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UNA MONTAGNA DI EMOZIONI TRA SCUOLA SCI, ARRAMPICATE E SOCCORSO ALPINO: JESSICA FELICETTI

Programmando le interviste per la rubrica “Un caffè con Enrico”, un giorno mi accorsi che, tra i vari ospiti, non avevo ancora avuto nessun maestro/a di snowboard. Ovviamente non potevo soprassedere su questa assenza notevole, così mi attivai immediatamente per rimediare.

Contattai allora Jessica che, ricordavo fosse una maestra di snowboard presso la Scuola Italiana Sci e Snowboard Moena-Dolomiti, e accettò con grande piacere.

Fu, però, sorprendente scoprire che, il ruolo di maestra di snowboard è solo uno dei mille impegni che Jessica porta avanti con grande passione. Infatti, la nostra super Jessica, ama scalare le pareti rocciose delle nostre amate Dolomiti, ama il suo lavoro presso la società polisportiva U.S. Monti Pallidi ma, ancor di più, ama mettere la sua esperienza al servizio di chi può incontrare delle difficoltà in montagna, attraverso la presenza volontaria nel Soccorso Alpino.

E’ il caso di dire che, Jessica, è davvero una persona vulcanica. Ricca di energia positiva riesce a trasmettere tutto il suo amore per il territorio, in cui è nata e cresciuto, e la riconoscenza verso coloro che hanno contribuito a farla crescere, sportivamente e professionalmente.

  • Buongiorno Jessica, ti ringrazio infinitamente per la tua disponibilità a rispondere alle mie domande. Ti seguo da un po’ di tempo su Instagram e sono rimasto molto colpito dal tuo profondo amore per la montagna: maestra di snowboard, appassionata di arrampicata alpina e non solo. Ma andiamo per ordine e iniziamo a scaldare i motori: quando nasce questo amore bellissimo per gli sport alpini?

Ciao Enrico, grazie mille a te per quest’opportunità.

Allora, al contrario di quanto si possa pensare, ho avuto la mia prima esperienza sugli sci all’età di 6 anni. Allora i miei genitori mi iscrissero a dei corsi, che poi sono gli stessi che oggi organizzo io attraverso l’ U.S. Monti Pallidi, e come la tradizione vuole ho iniziato, appunto, con gli sci. E per molti anni a seguire ho praticato solo sci.

  • Sei nata e cresciuta tra le Dolomiti, per cui sarai sicuramente venuta a contatto anche con gli sci. Cosa ti ha spinto, poi, a scegliere lo snowboard e da quanto tempo sei maestra?

Se non ricordo male, all’età di 11 anni, osservavo mio fratello che andava sullo snowboard e incuriosita decisi di provare anche io, e da lì è scoppiato l’amore per questo sport.

In realtà non fu subito un amore puro al 100% in quanto ho sempre lasciato spazio anche per gli sci, infatti, molto spesso in base alle compagnie che frequentavo, decidevo in tranquillità se usare gli sci o lo snowboard. Diciamo che mi adattavo con facilità.

Con il passare del tempo, comunque, ho iniziato a tenere più conto dello snowboard, tant’è che mia zia, accorgendosi di questo mio amore, mi invitò a crederci davvero a provare anche a partecipare a qualche gara.

Così intorno all’età di 16-17 anni, quindi anche abbastanza tardi, iniziai a partecipare alle mie gare ottenendo tanti bellissimi successi, tra vittorie e podi. Il più grande, tra tutti, che ricordo sempre con piacere fu la vittoria ai Campionati Italiani Assoluti di Boardercross, a Chiesa in Valmalengo (SO) nel 2011.

Da lì ho poi intrapreso il percorso formativo per diventare maestra di sci e snowboard, infatti, sempre in quell’anno, conseguii il titolo di maestra di sci.

  • E poi c’è l’arrampicata, un’attività molto affascinante e che richiede sicuramente tanto impegno. Tralasciando la componente fisica che è scontata, quanto impegno mentale c’è nel momento in cui arrampichi?

C’è da dire che, almeno secondo il mio punto di vista, l’impegno mentale durante un’arrampicata è diverso in base al tipo di arrampicata. Per spiegarmi meglio devo fare una piccola premessa, e cioè che esistono due tipi di arrampicate: in falesia e in montagna.

Nell’arrampicata in falesia entra in gioco una componente, per lo più, sportiva quindi l’impegno mentale va incidere più sulla difficoltà oggettiva, dell’arrampicata stessa, e della prestanza da mantenere per arrivare al termine.

Nell’arrampicata in montagna, invece, cambia tutto. In questo caso ti trovi a tu per tu con la montagna da scalare, quindi sei in natura e sei esposto a tutti rischi che, questa, può comportare. Oltre, ovviamente, ai rischi e pericoli che possiamo creare noi stessi: la presenza di altri arrampicatori sopra di te che possono spostare delle rocce e farle cascare.

  • So che tu arrampichi, praticamente, da quando eri piccola: hai mai avuto paura di cadere o percepito una potenziale situazione di pericolo durante un’arrampicata? E a tal riguardo, quali sono le insidie più pericolose che possono nascondersi durante un’arrampicata e a cui prestare attenzione?

Come ti dicevo prima, i rischi e i pericoli che possono verificarsi durante un’arrampicata in montagna sono vari. Forse quello più insidioso e imprevedibile è il fattore meteo.

Mi è capitato una volta di partire, con una persona molto esperta, per un’arrampicata sulla parete del Catinaccio. Ricordo che siamo partiti al mattino presto con un cielo limpido e sereno. Convinti che fosse la giornata perfetta abbiamo iniziato ad arrampicare ma, giunti a metà parete del Catinaccio.

