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VIVO A CONTATTO CON LA BELLEZZA SINCERA E LO SPIRITO GENUINO DELLA MONTAGNA: CARLO BUDEL

Quando iniziai a seguirlo, in seguito alla sua prima stagione in cima alla Marmolada, rimasi colpito dalla semplicità di cui era armato. Un uomo che, un giorno, dopo numerosi faccia a faccia con il suo destino decide di cogliere l’ennesima sfida: mollare tutto e cambiare vita.

Sto parlando, ovviamente, di Carlo Budel, ormai conosciuto da tutti come: La Sentinella delle Dolomiti.

Nato a Feltre ha trascorso gran parte della sua vita accompagnato dall’amore per la montagna che, suo nonno e suo padre, gli hanno trasmesso. Poi, però, nella vita non tutto va sempre come sogniamo e anche Carlo deve mantenere i piedi per terra, mantenendo il suo lavoro in fabbrica, che gli garantirà un stipendio fisso per ben vent’anni.

Non abbandona però quell’amore profondo, genuino e selvaggio che conserva la montagna, e che lo fa sentire ogni volta libero. Non perde occasione per fare arrampicate ed escursioni, fino a quando un giorno, decide che la vita in fabbrica era giunta al suo capitolo finale. Era il momento di scrivere una nuova e affascinante pagina: quella che l’avrebbe portato in cima alla Regina delle Dolomiti.

Quando, poi, contattai Carlo e gli proposi l’intervista lui accettò subito, senza pensarci due volte. Lo ringrazio tantissimo per avermi concesso parte del tuo preziosissimo tempo. E non serve ripetere quanto io sia felice e onorato di poter condurre quest’intervista.

  • Carissimo Carlo, non hai certo bisogno di presentazioni: rifugista più famoso d’Italia, star dei social, autore di due libri. Eppure sei rimasto, con la tua infinita umiltà, legato a quell’affascinante ruolo di Sentinella delle Dolomiti. Quando è nato questo legame profondo e sincero con la montagna?

Ciao Enrico, sono felice anch’io di poter rispondere alle tue domande.

Allora, il mio legame con la montagna è nato fin da quando ero piccolo. Già mio nonno, che era contadino, spesso e volentieri mi portava con lui quando andava a fare delle passeggiate in montagna.

E poi anche i miei stessi genitori amavano tantissimo la montagna, infatti, durante l’inverno riuscivano sempre a ritagliarsi qualche giorno per portarmi in montagna sulla neve.

Non eravamo una famiglia ricca e benestante, però i miei genitori quando arrivava l’inverno cercavano sempre di farmi trascorrere qualche giorno sulla neve in montagna, facendomi frequentare anche i corsi di sci.

Da allora lo montagna è entrata nel mio cuore e non è mai andata via.

  • Ma andiamo per ordine. Dopo vent’anni di lavoro in fabbrica, hai realizzato che quella vita ti stava stretta così, un giorno, decidi di mollare tutto e di iniziare un’esperienza straordinaria: Punta Penia, che però non arriva subito nell’immediato, giusto? Come arrivi a diventarne il custode?

Esattamente.

Io dopo aver finito le scuole, per una serie di motivi e coincidenze, ho iniziato a lavorare in fabbrica dove poi ci sono rimasto per circa vent’anni.

L’arrivo a Punta Penia è, però, legato ai primissimi periodi che intercorsero tra la fine della scuola e l’inizio del lavoro in fabbrica. Per un paio d’anni, infatti, prima di approdare in fabbrica feci delle stagioni proprio nei rifugi e in quelle occasioni conobbi Aurelio Soraruf, attuale proprietario del Rifugio Castiglioni al Passo Fedaia.

Poi arriva questo lavoro in fabbrica, ma dopo vent’anni realizzo finalmente che io non ero felice. Sentivo che stavo buttando la mia vita a stare chiuso ogni giorno lì dentro, per cui lascio la fabbrica e torno alle origini: ricomincio a lavorare nei rifugi.

Inizio, quindi, a fare il lavapiatti a Malga Ciapela che si trova poco prima del Passo Fedaia. Un giorno deciso di fare una sorpresa ad Aurelio: andai a trovarlo al Rifugio Castiglioni. Lì mi disse che aveva acquistato la Capanna Punta Penia e che stava cercando un nuovo gestore. Io mi proposi, con un’iniziale perplessità di lui, ma quando poi capì e vide la mia profonda passione per la montagna e l’alta quota, mi disse che ero la persona perfetta per Punta Penia.

