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LE MAGIE DELLA VAL DI FASSA: ELENA VIAN PORTA IL SUO RISOTRANTE A CASA TUA

Val di Fassa: patria degli sport invernale, delle montagne più belle del mondo ma, anche, dell’ottima cucina.

D’altronde, la bellezza mozzafiato delle Dolomiti, ha ispirato artisti, scrittori, musicisti e, ovviamente, non può non ispirare coloro che creano meravigli culinarie: gli chef.

Di chef padroni di casa, che creano vere opere d’arte per il palato, ne ho conosciuti tanti in questi dieci anni di vacanze nella valle più suggestiva delle Dolomiti. Ma di chef che decidono di venire a casa tua per ricreare un vero e proprio ristorante, non ne avevo ancora incontrati.

Per questo motivo quando ho scoperto che Elena Vian, stimatissima chef e originaria di Vigo di Fassa, offre la sua arte culinaria direttamente a domicilio, mi sono detto: Devo assolutamente intervistarla!

  • Carissima Elena, grazie di cuore per aver accettato la mia intervista. Tra i miei ospiti mancava uno chef e sono onorato che tu sia la mia prima ospite specializzata in questa affascinante arte. Ma andiamo per ordine: Tu vieni dalle montagne più belle del mondo, almeno per me, e da uno dei borghi più belli d’Italia. Che ricordi hai della tua infanzia trascorsa lì? Torni spesso in Val di Fassa?

Ciao Enrico, grazie mille a te per questa opportunità.

Sì, hai detto bene, sono nata in un posto meraviglioso: la Val di Fassa. A Vigo ho trascorso gran parte della mia infanzia, abitavamo in una casetta con un grande piazzale. L’inverno ci permetteva a me e mia sorella di giocare con lo slittino e a palle di neve mentre l’estate passavamo l’intero pomeriggio a giocare con un pallone ( vicini solo maschi e quindi calcio).

Non mancava già allora, ovviamente, il gioco con un pentolino, con il quale facevo finta di cucinare e sfornare torte fatte di terra e acqua.

Dopo le scuole superiori, frequentate a Tesero di Fiemme e Tione, sono partita alla scoperta del mondo e per dieci anni circa ho visitato posti bellissimi come: Londra, Sydney, Melbourne, Roma, Milano, Francia, scozia e Spagna. Poi, nel 2018, decido di tornare in Valle e portare tutte queste esperienze, e questo nuovo lavoro, al servizio delle splendide Dolomiti.  

Torno spesso perché, per il momento, abito tra la Val di Fassa e le altre valli Ladine: Gardena e Badia dove lavoro principalmente. 

  • La Val di Fassa, oltre a essere un patrimonio di incantevole bellezza, è anche una patria della buona cucina. Come e quando hai percepito questa bellissima “vocazione” per l’arte culinaria?

Diciamo che sono sempre stata attratta da questo bellissimo mondo.

Quando ero piccola, per esempio, ero affascinata dal mondo delle pizze: mi chiedevo come un impasto bianco ed elastico potesse diventare un piatto così squisito e amato da tutti.

Poi, quando arrivò l’età scolastica, decisi di frequentare la scuola l’alberghiera. Sono sincera, però, la scelsi principalmente perché la ritenevo più semplice e perchè non richiedeva tantissimo studio. Non avevo un grande feeling con i libri.

Frequentare quel tipo di scuola, ovviamente, mi ha spinto a scoprire e a coltivare quella che è diventata una passione, e poi anche un lavoro.

Bisogna anche dire, però, che non ci sono stati sempre momenti facili. La tenacia e la perseveranza mi hanno aiutato molto a tenere duro anche, e soprattutto nei momenti di difficoltà.

Oggi dopo tanti anni, ogni volta che cucino entro nel mio mondo, ritrovo me stessa e la mia passione nel cibo ma soprattutto nel cucinare per gli altri.

  • La cucina è donna, ma nell’alta ristorazione si è quasi sempre visto l’uomo a gestire i fornelli. Tanto che negli ultimi tempi, più volte, si è discusso sul significato della femminilità nell’alta ristorazione. Ma secondo te esiste davvero una femminilità e un maschilismo in cucina?

Forse fino a dieci o vent’anni fa si percepiva di più questa condizione.

Oggi la donna non ha più limiti e sa cosa vuole. E’ una realtà possiamo osservare non soltanto nelle cucine (ricordo che ci sono molte donne con la stella Michelin), ma anche in molte aziende di spessore.

Io dico sempre che, in cucina, ognuno è libero di trasmettere le proprie emozioni attraverso il cibo. Quando si è in cucina non l’uomo o la donna, bensì il sapore, il gusto, il bello. Ognuno di noi ha il modo di portare avanti le proprie idee, e non esiste un modo giusto o sbagliato.

  • E poi arriva la collaborazione con Eataly Smeraldo Milano, che segna un nuovo inizio nella tua carriera: diventi la prima Chef at Home nel mondo Eataly. Come è nata questa collaborazione? L’idea di recarti direttamente a casa dei clienti, a cucinare, inizialmente ti suscitava qualche emozione o sei subito partita piena di stimoli postivi?

Esatto. Parliamo del 2015, un anno che è stato per me un vero e proprio trampolino di lancio.

Tutto è iniziato quando con la mia amica Francesca, durante un viaggio low cost in Australia, abbiamo deciso di cucinare per gli altri, in cambio di ospitalità per la notte.