Il cielo ha subito una mutazione repentina e ha iniziato a cadere una grandinata spaventosa. Fortunatamente eravamo nei pressi di una nicchia e quindi siamo riusciti a nasconderci lì.

Siamo stati in quella nicchia per circa un’ora e mezza, e quando siamo usciti fuori intorno a noi era solo ghiaccio.

  • Ormai siamo abituati ad assistere sempre più spesso, purtroppo, a incidenti dettati da superficialità o tendenza a sottovalutare gli sport di montagna. A te è capitato di osservare comportamenti pericolosi tra gli arrampicatori?

Ti dirò che vedo molta più superficialità nel trekking. Forse perchè appare come un’attività più scontata, infatti, spesso mi capita di vedere gente, durante una camminata in quota, in abbigliamento da gita in campagna. E questo non va bene, purtroppo. Non siamo sulla strada giusta.

Tra gli arrampicatori, forse, l’atteggiamento che può portare a potenziali incidenti è l’abitudine, che poi si traduce purtroppo in superficialità. Vedo questo atteggiamento quando si tende a saltare una procedura fondamentale per la sicurezza, che è il partner-check. Si tratta del momento in cui i due arrampicatori controllano, vicendevolmente, l’efficacia delle imbragature.

  • La tua passione per la montagna e per l’arrampicata in particolare, come mi dicevi al telefono, ti ha portata a voler offrire la tua esperienza anche agli altri dedicandoti al volontariato. Unendo queste due dimensioni nasce il desiderio di far parte del Soccorso Alpino, una scelta che ti fa molto onore. Che valore aggiunto può dare, secondo te, un corso con il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico all’arrampicata?

Sicuramente un grande valore aggiunto.

Nel mio caso c’è da dire che la scelta è nata grazie anche e, forse, soprattutto al mio compagno Ilario.

Anche lui è un arrampicatore e da quando c’è lui nella mia vita io ho preso ad arrampicare molto di più, grazie alla sua pazienza e alla sua costanza. E’ stato lui, infatti, a intravedere questa mia vena altruistica e a spingermi a provare anche la strada del Soccorso Alpino.

  • Tu da quest’anno diventi ufficialmente un Operatore Soccorso Alpino. Che percorso formativo prevede questa scelta?

Dopo aver fatto domanda al Soccorso Alpino di Moena, ho avuto accesso alla selezione, la quale prevede una serie di prove tecniche per testare le conoscenze in:

arrampicata in montagna,

gestione delle corde,

arrampicata su ghiaccio,

scialpinismo,

ricerca ARVA (Apparecchio di Ricerca in VAlanga).

Quest’ultima è una delle sezioni più importanti del corso, visto il grande numero di dispersi, ogni anno, a causa di valanghe.

Terminata, e superata, la selezione inizia un corso della durata di un anno solare, che prevede vari moduli di approfondimento sugli argomenti trattati durante le selezioni. Al termine del corso c’è l’esame finale e l’abilitazione al soccorso.

  • E conciliare questa passione per il Soccorso Alpino con la Scuola Sci e Snowboard sarà normalmente gestibile o credi che l’una toglierà sicuramente del tempo all’altra?

Qui mi viene un pò da sorridere perchè il mio lavoro, attualmente, lo svolgo presso la U.S. Monti Pallidi, la società sportiva che mi ha lanciata nello snowboard e nello sci. Per cui lavorare per loro oggi è un onore oltre che una passione.

Il lavoro di Maestra di snowboard l’ho svolto, ufficialmente per 10 anni. Adesso, invece, mi ritaglio del tempo per portarlo avanti in relazione al mio attuale lavoro.

Da questo momento in poi, nel tempo libero, mi dedicherò anche al Soccorso Alpino.

Alla fine dei giochi, posso rispondere con certezza alla tua domanda che nessuna attività toglierà tempo all’altra.

  • Tornando, invece, un pò indietro: abbiamo parlato i come è nata la passione per lo sci e poi per lo snowboard, ma questa passione profonda per le arrampicate?

Questa è una domanda che mi suscita un pò di emozione. Io ho iniziato ad arrampicare con mio padre. Non che lui fosse un arrampicatore, ma avendo visto in me questa piccola predisposizione decise di farmi provare anche quest’attività.

La cosa bella era che, essendo un uomo molto corpulento, la corda su cui io ero assicurata la reggeva lui, a mano (Jessica sorride).

Lui mi fece scoprire questa attività affascinante e da lì è stato un amore senza fine, tant’è che a un certo punto, mio padre, iniziò anche a lamentarsi che stavo troppo tempo in montagna. Però ormai il danno era fatto.

Purtroppo è venuto a mancare lo scorso autunno e adesso dedico a lui ogni mia attività legata alle arrampicate. Lo ringrazierò per sempre.

  • E adesso non mi resta che rivolgermi a te in quanto persona con la profonda vocazione montanara: consigli per chi vuole approcciare per la prima volta con la dimensione affascinante, ma complessa, della montagna?

Bella domanda, ma non credo di essere all’altezza di dare consigli. Forse l’unica cosa che consiglierei è di metterci sempre tanta passione anche se e quando si ripetono più volte le stesse passeggiate.

Io ad esempio quando, per lavoro, mi reco sul Col Margherita, e lo faccio tantissime volte, mi emoziono ogni volta. Stare lassù e ammirare le Pale di San Martino e la Marmolada è uno degli spettacolo più belli al mondo.

Grazie mille Jessica per queste bellissime risposte per la tua nobile scelta di metterti al servizio degli altri, attraverso il Soccorso Alpino.

Un caro saluto e apresto!

Enrico

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