili e visibili.

C’è da dire che , in quegli anni, il Costabella  e il Passo delle Selle erano zone poco conosciute e poco frequentate, ma per mio padre meritavano di essere valorizzate. Lui era un uomo semplice ma con una nobile vocazione: trasmettere anche agli altri ciò che la montagna, con le sue emozioni e la sua storia, gli regalava.

Per questo decise, nel lontano 1975, di costruire il primo rifugio con solo di travi in legno. I primi alpinisti che arrivavano, e che vi trascorrevano la notte, potevano così godere di un punto d’appoggio e al contempo rivivere la storia del posto.

  • Una storia molto bella e suggestiva. Quindi, Floriano, possiamo dire che lei è “figlio d’arte”, anche se gestire un rifugio in alta quota è una scelta di vita importante, e sicuramente non priva di difficoltà. Nel suo caso, però, il fatto di essere cresciuto a stretto contatto con la natura crede che abbia influito sulla scelta di seguire le orme di suo padre? O si tratta di una vera e propria vocazione trasmessale attraverso l’amore per la montagna?

Credo che all’inizio sia stata, senz’altro, una passione trasmessami da mio padre. Con il passare del tempo, invece, dico che è stata una scelta di vita, fatta con la consapevolezza dei lati positivi, ma anche dei tanti sacrifici che questa comporta.

  • E poi passiamo a Elisabetta, colei che insieme a Floriano conduce il Rifugio Passo delle Selle lungo il suo bellissimo viaggio. Ha condiviso fin da subito la scelta di gestire un rifugio?

Ho sempre amato la montagna e qui ho conosciuto mio marito, quindi ho condiviso volentieri questa scelta di vita.

  • Torniamo, invece, a puntare i riflettori sul Rifugio. Un luogo molto suggestivo e circondato da infinita bellezza, ma con una posizione altrettanto particolare in quanto arroccato su di un valico. In che modo arrivano i rifornimenti al Rifugio? Le modalità sono le stesse in estate e inverno?

La questione del rifornimento è un vero e proprio lavoro a sé, costoso,  faticoso e dispendioso in termini di tempo.

Per rifornirci dobbiamo scendere a Valle col fuoristrada e con lo stesso risaliamo l’impervio sentiero sterrato che arriva fino al rifugio. Ovviamente i tempi sono sempre dilatati e bisogna calcolare bene ciò  di cui si ha bisogno: accorgersi di aver dimenticato qualcosa, quando si arriva in quota, non è come dimenticare un ingrediente quando il negozio dista 5 minuti.

Inoltre occorre pensare che anche le condizioni meteo incidono molto. A maggio di ogni anno, quando facciamo il carico iniziale, spesso la strada è ancora innevata e ciò significa portare i viveri a spalla e se la situazione si protrae è necessario aprire un varco nella neve. Se invece piove troppo il sentiero diventa quasi un torrente, quindi lascio a voi immaginare come diventa la guida.

In inverno, invece, il rifugio è chiuso.

  • Mentre per quanto riguarda acqua ed elettricità?

Chi arriva fin qui per mangiare da noi o per passare la notte in quota, dà spesso per scontato questo duplice aspetto che, per noi invece, risulta essere molto impegnativo.

Dato che il rifugio si trova a un’altezza di 2530 metri non c’è la possibilità di collegarsi alla rete elettrica che, essendo dislocata, risulta troppo lontana per allacciarvisi.

Le nostre fonti di energia sono i pannelli fotovoltaici e il gruppo elettrogeno che accendiamo soltanto all’occorrenza. Per il rifornimento dell’acqua invece abbiamo una piccola sorgente a Valle, con acquedotto, da cui pompiamo l’acqua durante le ore notturne attraverso un piccolo generatore.

Insomma portare un bene così prezioso in  quota è un’impresa.

  • A tal proposito, sorge spontanea una domanda su coloro che vengono a godere della bellezza di questo posto. Il turismo in montagna, possiamo tranquillamente dire, è aumentato esponenzialmente. Tuttavia, ogni crescita comporta anche dei cambiamenti, sia buoni che meno buoni. Per voi, che fate questo lavoro da anni, come è cambiato il turismo? Vi sono mai capitate richieste “bizzarre”?

Certo, concordo con questa sua premessa.

Effettivamente il turismo si è trasformato e il discorso, qui, sarebbe ampio e interessante, ma per riassumere il mio punto di vista posso dire che, all’inizio, negli anni del dopoguerra frequentavano la montagna soltanto alpinisti e gruppi più o meno organizzati come CAI, SAT, gruppi parrocchiali o simili. Tali gruppi erano ben preparati, ma con un numero ridotto di persone. Ragion per cui le “stagioni” lavorative erano molto corte.