Esiste, infatti, un sito su cui allora ci si poteva registrare per poi cercare, e trovare, un alloggio per la notte. La peculiarità di questo sito era che: una volta trovato l’alloggio non era previsto pagamento in denaro, bensì offendo in cambio un servizio. Noi offrimmo la cucina.

Quello che successe, poi, fu straordinario: le persone rimanevano talmente entusiaste a fine pasto, da chiedermi di rimanere con pagamento in denaro. Era una situazione paradossale, ma fu la scintilla che iniziò a farmi frullare nella testa un’idea. E se fosse davvero possibile?

Così, una volta tornata in Italia, dopo alcune cene a Roma iniziai a pensare un progetto solido che potesse far vedere la luce alla mia idea iniziale.

Ricordo che, all’inizio, scrissi solo e-mail e messaggi, e feci tantissime chiamate per cercare di ottenre un colloquio. Dopo sei mesi di continui tentativi arrivò il mio primo colloquio. Da allora diventai la prima chef a domicilio nel mondo Eataly.

Come ogni nuova avventura, all’inizio c’era un pò di agitazione, poi quell’agitazione si trasformò adrenalina e oggi, quando mi viene chiesta una cena a domicilio, per me è come andare a casa di amici a cucinare.

Raccontaci come nasce la collaborazione tra te e il cliente: dal primo contatto fino alla cena vera e propria.

Il servizio è davvero molto bello, perchè quello che a me preme è creare un clima familiare, intimo e confidenziale.

Quando mi arriva una richiesta, per prima cosa, mi servono delle info precise:

dove si tiene la cena;

quando sarà;

quante persone saranno presenti;

poi passiamo alla proposta del menu e, cosa molto importante, è necessario sapere vi sono persone con intolleranze e/o allergie alimentari.

Una volta scelto il menù, mi occupo tutto io del resto: spesa, preparazione, servizio e pulizia.

  • Se invece dovessi guardarti dall’esterno, come definiresti la tua cucina e come definiresti Elena Vian?

A questa domanda rispondo con quello che dicono miei clienti: spesso sento dire che la mia cucina è leggera, nel senso che quando ci si alza dal tavolo si ha la percezione di stare bene.

Uso sempre prodotti di qualità e, soprattutto, non ne altero la loro naturalezza (non lavoro molto il prodotto e non aggiungo troppe cose).

Per il resto, mi piace stare con la gente e raccontare di me. Allo stesso modo, mi piace ascoltare le storie di chi incontro.

La possibilità, che offri, di trascorrere una serata all’insegna dell’intimità e della privacy, avviene solo a domicilio o è possibile trovare chef Elena Vian anche in altre location?

 Il mio lavoro principale si sviluppa negli chalet di montagna, case private o eventi. Ogni tanto vengo invitata da un mio amico che ha un ristorante a Pergine e facciamo una cena a 4 mani (innesti ristorante).

  • Hai avuto, o hai ancora, un punto riferimento che ti ha ispirato?

Seguo molti chef su Instagram e ho la fortuna di avere tanti amici chef. All’occorrenza ci sentiamo per confrontarci, chiedere reciprocamente dei consigli e condividere le nostre idee.

Non si smette mai di imparare soprattutto in cucina.

  • E quando, invece, Elena non la troviamo in cucina, cosa fa?

Quando non cucino amo godere dell’aria aperta, viaggiare e trascorrere del tempo di qualità con le persone a cui voglio bene, soprattutto mia sorella Elisa e mio fratello Federico. Con lui, che è affetto da Sindrome di Down, quest’anno torneremo alle Special Olimpics.

Sono appassionata di crescita personale e, pertanto, sono sempre alla ricerca di nuove idee per sviluppare il mio business.

  • Per tutti coloro che ci seguono, qualora volessero provare la tua cucina, come possono contattarti?

 Sul mio sito internet ci sono tutte le informazioni inerenti al mio lavoro e i miei contatti

 www.chefdomicilio.com 

tra cui anche i contatti social.

  • Infine, cara Elena, ti chiedo una ricetta da poter donare a tutti i nostri lettori e le nostre lettrici

Ma certo!

Propongo: Crema di zucca, mais e latte di cocco

zucca con la buccia verde (mantovana) 1 

1\2 porro

Olio d’oliva

Sale

Pepe

Mais (già cotto) 1 Pannocchia

Latte di cocco 100 gr

Preparazione:

Tagliate la zucca a cubetti, lavate il porro e tagliatelo a fettine. Scaldate 4 cucchiai di olio in una casseruola, unite la salvia e il porro e lasciatelo stufare dolcemente per 2-3 minuti.

Aggiungete la zucca, mescolate, versate il brodo bollente e cuocete la zuppa su fiamma bassa e a pentola semicoperta per circa 20 minuti, o fino a quando la zucca risulta tenera.

Quando cotta frullate con un mixer o un minipimer a immersione la zucca fino a renderla cremosa e densa. (scolate la zucca prima di frullare e l’acqua tenetela nel caso la zuppa dovesse essere troppo densa).

In un pentolino arrostite il mais con un pò d’olio.

A parte scaldate il latte di cocco ( tiepido)

Servite la zuppa in un piatto, decorate con il mais e il latte di cocco.

Ho aggiunto una spolverata di spezie miste ma anche senza è buonissima.

Grazie ancora per tutta la disponibilità e la tua gentilezza, Elena. Corro subito a preparare questa buonissima ricetta!

Un caro saluto

Enrico

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