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L’ALPINISMO E’ IL MODO MIGLIORE PER CONOSCERE LA NATURA: CLARA MAZZI

Amare la montagna ti porta a scoprire tutte le bellezze, che questa dimensione magica, è capace di donarti.

Ma oltre a tutto questo, la montagna, ha il potere di di farti conoscere altre persone che, come te, provano questo amore smisurato e senza confini per un luogo capace di essere affascinante e ostile allo stesso tempo.

Una di queste persone è Clara Mazzi, una donna che è una vera e propria esplosione di energia.

Da amante dei libri e della montagna, è riuscita a unire queste due passioni creando delle preziose realtà. Dalla collaborazione con la casa editrice Corbaccio alla traduzione dei libri stranieri, dalle attività di montagna alla creazione di un podcast in cui parlare di questi due mondi così diversi, ma così vicini; fino ad arrivare alla sua presenza al Trento Film Festival.

Ma chiediamo direttamente a lei di parlarci di tutte queste cose.

  • Carissima Clara, intanto grazie di cuore per accettato il mio invito. Sono felicissimo e onorato di poterti intervistare perché, mi viene da dire, mi trovo davanti a un vulcano di idee: fervida lettrice, blogger, podcaster e alpinista. Non posso che farti i miei complimenti. Sono comunque tutte attività legate da un fattore comune: l’amore per la montagna. Quando hai scoperto questa dimensione magica?

Ciao Enrico, grazie mille a te per quest’opportunità.

E’ tutto, quasi, tutto giusto: non sono (ancora?) una blogger.

Per rispondere, invece alla tua domanda: l’amore per la montagna viene dal mio papà. Amava molto la montagna e, infatti, era sempre a lui a portarci tra i sentieri in quota.

Erano i classici trekking di famiglia, ma si inizia sempre con le cose semplici. Anche se andare in montagna con lui non era proprio una cosa semplicissima.

Per lui la montagna era una passione, ma era anche una cosa seria: era molto intransigente quando, stando in giro tutti insieme, gli si chiedeva di fermarci per vari motivi.

Non ci potevamo fermare mai!

Bisognava andare avanti. Dal momento in cui ci si metteva in cammino, dovevamo entrare nell’ottica che la sosta ci sarebbe stata una volta arrivati in vetta

Lo stesso discorso, ovviamente, valeva per il rientro.

Oggi se penso che, nonostante un’educazione simile, io sia arrivata ad amare così tanto la montagna, è alquanto strano. Mio fratello, per esempio, l’ha odiata e non ci ha rimesso più piede una volta cresciuto.

  • Ho scoperto la tua bellissima passione attraverso il tuo profilo Instagram, dove parli di libri legati alla montagna, o meglio di libri che hanno fatto la storia della montagna. E infatti il tuo profilo si chiama proprio @libridimontagna. Vuoi parlarcene tu?

Molto Volentieri.

@libridimontagna è il mio mondo, in cui concentro tutte le mie passioni, a partire dalla lettura. Si possono trovare, infatti, recensioni su tanti libri di montagna, italiani e non, e inoltre tutti gli aggiornamenti sui vari podcast che curo personalmente.

Essendo, poi, fondamentalmente un profilo social è la finestra da cui condivido anche le mie esperienze in montagna. Attraverso i miei post, i miei reel e le mie stories, raccolgo un enorme sostegno (di cui ho sempre bisogno!) e che spero di ricambiare diffondendo entusiasmo, passione e voglia di vivere.

  • Un’attività, quella di presentare libri legati alla storia di montagna, che si lega anche all’omonimo podcast in cui selezioni le autobiografie di grandi alpinisti. Un’idea che ha avuto un grande successo e che ti ha portato anche a un prestigioso traguardo: il Trento Film Festival. Che cosa puoi raccontarci di questa esperienza?

Esatto. il Trento Film Festival quest’anno mi ha chiesto di organizzare una grande première: un evento dedicato alla presentazione dei podcaster di montagna.

Mi ha affidato la selezione e poi la moderazione dell’evento. Eravamo tutti molto emozionati e felici perché fino a quest’anno mai il Festival si era dedicato a questa nuova forma di propagazione della cultura di montagna, che invece sta diventando sempre più consolidata.

È stato un evento grandioso che ha raccolto tantissimo pubblico: talmente tanto che alla fine Hanno dovuto contingentare gli ingressi, fino a chiuderli del tutto.

Penseremo sicuramente ad altri eventi.

