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SEMPLICI TESORI IN LEGNO TRA LE MONTAGNE PIU’ BELLE DEL MONDO: I TABIA’

Quelle che oggi sono le montagne più belle del mondo, erano un tempo delle isolate montagne. Cime rocciose i cui verdi prati d’estate, venivano sommersi da copiosa neve durante i lunghi e rigidi inverni.

Inverni che non vedevano il fiorente turismo dei giorni nostri, ma soltanto freddo e gelo che, inesorabilmente, portava solitudine.

Era chiaro, quindi, che in vista della stagione invernale bisognava fare grandi provviste, al fine di meglio trascorrere quel periodo ostile in sicurezza.

Bestiame, latte, uova pelli e fieno erano i preziosissimi gioielli da preservare e da cui dipendeva la vita della famiglia. Una vita rurale che trascorreva dignitosamente serena all’interno dei tabià. La caratteristiche e tradizionali abitazioni, dei periodi passati, che oggi troviamo tra le meravigliose Dolomiti.

Costruiti su due piani, i tabià, si presentavano come strutture costruite in legno e una parte in pietra. Il piano terra era quello costruito in pietra, e veniva chiamato basamento. Rappresentava il locale destinato alla stalla.

Il piano superiore era, invece, l’abitazione vera e propria in cui viveva la famiglia. Infine, nel sottotetto, veniva conservato l’oro di quei tempi: il fieno.

Il fieno era la linfa che garantiva la vita dell’intero tabià. Raccolto nel periodo di fienaggione, previsto tra fine primavera e inizio estate, veniva poi conservato nel sottotetto per garantirgli una buona essicazione. In questo modo diveniva un eccellente pasto per gli animali, i quali restituivano: uova, latte e carne per l’alimentazione.

Oggi i tabià sono delle vere e proprie opere d’arte conservate con cura su quelle montagne che, per la nostra gioia, sono un patrimonio dell’umanità.

Suggestivi e caratteristici sono i tabià della conca di Fuciade e della Val San Nicolò, in Val di Fassa, che sorgendo lungo i sentieri regalano immagini mozzafiato di un luogo senza tempo.

Anche loro e, purtroppo, le loro famiglie hanno conosciuto i periodi bui della guerra. Periodi in cui, le Dolomiti, si fecero teatro di una guerra insensata e fratricida. In tale contesto i tabià venivano requisiti dall’esercito per farne depositi di armi, ospedali da campo e rifugi di fortuna per i soldati.

Emblematici, in tal senso, sono proprio i tabià di Fuciade. La conca che oggi ospita il famosissimo e omonimo rifugio rappresentò, durante la Grande Guerra, la porta per attaccare l’impero austro-ungarico.

Ancora oggi è presente, lungo il sentiero dei tabià, una struttura molto più grande, rivestita in pietra, che fu allora il Comando dell’esercito italiano e ospedale da Campo.

Oggi i tabià sono stati restaurati e, alcuni, adibiti a case abitate con tende e fiori alle finestre. Un tocco di delicata bellezza che dona ancora più magia, a un luogo in cui il tempo sembra essersi fermato.

Enrico Pedace

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