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MARMOLADA, 3 LUGLIO 2022. QUANDO E’ LA MONTAGNA A COMANDARE

Sono trascorsi due anni da quella tragica domenica di luglio, in cui la natura, appesantita dall’innalzamento delle temperature ambientali, dalla crisi climatica e dalla presenza dell’uomo, fece il suo corso.

Era una calda giornata d’estate, anche troppo per chi si trovava in vacanza tra le montagne più belle del mondo. Una giornata che continuava a scandire lo scorrere di un anno particolarmente caldo.

La giornata è bellissima fin dalle prime luci dell’alba. Cielo azzurro illuminato da un sole raggiante, colori accesi tra le verdi distese sulle Dolomiti, e tanta voglia di intraprendere escursioni dal sapore indimenticabile.

Tanta magia negli occhi di chi ama queste meravigliose vette. Una magica, però, che purtroppo non basta a fermare il decorso di una natura in sofferenza. Una natura che detta il ritmo della vita alle Dolomiti.

La giornata scorre apparentemente serena ma, giunti alle ore 13:43 ora in cui il sole emana tutto il massimo del suo calore, accade la tragedia. Una delle più grandi nella storia della montagna.

Nei pressi di Punta Rocca, poco al di sotto di Punta Penia, si verifica il distacco di un enorme seracco che fece precipitare a valle circa 63.300 metri cubi di materiale, misto a roccia e ghiaccio, a una velocità di 80 metri al secondo. La frana scivolò per un tragitto di circa 2 chilometri. Percorso che, a quell’ora, vedeva la presenza di escursionisti in cammino per fare ritorno a valle.

Fu un evento devastante, in cui persero la vita 11 persone, e altre 7 rimasero ferite.

UNA TRAGEDIA CHE NON SI POTEVA PREVEDERE

Per quanto la crisi climatica prosegue imperterrita, nell’indifferenza del mondo, la tragedia della Marmolada non si poteva prevedere. Di certo, però, la montagna nella sua imponenza e maestosità ci comunica tutti i giorni quanto sia in sofferenza.

Lo scioglimento dei ghiacciai è sotto gli occhi di tutti e quello della Marmolada, il più alto delle Dolomiti, non è di certo immune.

Forse, come mi disse Carlo Budel durante un’intervista, con il senno di poi l’unica cosa a cui possiamo appellarci è che è accaduta nel giorno peggiore della settimana: di domenica, quando l’affluenza degli escursionisti sul ghiacciaio è molto alta. Magare se fosse accaduto in un giorno infrasettimanale non sarebbe morto nessuno. O forse sì. Ma tanto non lo sapremo mai, purtroppo. Tutto quello che sappiamo è che la montagna è anche questo. E va accettato.

Doveroso è ricordare e riconoscere il lavoro preziosissimo delle squadre del Soccorso Alpino e della Protezione Civile che, spinti dalla sola vocazione che li contraddistingue, hanno messo a rischio la loro vita per soccorrere i feriti, e recuperare resti e reperti in quota.

Ai feriti, alle famiglie di chi non ce l’ha fatta sono dedicate le parole del Presidente della Provincia Autonoma di Trento, Maurizio Fugatti: “Il ricordo di un evento così imprevedibile, che ha colpito non solo le famiglie direttamente coinvolte, ma l’intera provincia e il Paese, è vivo e forte nella nostra mente“. E agli angeli del Soccorso Alpino e della Protezione Civile: “che senza esitazione hanno messo a rischio le loro vite per soccorrere i feriti e recuperare resti e reperti in quota. Il loro impegno e la loro professionalità sono stati fondamentali, dimostrando una volta di più la grande sinergia tra le diverse strutture operative che hanno lavorato fianco a fianco per affrontare l’emergenza. La nostra solidarietà rimane forte con le famiglie delle vittime e con tutti coloro che hanno sofferto a causa di questo evento. Ricordiamo con rispetto e gratitudine, e continuiamo a lavorare insieme per rafforzare la nostra resilienza di fronte a eventi naturali, per proteggere le nostre comunità e preservare la memoria di chi non c’è più

EVENTI COMMEMORATIVI, 3 LUGLIO 2024

Oggi, ai piedi della Marmolada, saranno commemorate le vittime con una cerimonia solenne e la benedizione di uno spazio dedicato alla meditazione nella natura.

Alle ore 11 sarà celebrata una messa a Passo Fedaia, nel piazzale a monte del rifugio Cima Undici. Un’area dalla quale si può osservare il ghiacciaio ferito e in questo periodo coperto di neve. Al termine della celebrazione religiosa, una targa commemorativa sarà deposta in uno spazio di meditazione situato poche decine di metri più in alto. Un momento intimo, al quale parteciperà anche una rappresentanza dei soccorritori e delle istituzioni. In caso di maltempo, la prima parte della cerimonia si svolgerà nella chiesa parrocchiale di Canazei.

La Messa sarà celebrata in un’area dalla quale si può osservare il ghiacciaio ferito e in questo periodo coperto di neve. Al termine della celebrazione religiosa, una targa commemorativa sarà deposta in uno spazio di meditazione situato poche decine di metri più in alto. Un momento intimo, al quale parteciperà anche una rappresentanza dei soccorritori e delle istituzioni.

Enrico Pedace

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