  • E aveva ragione il buon Aurelio Soraruf. Tutto questo tu lo racconti anche nel tuo primo libro: La sentinella delle Dolomiti. Come arriva invece l’esperienza letteraria?

La Sentinella delle Dolomiti arriva un pò per caso. Dopo la prima stagione a Punta Penia sono stato contattato dalla casa editrice Ediciclo Editore che mi propose, appunto, di raccontare quella mia esperienza in un libro.

Io inizialmente non ero per nulla convinto. Dissi loro che ci avrei pensato ma dentro di me avevo già detto di no. Poi parlando con una mia amica le dissi di questa proposta e lei mi invogliò a cogliere quest’occasione che, a detta sua, era una “figata”. Poteva uscirne davvero un bel libro.

E infatti, il mio primo libro, andò benissimo.

Lì racconto tutta la mia vita, dall’infanzia all’adolescenza, passando per l’incontro con Aurelio e il lavoro in fabbrica, fino ad arrivare a Punta Penia.

  • E così, oggi, Capanna Punta Penia ha un nuovo gestore pieno di vitalità e amore per la montagna. Un’esperienza straordinaria che, però, porta con sé anche realtà estreme come: tempeste, ghiaccio, neve, solitudine. Hai mai avuto anche un solo attimo di ripensamento?

Tengo a dire che, quest’anno, Capanna Punga Penia compirà settant’anni di vita. Aurelio l’ha comprata circa vent’anni fa, ma si trovava lì già da molto più tempo e quest’anno arriva un compleanno importante.

Per rispondere alla tua domanda: a me in realtà piace la forza estrema della natura. Adoro le tormente di neve in estate e, soprattutto, adoro i temporali. Poi, certo, lassù sono davvero estremi perchè hai i fulmini che sorgono letteralmente sopra la tua testa. Però la capanna è una Gabbia di Faraday, progettata per proteggere dai fulmini per cui sono più che tranquillo.

Forse l’unico momento in cui mi sono lasciato suggestionare risale a luglio dell’estate scorsa quando, un giorno, le raffiche di vento sono arrivate a 160 km/h e in quel caso è stato davvero impressionante.

Però dopo un attimo di smarrimento mi sono detto: “Se con Vaia, che ha soffiato a 230 km/h, la capanna è rimasta lì cosa vuoi che siano 160 km/h?”

E poi dopo Vaia la capanna è stata rinforzata con tetto nuovo, tiranti nuovi, angolari pesanti, quindi mi sono subito tranquillizzato.

Concludo col dire che questa è un’ottima domanda, perchè mi dà l’opportunità di ribadire quanto un’esperienza simile sia affascinante ed estrema allo stesso tempo. Può sembrare semplice, ma non lo è affatto e, soprattutto, ti deve piacere come hai detto tu: la solitudine e la potenza della natura.

  • E invece tra gli eventi più belli che hai vissuto lassù, quale ricordi con piacere?

Tra gli eventi più belli conservo sicuramente la conoscenza di Arrigo, un signore che venne su la prima volta a festeggiare i suoi 87 anni. Io non ci volevo credere, infatti mi mostrò il suo documento d’identità ed effettivamente aveva quell’età. Pazzesco. E il bello è che poi è tornato per festeggiare gli 88, gli 89 e i 90 anni! E’ più in forma lui a oltre 90 anni che io.

Per i 90 anni salì dal ghiacciaio insieme a Massimiliano Ossini che registrò in quell’occasione una puntata della sua trasmissione Kalipè. Fu una giornata bellissima.

Poi, un’altra giornata stupenda fu il 15 settembre 2020. Ci fu un’alba meravigliosa. Il sole spuntò dalle montagne e colorò tutto il cielo di rosso, sembrava davvero infuocato. Davvero l’alba più bella che ho visto in vita mia.

Per il resto è bellissimo aver conosciuto tanta gente, tra cui quelle che ogni anno tornano per pranzare insieme a me o per dormire una notte in capanna. Alla fine si diventa amici. Questo il bello di gestire un rifugio così piccolo e così particolare.

  • Entriamo un po’ nel vivo del tuo lavoro. Come si svolge una tipica giornata, di lavoro, di Carlo Budel?

Allora la mia giornata inizia molto presto.

