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GUARDO LE MIE AMATE MONTAGNE E RINGRAZIO DIO PER LA VITA CHE HO AVUTO: IVANO PELLEGRIN E IL SUO MIRALAGO

C’è un hotel, sulle montagne di Moena, immerso nell’ombra di cembri e larici, che si specchia in un piccolo laghetto ai piedi della Cima dell’Uomo. E’ l’Albergo Miralago, una piccola oasi di bellezza e relax a pochi passi da quello che è: il paradiso degli sciatori in inverno e una distesa di prati luminosi in estate, ovvero il Passo San Pellegrino.

Un albergo che nasce come rifugio, nei primi anni 60, grazie alla lungimirante idea di un uomo che è stato un vero e proprio pioniere della Val di Fassa: Bepi Zac. Egli, fin da piccolo, mostrò grande passione per la montagna, tanto da farsi conoscere e amare da tutta la valle.

Viveva, con la sua famiglia, nel piccolo comune di Soraga e da lì era solito recarsi al Passo San Pellegrino per tagliare il fieno. Per la precisione, amava recarsi in una località chiamata Lago delle Pozze, un luogo che entrò nel suo cuore fin dal primo giorno.

Con non pochi sacrifici, Bepi Zac, decise di costruire lì il suo primo rifugio: un posto sicuro per accogliere gli escursionisti che battevano i sentieri di montagna. Iniziò così la nobile storia del Rifugio Miralago che, grazie all’amore trasmessogli dal padre, Ivano Pellegrin ereditò e trasformò nel bellissimo albergo che è oggi. L’Albergo Miralago.

Una persona squisita, Ivano, che con grande umiltà e semplicità continua a far brillare la luce genuina del suo albergo.

Quando lo contattai per proporgli l’intervista accettò subito, manifestando grande entusiasmo all’idea di poter raccontare la sua storia.

  • Carissimo Ivano, intanto mi permetta di ringraziarla tantissimo per il tempo che mi ha concesso rispondendo alle mie domande. Inizio con il dirle che, fin da quando sono giunto per la prima volta in Val di Fassa, l’Albergo Miralago ha sempre esercitato un grande fascino su di me. Per tutto il contesto in cui si trova e, inoltre, per la storia che custodisce. Infatti originariamente era un rifugio e, allora, come e quando è avvenuta la “trasformazione” in hotel?

Buongiorno Enrico, grazie mille a lei per quest’opportunità.

La trasformazione del Miralago da rifugio ad albergo e’ iniziata nel 1988 con il rifacimento completo delle stanze, che prima erano le tradizionali camerate di rifugio con i servizi in comune.

Questa trasformazione è avvenuta, in primis, per accontentare le esigenze dei clienti e poi per esaudire il desiderio: quello di rendere più moderna e più comoda la nostra casa.

Negli anni successivi abbiamo proseguito con interventi mirati: la sala, il bar e la cucina; fino ad arrivare al 2016, anno in cui abbiamo realizzato l’ultimo grosso intervento, che prevedeva l’elevazione di un piano e la costruzione di cinque nuove stanze, oltre all’ascensore e al garage.

  • Bepi Zac. Una figura storica molto ben ricordata in Val di Fassa, purtroppo scomparso troppo presto, e a cui è stata dedicata una delle vie ferrate più suggestive delle Dolomiti. Le va di raccontarci qualche bel ricordo che conserva di lui?

Ho un ricordo vivissimo di mio padre e non passa giorno che io non pensi lui.

Mio padre era un uomo buono, socievole e amava profondamente la montagna. Da lui ho imparato molto anche se, purtroppo, il tempo che ho potuto trascorrere con lui è stato breve.

Conservo dei ricordi indelebili e, tra tutti, uno in particolare che voglio raccontarle.

eravamo al Passo Selle, l’altro rifugio che mio padre ha costruito sulle Creste di Costabella, e con noi c’era mio fratello minore. Stavamo costruendo le panche per il rifugio e, a una certa ora del primo pomeriggio, si sentimmo che qualcuno bussava alla porta.

