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VALORIZZARE LE PROPRIE RADICI PER ONORARE IL PROPRIO TERRITORIO: NICOLETTA RIZ

La Val di Fassa è una terra, oltre che di paesaggi meravigliose, di bellissime persone. Vivere in questo luogo baciato dalla natura ti porta inevitabilmente a ad amarlo e onorarlo in tutti i modi possibili.

C’è chi porta in alto il nome della Val di Fassa attraverso lo sport, chi lo fa attraverso la cucina, chi con la gestione dei rifugi, e poi c’è chi, invece, ha voluto andare ha voluto far conoscere a tutti il cuore della Val di Fassa.

Il cuore è il motore pulsante che dona vita a tutto ciò che ruota intorno a noi. E’ la linfa che dona l’essenza e soprattutto un’identità.

Un’identità che, per la Val di Fassa, si riconosce nell’insieme di segni e suoni adottati dai suoi abitanti per comunicare: la lingua.

Parliamo, ovviamente, del ladino. Una lingua di minoranza parlata da chi in Val di Fassa è nato e cresciuto, e che racchiude una cultura immensa, a cui fanno capo tradizioni e storia.

Pur essendo una lingua di minoranza, il ladino come tutte le lingue di minoranza e i dialetti d’Italia è un patrimonio culturale, e come tale va preservato e tutelato. E ha deciso di dedicarsi a questa affascinante operazione una giovane ragazza di Canazei, appassionata di fotografia, e innamorata della sua magica Valle: Nicoleta Riz

  • Cara Nicoletta, intanto ti ringrazio tantissimo per aver accettato. Mi ha molto colpito la tua storia perché è sempre bello vedere i giovani che rispettano e, soprattutto, dimostrano un sano attaccamento alle proprie origini. Tu hai fatto di tutto questo un vero e proprio lavoro, vuoi dirci di cosa si tratta?

Ciao Enrico. Grazie a te per avermi contattata.

Dall’estate del 2021 sono iscritta all’albo del giornalisti del Trentino Alto Adige e collaboro con diverse testate locali. Giornale, radio e televisione che si occupano di attualità, in lingua ladina. Inoltre, collaboro con l’associazione culturale Union di Ladins de Fascia per la realizzazione di brevi filmati etnografici.

Come hai anticipato già tu, coltivo una grandissima passione per la fotografia, grazie alla quale ho curato (fin’ora) due libri fotografici.

  • La Val di Fassa è una valle meravigliosa e ricca di patrimoni storico-culturali. Uno scrigno che racchiude soprattutto le origini della lingua e della cultura ladine. Ma ti va di spiegarci dove trova origine la cultura ladina?

Questa è una domanda, a parer mio, enorme. Infatti non credo di essere in grado di rispondere in maniera completa. Penso, però, di poter dire da dove arriva il ladino. Nasce presumibilmente dall’incontro, secoli fa, tra il latino e la lingua retica dei popoli delle Alpi: si tratta infatti di una lingua retoromanza.

  • Il ladino, come i dialetti delle varie località della nostra Italia, è davvero un patrimonio che va tutelato e preservato. Tuttavia, con la crescente globalizzazione si assiste sempre più a una lenta scomparsa di tali identità linguistico-culturali. Secondo te quali potrebbero essere le azioni da mettere in atto per tutelarle?

Il ladino, riconosciuta dalla legge 482 del 1999, in attuazione dell’articolo 6 della Costituzione, è una lingua di minoranza e in quanto tale, viene parlata, oltre che in Val di Fassa, anche: in Val Gardena, Val Badia, Livinallongo e Ampezzo.

Per entrare nel merito della tua domanda, posso dire che sono già in atto delle attività di tutela come: l’insegnamento a scuola, l’utilizzo della lingua nei luoghi pubblici e la ricerca linguistico-culturale. Forse, credo che servirebbe avere più occasioni di confronto e una visione unitaria. In modo ci sarebbero una maggior collaborazione e un’efficacia nelle politiche linguistiche, culturali e sociali.

  • So che porti avanti la promozione del ladino anche attraverso un podcast. Vuoi parlarcene?

Esattamente, si tratta di Cucù.

E’ nato all’inizio di quest’anno, all’interno del nuovo palinsesto editoriale di Radio Studio Record, la radio della Val di Fassa.

Essenzialmente in ladino, Cucù, punta a dar voce ai protagonisti della nostra Valle, ma anche a coloro che svolgono lavori importanti nelle altre valli ladine: giovani artisti, imprenditori, esperti di cultura e storia locale.

La Ladinia è così ricca di storie (di vita, e di Storia) da raccontare e da far conoscere. Il podcast è disponibile online su diverse piattaforme streaming, qui il link:

open.spotify.com/show/5ZHYy5Rlj8cjh05Ri9cKyT.

  • Nella Val di Fassa ci sono ancora realtà in cui, il ladino, è una lingua predominante?

In Val di Fassa, secondo il censimento linguistico del 2021 dell’Istituto provinciale di statistica e il CLAM, il ladino è la lingua della val di Fassa, seppur il numero di chi si dichiara a livello di identità ladina sia in diminuzione. In un mondo globalizzato, il discorso è diverso se si tratta di conoscere una lingua (dunque parlare, sapere scrivere e leggere) o avere un’identità ben identificata.

  • Tu sei molto giovane eppure ti sei appassionata alla storia della tua terra, ma che rapporto hanno i giovani della tua generazione con la storia e principalmente con il ladino?

Io penso che Storia e lingua siano due fattori differenti.

La lingua è qualcosa di naturale e spontaneo, e per rispondere alla tua domanda: tra i giovani si comunica in ladino, come anche in italiano, senza alcun problema. Certo, rispetto al passato ci sono più situazioni per le quali si preferisce l’italiano.

Parlando invece di storia io la reputo una passione che può essere come fare sport o dedicarsi alla fotografia. A volte può essere una cosa fuori dal comune, però credo che ci siano relativamente diversi giovani con questa mia stessa passione.

  • Insomma: giornalista e appassionata di fotografia che cerca di trasmettere la bellezza interiore delle montagne. Perché la montagna è bella, ma va anche salvaguardata e per fare ciò è necessario conoscerla nel profondo, è corretto?

Esattamente! Oltre alla montagna intesa come realtà estetica, credo sia importante tutelare e conoscere le comunità che hanno cura della montagna e la vivono giorno dopo giorno.

  • E la passione per la fotografia, invece, come è nata?

Non mi reputo una fotografa professionista, mi piace però andare alla ricerca di luoghi, inquadrature e angoli nascosti. Amo osservare paesaggi colorati e catturarne la loro bellezza e la loro pace. Quei luoghi dove non arriva nessuno, in orari anche fuori dalla norma: quegli angoli che se non si osservano attentamente, non ci si accorge nemmeno della loro esistenza.

  • Da fassana doc, qual è una vetta o una via di montagna alla quale sei particolarmente legata e che consiglieresti?

Amo i luoghi poco trafficati… La gita più bella che ho fatto l’anno scorso è stata al Ponjin, sta a voi scoprire dov’è!

  • Progetti e sogni per il futuro?

Anche questa è una domanda difficile. Credo che proseguirò con la mia raccolta di fotografie d’epoca sulla val di Fassa, ho alcuni progetti editoriali nel cassetto. Spero di vivere ogni giorno con tranquillità e ritagliarmi il tempo per andare in montagna.

Grazie mille, Nicoletta, per il tempo che hai voluto dedicarmi.

Enrico

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