Io vivo con la luce del sole, per cui vado a letto presto e al mattino quando il primo chiarore mi sfiora il viso apro gli occhi ed esco a vedere l’alba. Lo faccio perchè ogni alba è diversa l’una dall’altra, così come per il tramonto.

E’ un rituale che faccio sia se sono da solo, sia se ci sono gli ospiti. Dopo aver visto l’alba tutti insieme inizio a preparare le colazioni per gli ospiti che, nel corso della mattinata andranno via.

A quel punto inizio a preparare un pò di dolci per coloro che saliranno verso ora di pranzo o comunque nel primo pomeriggio.

Nel pomeriggio mi preparo per la cena per coloro che vengono invece per trascorrere la notte e poi la ia giornata è finita.

Nei periodi in cui invece non sale nessuno, come per esempio durante le tormente di neve, provvedo a pulire a fondo il rifugio. A volte succede che questi periodi diventano lunghi: una volta, per esempio, sono stato per sei giorni senza vedere nessuno. In quei momenti mi dedico alla lettura. Molti ospiti mi regalano dei libri di autori che seguono o di romanzi scritti da loro, e allora io mi sdraio sul mio letto, con il fuoco acceso mentre fuori nevica e mi rilasso immergendomi nella lettura.

  • Raggiungere Punta Penia, per chi come me segue i tuoi post e le tue stories, è un sogno da realizzare prima o poi. Tuttavia, non bisogna mai dimenticare che parliamo di oltre i 3000 metri di quota e che, quindi, non è una passeggiata arrivarci. Giusto, Carlo? E altra cosa importantissima che, seppure appare scontata, va ribadita: parliamo di un rifugio a oltre 3000 metri di quota, non di un ristorante, un fast food o un hotel. Giusto?

    Allora, se si vuole raggiungere Capanna Punta Penia in completa autonomia bisogna essere esperti di montagna. Le vie di accesso sono due: una è la via del ghiacciaio, che va affrontata con ramponi, piccozza, casco e imbragatura; l’altra la si prende da Forcella Marmolada dove parte la via ferrata lungo la cresta ovest.

    In entrambi i casi, se non si è mai fatta attività di alta montagna, ghiacciaio e vie ferrate, è assolutamente opportuno contattare una guida alpina. Non ci si può inventare scalatori un ghiacciaio o di una via ferrata se non si sa nemmeno di cosa si sta parlando. Una volta che si sale lungo e si incontrano manti nevosi, lì sotto si nascondono crepacci di trenta metri. Se non si ha esperienza si rischia la vita.

    Io molto spesso vengo contattato sui social da gente che confessa di essere completamente inesperta, riguardo ad attività di montagna, ma di voler realizzare il sogno di salire fino a Punta Penia.

    Io rispondo molto tranquillamente così: “tutto si può fare, ma con le dovute precauzioni. Quindi, voi allenatevi e poi quando vi sentite pronti contattate una guida alpina, spenderete quello che c’è da spendere, ma farete un’esperienza straordinaria e in completa sicurezza

    Per quanto riguarda il mangiare propongo cose che, come hai detto tu, si possono trovare a 3000 metri di quota. Si può trovare il minestrone di verdure, la zuppa di goulash, la polente con il formaggio fuso, funghi, patate al forno, zuppa di fagioli e speck, lo strudel, crostate. Insomma c’è un ricco menù ma di cose semplici, bisogna solo accettare quello che c’è. E’ chiaro che se vieni e mi chiedi il sushi, io ti rispondo che puoi andare a mangiarlo da un’altra parte.

    • Come hai raccontato, anche nel tuo primo libro, ti è capitato spesso di ritrovarti persone con abbigliamento completamente inadatto a quel tipo di escursione. In quel caso come ti sei posto al pensiero che, con quello stesso equipaggiamento, sarebbero dovuti scendere a valle?

    Fortunatamente la gente che arriva a Punta Penia è sempre ben equipaggiata a preparata a quel tipo di escursione. Poi, però, spunta sempre quello impreparato. Purtroppo ne ho visti alcuni che sono salita per la via ferrata con scarpe comuni, senza ramponi, e che al ritorno avrebbero voluto fare il ghiacciaio.

    Il punto è: se trovi la neve, come accade a inizio stagione, magari riesci anche a scendere con meno fatica. Quando però va via la neve e vengono fuori le lastre di ghiaccio, lì è pericolosissimo. E purtroppo non tutti, poi, ascoltano le raccomandazioni.