  • Il podcast Libri di Montagna è il più seguito sull’argomento, e con una sola mossa hai portato due categorie al successo: i libri e la montagna. Possiamo quindi dire che i social sono amici dei libri e, ovviamente, della montagna?

I social non sono né amici né tanto meno nemici di nessuno: sono contenitori, sono uno strumento.

Tutto dipende da come li usiamo e da cosa mettiamo all’interno di questi contenitori.

Io ho iniziato con la mia spontaneità che mi contraddistingue (non ho un fotografo professionista, non ho apparecchiature speciali per i miei podcast: ho solo il mio cellulare), volendo principalmente condividere emozioni e pensieri, e offrire spunti di riflessione. O quanto meno sperare di riuscirci.

Confesso che mai e poi mai mi sarei aspettata di avere tanto seguito, in continua crescita poi!

Ho iniziato a curare i miei podcast durante il Covid: avevo poco lavoro e volevo fare qualcosa di costruttivo, per riempire quelle lunghe giornate vuote. Ho pensato, allora, di creare dei momenti in cui parlare di storia dell’alpinismo partendo dai libri che avevo letto.

L’intento, però, non era di raccontare il libro (tutti siamo capaci di leggere) né di recensirlo (l’avevo già fatto), bensì di soffermarmi proprio sulla meravigliosa essenza dell’alpinismo, ovvero quella disciplina sportiva (l’unica!) che prevede il confronto dell’uomo con la natura al fine di conoscersi meglio.

Volevo, quindi, far conoscere l’alpinismo come metafora del cammino della vita: un cammino che prevede alti e bassi, ostacoli che possono far cadere ma da cui ci si può rialzare più forti di prima.

Volevo far conoscere l’alpinismo come libertà di espressione di sé, di sprone alla ricerca del proprio cammino e alla ricerca della felicità. Sono contenta che sia passato questo messaggio.

Ricevo tanti commenti toccanti dai miei ascoltatori che sono davvero il carburante per tutto quello che faccio!

  • Tra le tante attività che porti avanti, ti occupi anche di traduzione dei libri e collabori con le case editrici. Potremmo quindi dire che sei un’osservatrice privilegiata. A tal proposito come valuti l’attuale panorama editoriale?

Secondo me è un panorama molto valido e ricco di potenzialità.

Quello che manca è il “lettorato” ovvero persone che “leggono”: se ce ne fossero di più, si potrebbero stampare e tradurre molti più libri interessanti.

Credo fermamente, però, che se il “lettorato” è ancora ristretto è perché i libri non vengono presentati adeguatamente: se ci fossero più serate a tema, più incontri con l’autore, più promozioni “ragionate”, la gente sarebbe più informata e quindi più interessata. Ma sto lavorando anche su questo e sono fiduciosa.

  • E adesso, invece, addentriamoci nell’argomento montagna. Sei un’amante dell’alpinismo e lo pratichi con grande passione. Quando hai iniziato con questa pratica? E in virtù del podcast che conduci, c’è stata qualche figura storica che ti ha stimolato a intraprendere questo sport?

Dai trekking famigliari ai 4000: sì, è stata una bellissima progressione.

Ho scoperto il ghiacciaio non molto tempo fa: stavo attraversando un momento personale molto difficile e per questo avevo ripreso ad andare in montagna (ho tre figli e per un po’ di anni, quando erano piccoli non ho camminato molto, anche se li ho portati per anni nella bellissima Val Badia, che era stato, a sua volta, il luogo di battesimo montanaro della mia infanzia e poi di tutta la mia adolescenza).

Cercavo uno spazio per riflettere, stando in natura e grazie ad essa. Nel frattempo i miei figli avevano iniziato ad arrampicare: io li accompagnavo in palestra e alle gare, e li osservavo mentre gareggiavano e si divertivano.

A un certo punto mi sono detta: “Provo anch’io!”

Ho iniziato ad arrampicare ma scoprii che, almeno per me, non era poi così entusiasmante. Era una bella attività ma niente di che. In tuta sincerità, non provavo quel brivido di cui tutti mi parlavano: rimasi un po’ delusa.

Sentivo che mi mancava qualcosa. Io volevo che la montagna mi accendesse di più l’animo, come vedevo che faceva col mio papà. Ma non sapevo cosa potessi fare. Sicuramente fare solo trekking era troppo poco per me, scalare andava bene, ma sentivo che non era l’attività giusta per me. Cos’altro potevo fare?

