Vai al contenuto
Home » Archivio » RIFUGI IN ALTA QUOTA: CUSTODI DI ANTICHI SEGRETI DI MOTAGNA, PRONTI A PROPOSTE INNOVATIVE?

RIFUGI IN ALTA QUOTA: CUSTODI DI ANTICHI SEGRETI DI MOTAGNA, PRONTI A PROPOSTE INNOVATIVE?

Grazie ai social, ai blogger e agli influencer appassionati di montagna, abbiamo imparato a conoscere sempre più a fondo quelle strutture deputate all’accoglienza e al ristoro di escursionisti, sciatori, alpinisti e tutti coloro che si lasciano sedurre dal fascino della montagna.

Si tratta dei rifugi ossia presidi legati principalmente alla storia della montagna e dell’alpinismo.

I più famosi e suggestivi sorgono sulle Dolomiti, montagne dotate di bellezza unica al mondo e protette dall’UNESCO, in quanto patrimonio dell’umanità. Sono inoltre un prezioso scrigno di segreti storici, di leggende e territori che hanno accolto i passi di grandi uomini. Sono montagne sacre, che l’uomo ha purtroppo reso anche teatro di battaglie sanguinose come la Grande Guerra.

Oltre a tutto questo, oggi, i rifugi rappresentano la sicurezza e il sollievo quando si intraprende un’escursione verso una croce di vetta. Sono una meta tanto attesa che suscita sempre tantissime emozioni quando si palesano ai nostri sguardi.

Incastonati tra paesaggi da favola con viste mozzafiato, i rifugi instillano grande fiducia, grazie anche e soprattutto ai loro gestori che, per scelta o per vocazione, dedicano la loro vita al rispetto per la montagna e all’accoglienza degli escursionisti.

Oggi il concetto di rifugio ha subito un’inevitabile evoluzione, soprattutto di fronte a una clientela che è sempre più esigente. Alcuni hanno mantenuto la loro originale ruralità, mentre altri hanno ceduto a quelle sottili trasformazioni che, nel tempo, li hanno resi una sorta di alberghi provvisti di ogni confort.

Va tutto bene, d’altronde concedersi qualche piccolo sfizio come sorseggiare champagne di fronte alle vette più belle del mondo, dormire in una stanza rivestita in cirmolo ad alta quota o fare colazione con cappuccino e croissant circondati da manti nevosi immacolati, è concesso a tutti.

Ma fino a che punto ci si può spingere per non rischiare di infrangere quel limite inviolabile, oltre il quale diventeremmo inevitabilmente dei profanatori di un luogo sacro?

E’ notizia degli ultimi giorni quella in cui viene riportata la proposta di un rifugio di montagna che, per avvicinare i giovani all’alta quota avrebbe inserito nel menù un alimento alquanto insolito per il contesto in cui ci si trova: il sushi.

Le esperienze di montagna sono fonte di grandi insegnamenti e, soprattutto, di rispetto per la natura. Cercare di avvicinare i giovani a tale dimensione è un atto nobile e lodevole, ma penso anche che ogni casa vada fatta con i giusti criteri e con il rispetto per il contesto in cui ci si trova.

Di fronte a scenari in cui tante persone, tra cui molti giovani, si improvvisano alpinisti e scalatori recandosi in alta quota privi di equipaggiamento necessario, non credo sia la scelta giusta quella di portare sulle tavole dei rifugi un menù fuorviante e quasi inopportuno, in quanto si rischia di gettare ancora più confusione tra coloro che non hanno mai avuto esperienze in alta quota.

Si cerca, ovviamente, di esprimere un proprio pensiero che nasce dal desiderio di portare avanti il rispetto per la montagna e, soprattutto, per la missione che il gestore di un rifugio abbraccia con spirito di sacrificio e passione. Una scelta di vita che porta a riscoprire il ritorno all’essenziale, alle piccole cose e al valore di una semplicità che sta andando svanendo sempre di più. Sono i veri aspetti che contraddistinguono l’esperienza in alta quota e che non hanno nulla a che vedere con l’avvento, nelle terra alte, di piatti lontanissimi dalla cultura dalla tradizione della montagna.

Enrico Pedace

Articoli simili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

it_ITItalian