    • Invece per quanto riguarda l’acqua e l’elettricità in Capanna?

    Per l’elettricità abbiamo un pannello solare con una batteria di accumulo, che mi serve più che altro per ricaricare il cellulare e per una piccola radiolina. Quando arriva la sera faccio luce con delle candele, e va benissimo così.

    Per quanto riguarda l’acqua, invece, prendo la neve e la sciolgo per le pulizie del rifugio. Mentre per cucinare mi viene portata l’acqua potabile con l’elicottero.

    • Nelle tue avventure in montagna c’è sempre stata una presenza fissa davanti a te. Per chi ti segue sa già di chi sto parlando: Paris.

    Paris era la mia cagnolina, ma oltre a essere un animale era davvero la mia migliore amica. La compagna di mille avventure in montagna. E’ venuta a mancare ad agosto del 2023, mentre io ero a Punta Penia per la stagione. Aveva 16 anni e sei mesi. Ci sono stato malissimo quando ho saputo che era andata via e tutt’ora mi manca tantissimo.

    • Poi, purtroppo, arriva un evento tragico: la frana del luglio 2022. Da lassù tu hai visto, e sentito, tutto in diretta. Ricordi ancora quella giornata?

    Il 3 luglio 2022, di domenica, era una giornata bellissima. Io ero in capanna con delle persone che erano rimaste dalla mattina, quando all’improvviso si sente un forte boato provenire da fuori. Noi tutti abbiamo pensato subito al terremoto, per cui siamo usciti fuori e siamo corsi verso la croce di vetta dove altre persone erano già accorse.

    Lì ho visto questa massa di ghiaccio che si era distaccata dalla parete e ho pensato subito quelle persone che avevano intrapreso la via del ritorno.

    Ho chiamato subito un mio amico del Soccorso Alpino, il quale ha risposto dicendomi che stavano già arrivando chiamate da tutte le parti ed era scattato l’allarme. Dopo poco tempo, infatti, sono arrivati gli elicotteri.

    Le squadre del Soccorso Alpino hanno fatto un lavoro grandioso, ineccepibile e soprattutto sono arrivati in pochissimo tempo. Purtroppo la frana aveva già fatto le sue vittime e non si sarebbe potuta prevedere.

    Il ricordo che ho io è che si è passati da un momento in cui l’aria era allietata da risate e buon umore, a un momento di solitudine, angoscia e tristezza. Gli elicotteri, infatti, sono venuti subito a prendere le persone rimaste in Punta e io sono rimasto da solo sapendo che a pochi chilometri da lì c’erano delle persone morte sotto una massa di ghiaccio e rocca. Una sensazione devastante.

    Continuo a dire che non si poteva prevedere. L’unica cosa forse, con il senno di poi, con i se e con i ma, è che è accaduta nel momento e nella giornata peggiore dal punto di vista dell’affluenza. Una domenica alle ore 13:50. Il giorno della settimana dove c’è più movimento in Marmolada e in una fascia oraria in cui la gente inizia a scendere a valle.

    Magari se fosse successo in mezzo alla settimana non sarebbe morto nessuno. O forse sì. Ma questo non possiamo saperlo. Possiamo solo dire che la montagna, purtroppo, è anche questa. E va accettato.

    • Sogni e progetti per il futuro?

    Ho comprato una casa che mi è sempre piaciuta, tra Feltre e Belluno, e che era disabitata da almeno trent’anni. L’ho comprata e voglio, con calma, metterla a posto per farci un piccolo b&b.

    Sarà la mia pensione, anche perchè a oggi io non so ancora quando andrò effettivamente in pensione.

    Quindi l’unico progetto futuro che ho in mente per adesso è questo.

    Caro Carlo, siamo giunti alla fine di questa bellissima chiacchierata. Io ti ringrazio ancora tanto. Sono davvero felice di essere riuscito a parlare con te. E’ stata una bella esperienza.

    Ora ti saluto e ti lascio con una promessa. L’ho promesso anche a me stesso: presto vorrò venire a trovarti a Punta Penia. Con gli allenamenti credo di essere pronto, mi manca l’esperienza per farla in autonomia, quindi contatterò una guida alpina e verrò in cima alla Regina delle Dolomiti.

    Grazie ancora e a presto!

    Enrico

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