Un giorno, per caso, un mio istruttore di arrampicata che era anche una guida alpina, mi portò su un ghiacciaio, per fare qualcosa di nuovo.

In quell’ambiente così glaciale ebbi un’illuminazione: non appena appoggiai il mio scarpone ramponato sul ghiacciaio fu un colpo di fulmine! Avvertii una sferzata di gioia immensa: “Questo è quello che voglio fare io!” Mi sono detta all’istante. “Altro che arrampicare!”

Tengo a precisare che non ho abbandonato l’arrampicata, perché è comunque una bellissima disciplina che serve molto se si vuole praticare alpinismo in alta quota, e che aiuta molto nell’osservazione introspettiva.

E’ uno stimolo al lavoro su di sé, sul controllo delle proprie paure: una sorta di “psicoanalisi verticale”, la chiamo io.

Il mio grande amore rimane, però, l’alpinismo. Investo i miei soldi nei 4000 delle Alpi che sono semplicemente spaziali: non ce n’è uno uguale all’altro! Sono tutti bellissimi e dietro casa.

Non credo che ci sia stato un qualche alpinista specifico che mi abbia ispirata verso questa disciplina, ma posso tranquillamente dire di essere “bonattiana” 1fino al midollo. Il re delle Alpi era una persona completa da ogni punto di vista, sia atletico che filosofico, e il ricordo della sua personalità offre grandi spunti di riflessione su di noi.

Pratichi alpinismo in tutte le stagioni, o prediligi alcuni periodi dell’anno? Quanto può durare una scalata?

Io non so fare sci alpinismo, quindi il mio alpinismo è limitato alla stagione estiva.

Mi alleno, però, costantemente, tutti i giorni dell’anno, da lunedì a venerdì. Almeno un’ora di allenamento o aerobico o di pesetti.

Un’ascensione di un 4000 in genere necessita un pernotto, specialmente per me, che arrivo da Milano; per una via d’arrampicata invece (al mio livello) è più che sufficiente una giornata.

  • So che ti alleni molto per essere sempre pronta a scalare le montagne. Ma sappiamo che salendo di quota si possono raggiungere anche temperature estreme. Esistono forme di allenamento anche per il freddo?

Io non le conosco anche se alle volte credo che i “grandi classici”, come dormire sul balcone con un sacco a pelo (come faceva Bonatti) o imparare a farsi la doccia fredda valgano sempre.

  • Libri e montagne: ci sono dei libri che porti nel cuore? E, invece, le vette che hai scalato fino a oggi e che ti hanno regalato forti emozioni?

Sicuramente “Una vita così” di Bonatti e “la vita secondo me” di Reinhold Messner sono per me fondamentali, ma tutti i libri della prima stagione dei miei podcast sono quelli che mi sono piaciuti di più.

“I conquistatori dell’inutile” di Lionel Terray,

“Eravamo immortali” di Manolo,

“Run out” di Jolly Lamberti,

“Arrampicare libera” di Nick Bullock,

“Tomek”, “The Push” di Tommy Caldwell,

la biografia di Edward Whymper,

“La via” di Zlapotnik,

“Freedom climber” di Bernadette McDonald,

“Fuga sul Kenia”, di Benuzzi e ancora altri…

Adesso aggiungerei anche “Fontana di giovinezza”,

il “libro maledetto”, ingiustamente accantonato negli anni ’70 e invece un altro must read.

  • Sogni e progetti per il futuro?

Senza progetti non c’è vita.

Ne ho sempre un sacco e una sporta, così quando uno non mi riesce, posso pescarne un altro e buttarmi in quello.

Non è difficile averne sempre di nuovi: basta fare quello che ci piace e poi lasciarsi andare, sviluppare quello che stiamo facendo, condividerlo con le persone giuste (ovvero quelle positive ed intraprendenti) e poi tutto va da sé.

I progetti non devono essere mai “grandiosi” in assoluto: devono essere validi ed energizzanti solo per noi. In questo modo saranno sempre quel carburante di positività che ci aiuta a vivere meglio le nostre giornate e la nostra vita.

Grazie mille Clara per questa bellissima chiacchierata.

Mi hai offerto davvero tanti spunti di riflessione.

Ti invio un caro saluto e chissà che non ci si incontri su qualche sentiero di montagna

Enrico

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  1. Walter Bonatti (1930-2011): è stato un alpinista, esploratore, giornalista, scrittore e fotoreporter italiano. Era soprannominato “Il re delle Alpi”. ↩︎

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