Vai al contenuto
Home » Archivio » CADERE, RIALZARSI E POI VOLARE. MAI DARSI PER VINTI: L’INCREDIBILE STORIA DI LUCIA DALMASSO

CADERE, RIALZARSI E POI VOLARE. MAI DARSI PER VINTI: L’INCREDIBILE STORIA DI LUCIA DALMASSO

Con un entusiasmo senza limiti, un sorriso contagioso e un’espressione solare, Lucia Dalmasso accettò subito il mio invito a essere intervistata. Seguivo Lucia da un pò di tempo su Instagram e vedere una giovane ragazza sfrecciare sulle piste innevate, con lo snowboard ai piedi è sempre un bello spettacolo. Senza, ovviamente, contare il fatto che Lucia vive tra le montagna più belle del mondo, in un paesino al quale, io, sono molto affezionato: Falcade (BL).

Poi arrivano i Campionati Italiani Assoluti di Funes (BZ) e Lucia si piazza sul gradino più alto del podio, aggiudicandosi il titolo di campionessa italiana di Gigante Parallelo. Davanti a questo suo bellissimo traguardo, dovevo intervistarla.

Il mio interesse per la sua storia non è dato solo dalla bravura indiscussa, di cui Lucia è dotata, bensì dalla tenacia e dalla perseveranza con cui ha inseguito la sua passione, anche nel momento in cui il destino le comunicò che la sua carriera agonistica sarebbe stata compromessa per sempre.

Questo accadeva quando Lucia era una giovane promessa dello sci e un grave infortunio la costrinse a stare lontana dalle piste per molto tempo. Ma facciamoci raccontare da lei la sua storia.

  • Ciao Lucia, ti ringrazio moltissimo per aver accettato la mia intervista. Mi ha molto colpito la tua storia: tu sei la rappresentazione perfetta di come ci si possa rialzare dopo una caduta rovinosa e ed essere più agguerriti di prima. Ma andiamo con ordine. Sei una specialista dello snowboard eppure la tua carriera inizia con gli sci, in maniera anche molto promettente. Quando è stata la prima volta che hai messo i piedi sugli sci?

Ciao Enrico, l’onore è mio. Mi fa davvero molto piacere poter rispondere alle tue domande.

Io sono cresciuta in una famiglia di sciatori , partendo da mio nonno che è stato il primo maestro di sci a Falcade, seguito poi dai miei genitori che sono entrambi maestri e allenatori di sci.

Con una famiglia così dedita allo sci, non potevo non ereditare la passione per questo sport e, infatti, a due anni ho messo i miei primi sci ai piedi e da lì non me ne sono più separata.

Si trattava, ovviamente, di plastica si intende, ma i miei genitori, entrambi maestri di sci, mi raccontano che io desideravo gli sci “veri”.

  • E avevi ragione, perchè qualcuno si accorse subito del tuo talento, tanto che la Nazionale Italiana iniziò nutrire molto interesse inserendoti nel gruppo Futur FISI da giovanissima. Dico bene?

Esattamente. Era il 2013 e all’improvviso arriva la chiamata da parte della Federazione Italiana Sport Invernali. Mi dissero che ero stata convocata per un progetto di valorizzazione dei giovani atleti che avevano talento e il progetto era, appunto, il Futur FISI.

Io ero felicissima e andai al ritiro, presso il Passo dello Stelvio, carica di entusiasmo.

Tuttavia, a quel bellissimo evento è legato un brutto ricordo

  • So bene a cosa ti riferisci. La vita non è sempre scontata e a volte ci riserva degli imprevisti duri. In quell’anno, infatti, la tua promettente carriera da sciatrice professionista subisce una pesantissima battuta d’arresto. Vuoi raccontarci tu cosa successe?

Come dicevo prima, mi trovavo al Passo dello Stelvio per un piccolo ritiro con Futur FISI. Iniziai il mio primo giro di prova del salto ma qualcosa andò storto: ebbi una caduta a mi ritrovai a terra con gli sci ancora ai piedi.

La cosa che però mi preoccupò maggiormente fu un improvviso dolore a entrambe le ginocchia.

Il medico che era lì, dopo avermi visitata, mi disse che probabilmente si trattava di distorsioni, ma quando poi mi sottoposero a una risonanza magnetica capii che la situazione era molto più grave di quella che avevo pensato.

Ti dico solo che il radiologo che refertò la risonanza rimase sconvolto. La diagnosi parlava chiaro: rottura del legamento crociato di entrambe le ginocchia.

E quando, poi, hai realizzato la gravità dell’infortunio e tutte le conseguenze che ne sarebbero derivate, quali sensazioni si sono generate nella tua mente?

Ma all’inizio non mi ero preoccupata molto. Pensai che avevo avuto una caduta come accade a tutti gli atleti, e che mi sarei ripresa rapidamente.

Poi però, quando arrivò l’esito della risonanza, ci fu lo sconforto. La parte più dura da digerire fu il fatto di dover stare lontana dagli sci e dalle piste. Era una condizione che rifiutavo con tutta me stessa.