Noi andammo subito ad aprire ed entrarono due coppie di tedeschi, sordomuti. Cecammo di interpretare i loro gesti, e capimmo che volevano mangiare qualcosa. Erano stanchi e provati.

Allora mio padre li fece sedere e offrì loro quel poco che avevamo in rifugio.

Ricordo che era il mese di novembre, per cui il rifugio non era aperto al pubblico e di conseguenza quindi non avevamo granchè.

Dopo circa un paio d’ore uno dei due uomini avvertì un malore e mio padre, che era una guida alpina di grande esperienza, capì subito che quell’uomo soffriva di mal di montagna.

Senza pensarci due volte, dopo averlo soccorso, si preparò per accompagnare quel signore verso Pozza di Fassa, punto da dove erano arrivati.

Da quando si incamminarono, passò diverso tempo e io iniziai a preoccuparmi perchè non lo vedevo rientrare. Ripeto che era novembre, per cui le giornate erano molto corte, arrivava presto il buio e io iniziai a temere che gli fosse accaduto qualcosa. Anche mio fratello iniziava ad agitarsi e allora, per distrarlo, accesi il caminetto e cercammo di dormire. In realtà ero seriamente preoccupato e rimasi con il naso appiccicato alla finestra fino a tarda notte.

Poi, a un certo punto, vidi i fari di una jeep che stava salendo lungo il sentiero. Finalmente papà stava rientrando con un amico che si era offerto di accompagnarlo.

Ci raccontò che aveva portato quel signore sulle spalle fino al paese. Lì, poi, era stato nuovamente soccorso e fortunatamente si era ripreso.

Questo era Bepi Zac: un uomo generoso, altruista e sempre pronto a fare grandi sacrifici.

  • L’albergo, oggi, sorge in un vero e proprio angolo da favola: circondato dalle vette più belle delle Dolomiti e affacciato su un laghetto tanto piccolo quanto suggestivo. Senza dimenticare che ci troviamo a soli 300 metri dalla Ski Area Passo San Pellegrino. Di fronte a un contesto simile, qual è la filosofia dell’Albergo Miralago? E cosa trova un cliente che viene da voi per la prima volta?

La filosofia dell’Albergo Miralago si basa sull’accoglienza, rivolta ai nostri ospiti. E posso dire che nasce da tre aspetti fondamentali: massima disponibilità, la semplicità e la genuinità.

Tutto questo caratterizza il nostro lavoro.

Da noi gli ospiti si sentono a casa e questo ci rende molto soddisfatti. Tra l’altro, molti clienti, sono diventati nostri amici e questo ci rende ancora più orgogliosi. E’ la massima ricompensa per l’impegno che mettiamo nel nostro lavoro, tutti i giorni.

Inoltre voglio sottolineare che la famiglia è il punto forte del Miralago.

Da noi un cliente trova pace e tranquillità, una cucina semplice ma molto curata e attenta al territorio. E poi una location unica per la sua bellezza.

  • Oltre a Ivano, da chi altri è composta la squadra di questo meraviglioso hotel?

La nostra squadra è composta in primo luogo da: mia moglie Carmen, mio figlio Pietro, che è lo chef, occasionalmente da mio figlio Nicola e dai nostri validi dipendenti che, fortunatamente, tornano volentieri per le varie stagioni.

  • Spostandoci sul tema turismo, è ormai evidente che una buona parte sta diventando sempre più consumatore della montagna, dimenticandosi del vero e sano principio che sta alla base della vacanza in montagna: la sostenibilità. Quali potrebbero essere secondo lei delle norme educative per riportare questo concetto tra i turisti?

Purtroppo lei tocca un tema scottante: è vero che le mete turistiche, in alcuni periodi, subiscono un assalto di massa e questo non è certo un bene per l’ambiente.

Io credo che dovremmo educare le persone al rispetto per la natura, che è un bene prezioso.