Chi saliva in montagna dava prova di un grande spirito di adattamento, aveva una certa semplicità  nelle esigenze e nelle richieste, dimostrando al contempo grande rispetto sia per il territorio che per chi, come noi, in montagna  cerca di offrire un servizio

Insomma l’escursione rappresentava probabilmente la ricerca della tranquillità, della bellezza del posto e il tutto era vissuto in un’atmosfera di amicizia che si respirava anche nel nostro rifugio.

Nel corso degli anni le cose sono cambiate perché sempre più persone, anche grazie alla TV  e ai social, hanno iniziato a frequentare la montagna. Questo per noi ha significato un aumento di lavoro, con tutti i pro e i contro. Il bello del nostro lavoro sta anche nell’incontro con le persone, ma a volte è difficile accontentare tutti, specialmente il turista che non ha consapevolezza del posto in cui si trova.

Fatta questa premessa, a volte sta anche a noi aiutare i nostri ospiti a cogliere le peculiarità e le difficoltà della vita tra le rocce, magari anche con una battuta simpatica: mi ricordo, ad esempio, di un signore che un giorno mi chiese come mai non avevamo fatto le scale mobili per evitare la fatica della salita e io risposi con umorismo, ringraziandolo in modo esagerato per la bella idea che mi aveva dato! Chi lo accompagnava si mise a ridere e furono gli stessi amici a spiegare l’assurdità della sua richiesta.

  • Un turista che decide di salire per la prima volta fino al Rifugio Passo delle Selle, con l’intento di pernottare una notte, quali regole deve seguire per la prenotazione e cosa deve aspettarsi una volta giunto in quota?

Per dormire da noi è sempre meglio prenotare con anticipo, telefonando o, ancora meglio, inviando una mail.  Solitamente meglio portare il proprio sacco lenzuolo  e il proprio asciugamano.

Quando ci è possibile, consegniamo una camera riservata a gruppi di amici o famiglie, ma può anche succedere che la stanza debba essere condivisa con altri alpinisti di passaggio, come è da prassi  nei rifugi alpini.

  • La cucina del Rifugio, invece, a chi è affidata? Le specialità che un ospite non dovrebbe perdersi?

Dall’estate scorsa la cucina è in mano a Gabriel, il nostro figlio maggiore. Lui rappresenta anche la terza generazione che si sussegue in questa gestione. Ha seguito una sua formazione, attenta sia alle tecniche di lavorazione che alla materia prima. Ha fatto anche esperienze al fianco di grandi chef al fine di ricercare una sua propria identità culinaria.

Per ora Gabriel è molto attento: all’acquisto di materie prime provenienti dal territorio e all’utilizzo in cucina di essenze ed erbe della nostra montagna. Mantiene sempre un occhio rivolto al passato, ma anche uno sguardo personale di lavorazione e interpretazione.

Noi abbiamo dei clienti storici che si aspettano comunque dei piatti tradizionali, i quli sono rimasti in  menù, come ad esempio la polenta con salsiccia,  formaggio e funghi. D’altro canto abbiamo lasciato che lo chef portasse anche la sua novità, come ad  esempio lo spaghettone Felicetti con crema di patate e sapori di montagna, che i nostri clienti hanno dimostrato di apprezzare molto.

  • Per tutti coloro che ci leggono, e per chi sogna di vivere un’esperienza in alta quota, come possono raggiungervi una volta arrivati in Val di Fassa?

Il rifugio è raggiungibile da due versanti.

Se si sale in macchina fino al Passo San Pellegrino, una volta parcheggiato, si prosegue a piedi seguendo il sentiero 604 e si arriva da noi in due ore di camminata. L’alternativa è prendere la seggiovia Costabella e, una volta giunti a monte, proseguire a piedi per 45 minuti.

Se, invece, si sale dal versante di Pozza di Fassa, si arriva fino a Meida in macchina, poi si continua a piedi per circa 3 ore, percorrendo prima la Val Monzoni e infine seguendo il sentiero 603 lungo la Valle delle Selle.

Floriano, Elisabetta, io vi ringrazio tantissimo per la vostra disponibilità e per la vostra gentilezza.

Dalle vostre risposte ho percepito tutta la profondità e la saggezza che contraddistinguono le vere persone di montagna.

Spero, l’estate prossima, di salire fino al vostro rifugio per godere di quei meravigliosi panorami e per assaggiare la deliziosa cucina di Gabriel.

Enrico

Qui di seguito il link diretto al sito del rifugio

Home | Ilmiosito (rifugioleselle.wixsite.com)

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