L’anno successivo, poi, fu ancora peggiore. Dovetti subire un nuovo intervento chirurgico, a carico del menisco, che mi costrinse a stare ferma mezza stagione.

A febbraio tornai finalmente a gareggiare sulle piste, ma anche lì la felicità non durò molto. Il mio livello di preparazione non era quello che mi aspettavo. Del resto avevo saltato una stagione e mezza di gare e percepii subito che, con gli sci ai piedi, non ero quella di prima.

  • Il tuo talento, però, spicca anche nell’aspetto interiore con un’esplosione di carattere e caparbietà. Decidi di mettere da parte gli sci per provare un’altra disciplina: lo snowboard. Come hai costruito questa vera e propria rinascita? Quali sono stati i punti di forza e quali, se ci sono state, le paure?

Lo snowboard mi è sempre piaciuto. Era uno sport che avevo sempre ammirato e che, prima o poi, avrei assolutamente voluto provare!

Alla fine della stagione 2014/2015, ero davvero indecisa su quello che avrei voluto fare.

Lo sci, come sport, non mi aveva dato possibilità di sbocco (non per le mie capacità ma per decisioni altrui). Così, un giorno, senza dire niente ai miei genitori, inizio a praticare snowboard. Arrivai a dicembre con una gran voglia di mettermi in gioco, quindi sentii il mio allenatore attuale e gli chiesi di portarmi con sè sulle piste. Avevo una tavola che avevo usato con mio padre durante un paio di giornate.

I punti di forza di questa rinascita sono stati sicuramente: la grande voglia di riscatto e la passione per la neve, accompagnati da una buona dose di sana competizione. Posso dire che mi hanno portata ai livelli in cui mi trovo oggi. Le paure fanno parte della nostra vita, ma si combattono con la curiosità e il desiderio di lanciarsi verso nuove esperienze.

  • E i risultati non tardano ad arrivare. Nel 2021 conquisti il titolo di campionessa italiana di slalom parallelo e di gigante parallelo, nel 2022 arrivi nell’Olimpo dello sport: le Olimpiadi invernali di Pechino, e quest’anno arriva la prima vittoria in Coppa del Mondo. Volgendo lo sguardo verso la Lucia di quel 2013 e tornando poi a osservare la Lucia di oggi, come descriveresti la scalata del tuo percorso?

Ho cercato di fare un passo alla volta ma, soprattutto, ho creato dentro di me una solida struttura di autostima. Infine, seguendo un percorso specifico, sono arrivata ad oggi.

Diciamo che, raccontandolo, sembra tutto molto semplice, ma non lo è stato affatto.

Non è sempre tutto semplice come si crede. Ci sono, in ogni situazione, alti e bassi.

  • Tornando, invece, agli sci: sono stati appesi al chiodo? Oppure nel tempo libero li indossi ancora?

Lo sci è stato parte della mia vita e continuerà a esserlo. Ogni tanto, infatti, vado ancora a sciare.

Ti dirò di più: ho ancora in ballo il corso maestri di sci. Per me sarebbe un obiettivo molto importante, al fine di trasmettere la passione che il nonno, i genitori e la mia famiglia mi hanno sempre trasmesso.

  • Vivi tra le montagne più belle del mondo, con un patrimonio di piste che ci invidiano ovunque. Tra i vari park ne hai uno preferito in cui allenarti o semplicemente dare libertà all’adrenalina?

Hai detto bene: vivo tra le montagne più belle del mondo.

Le piste sono il mio ufficio. normalmente mi sposto a seconda delle disponibilità che mi vengono date con il mio allenatore.

Niente park, solo pali Slalom Gigante (Gs) e Slalom Speciale (Sl).

  • Una domanda sulle tue origini: Falcade. E’ un luogo a cui io sono affezionato, grazie alla libreria presente in paese, per te invece cosa rappresenta Falcade e quanto è importante per un atleta il supporto da parte del luogo in cui vive?

Falcade è casa, vivo qui da sempre.

E’ un posto che mi dona tranquillità. Quando torno a casa da una trasferta è tutto ciò di cui ho bisogno.

  • Oltre all’amore per snowboard e sci, hai altre passioni?

Sci e snowboard sono le due passioni più grandi. Per il resto mi piace molto fare lunghe camminate, andare in bici un po’ meno (Lucia ride).

Quando, invece, il tempo è brutto, e sono costretta a stare a casa, mi piace lavorare all’uncinetto oppure leggere, maggiormente autobiografie.

  • Cosa consiglieresti ai giovanissimi che si apprestano a iniziare una carriera sportiva con il sogno di poter, un giorno, arrivare agli alti livelli?

Ai giovani potrei dire tante cose, ma credo che l’invito più importante possa fare loro sia: portate rispetto sempre. Rispetto per le regole, per gli altri e per voi stessi.

Credete in quello che fate e Sognate per più tempo possibile.

Grazie infinite Lucia per il tempo che hai voluto dedicarmi. E’ stata una bellissima esperienza chiacchierare con te. Ti faccio un grande in bocca al lupo per tutto e chissà che non ci si incontri tra le montagne più belle del mondo.

Enrico

ARTICOLI SIMILI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

it_ITItalian