Le faccio un esempio banale: mi capita spesso di vedere i bambini che raccolgono i fiori lungo i sentieri delle nostre montagne. Anche lì, dovrebbero essere in primis gli adulti a insegnare loro che, quei fiori, sono delle risorse preziosissime per la montagna, ma purtroppo non sono infinite.

Seguendo sulla stessa scia, anche gli animali vanno rispettati così come gli alberi, i prati, ma soprattutto bisogna pensare che, rispettare la montagna, non giova solo a chi ci vive.

Mantenere pulito un luogo così bello e affollato giova, sicuramente, a tutti coloro che si approcciano a scoprire l’ambiente meraviglioso della montagna.

  • Ma torniamo al meraviglioso Miralago e spostiamoci in uno dei cuori pulsanti dell’albergo: la cucina, che è affidata a suo figlio Pietro. Quali sono le specialità del nostro giovane chef e che non possiamo proprio perderci?

Pietro è giovane ma molto determinato e serio.

Gestisce la cucina con passione, proprio perchè e ama il suo lavoro. Affiancato dalla mamma, e dai suoi collaboratori, elabora le ricette tradizionali creando una cucina attuale e attenta alle esigenze dei clienti.

I suoi piatti sono freschi e sempre caratterizzati da prodotti fatti in casa. Tra l’altro, il nostro caro Pietro, è sempre attento all’uso delle materie prime e dei prodotti che ci regala il nostro territorio.

Posso tranquillamente dirle che, la cucina di Pietro, è gustosa e allo stesso tempo dotata di semplicità. L’ingrediente indispensabile per far percepire la ricerca della qualità.

Infine le dico con orgoglio che, noi come ristorante, noi siamo membri dell’ Associazione Italiana Celiachia e siamo apprezzati anche da chi è celiaco.

  • Uscendo all’esterno del Miralago davanti a noi ammiriamo il Paradiso. Ci sono dei luoghi o delle passeggiate che raggiunge sempre con grande piacere o alle quali è più affezionato?

Le mete che preferisco sono: le creste di Costabella e la Cima dell’Uomo da cui si gode di uno spettacolo unico a 360 gradi. Sono raggiungibili dal Passo San Pellegrino. Da qui si può iniziare la facile passeggiata fino al Passo Selle, poi si prosegue con la via ferrata “Bepi Zac”.

Altra mete a me molto care sono: la malga Ai Lac, facilmente raggiungibile dalla Valfredda; la Forca Rossa, località raggiungibile dalla conca di Fuciade, e infine un posto che amo molto è il Pizmeda, una vetta raggiungibile dal Lusia. Da lì si può ammirare tutta la Val di Fassa.

  • Oggi è sempre più frequente sentir parlare giovani che desiderano lasciare tutto, trasferirsi in montagna e, magari, gestire un ristorante, un rifugio o un albergo. Che consigli potrebbe dare loro?

Il mio consiglio, a chi intende elaborare un progetto di vita in montagna, è quello di provare a lavorare, per qualche stagione, nei rifugi in quota.

In tal modo ci si rende che la montagna non è solo panorami mozzafiato e belle passeggiate, ma è fatta anche di sfide che, molto spesso, si rivelano difficili. Allo stesso tempo, però, posso tranquillamente dire che sono anche appassionanti.

Altro requisito fondamentale, che sembra scontato ma non lo è affatto, è rappresentato dall’amore profondo e sincero per la montagna. Si deve amare incondizionatamente la vita semplice e bisogna essere bravi a trasmettere, ai propri clienti, il senso del rispetto per la montagna stessa, la quale richiede un approccio umile e attento alle sue diversità.

E’ comunque un lavoro che restituisce molte soddisfazioni e, infatti, la sera quando esco sul terrazzo e guardo le mie amate montagne, ringrazio Dio per la vita che ho avuto.

Quanta saggezza nelle sue parole, Ivano, e quante emozioni mi ha trasmesso parlando della sua vita. Soprattutto quando ha ricordato suo padre.

Io la ringrazio ancora tantissimo per il tempo mi ha dedicato e spero di vederla presto per poter ascoltare altri bellissimi ed emozionanti ricordi.

Un caro saluto

Enrico

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