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MAINARDO DEVOTI: DOVE LA PASSIONE INCONTRA LA MONTAGNA E DIVENTA AMMIRAZIONE

Ci sono persone che non si limitano a vivere un territorio: lo interpretano, lo attraversano, lo trasformano in linguaggio.
Mainardo Devoti è una di queste.

Il suo lavoro nasce dall’incontro tra passione, visione contemporanea e radici profonde, in un dialogo continuo con la montagna e con ciò che rappresentano: non solo paesaggio, ma identità, memoria, possibilità future.
Osservare e creare, per Mainardo, significa interrogare il luogo in cui si vive, andare oltre l’immagine stereotipata della montagna e restituirle complessità, profondità, nuove chiavi di lettura.

In questa intervista abbiamo parlato di percorso personale, di creatività, di territorio e di come la passione possa diventare uno strumento per raccontare — e forse comprendere meglio — la montagna di oggi e di domani.

  • Buongiorno Mainardo, intanto ti ringrazio tantissimo per aver accettato il mio invito. Ho scoperto la tua storia attraverso delle amicizie in comune sui social e ne sono rimasto piacevolmente colpito. Lascio subito la parola a te e ti chiedo: chi è per te Mainardo Devoti?

Mainardo Devoti è un ragazzo che, tramite la propria carriera alpinistica, vuole ispirare e aiutare altri ragazzi e ragazze a sognare, nonchè dare il massimo per raggiungere i propri sogni. A prescindere da quale sia l’entità di quel sogno

  • Si può dire che la montagna faccia parte di te da sempre, ma quando hai realizzato che non si trattava solo di un’idea, bensì di qualcosa che ti avrebbe accompagnato ogni giorno?

La prima salita in montagna l’ho vissuta da bambino con gli sci ai piedi.

Tuttavia, il reale colpo di fulmine si è verificato solo quattro anni fa quando, in seguito alle fine di una storia d’amore e di una lavorativa, ho iniziato a frequentare la montagna in solitaria. In quel momento ho percepito che la montagna mi regalava, sì, il privilegio di ammirare stupendi paesaggi, ma allo stesso tempo mi lasciava un’enorme possibilità di crescita personale.

Con il tempo le mie escursioni in montagna sono diventate molto più frequenti, tanto da desiderare di arrivare sempre più in alto. Volevo affrontare percorsi sempre più tecnici, per sfidare me stesso e sentirmi migliore dopo ogni esperienza vissuta.

  • Crescere a Milano e avere la montagna nel cuore la tua frase di presentazione, sul tuo sito. Come ha convissuto, e come convive, questo dualismo nella tua vita e nel tuo lavoro?

E’ un dualismo che ha una stabilità molto sottile. Milano, infatti, è una città che amo e odio allo stesso tempo.

La amo perchè può offrirti opportunità molto preziose, sia dal punto di vista lavorativo che di vita. La odio, invece, per il comportamento effimero che hanno molti suoi abitanti. Mi spiego meglio: molte persone che vivono qui, non tutte per fortuna, hanno atteggiamento da “so tutto io” ma poi, nella vita di tutti i giorni sono privi di valori . E più viaggio, per montagne e continenti esteri, e più questa forma di amore e odio aumenta.

Nonostante questa mia percezione, con il tempo e con molta pazienza sono riuscito a trovare persone molto affini a me e ai miei valori. Un aspetto che mi ha stimolato a migliorare e a dare il massimo nel mio progetto di vita.

  • E adesso, infatti, entriamo nel vivo di quella che è la tua vita attuale: hai dichiarato che il tuo sogno è quello di diventare un alpinista professionista, ma cosa significa per te “professionista” in un contesto simile?

Alpinista professionista” per me è colui che vive delle proprie salite, documentandone ogni singolo momento vissuto, sia fisico che psicologico, e ispirando le altre persone a percorrere le loro imprese. Il mio obiettivo non è quello di raggiungere un maggior numero di vette, bensì di migliorare il mondo della montagna e in particolare quello alpino italiano.

  • E in virtù di questo tuo sogno hai deciso di dedicare la tua vita a un progetto importante, che hai battezzato con il nome: 82 x 4000 m. Raccontaci tutto: di cosa si tratta? Quando è nata l’idea? E quali significati racchiude la scelta del nome?

82 x 4000 m è la prima di tante altre sfide che porterò a termine nei prossimi anni. Consiste nello scalare le 82 vette delle Alpi che superano i 4000 m. Un sogno che voglio realizzare nel giro di quattro anni.

Le motivazioni di tale sogno sono molteplici:

1) Volevo un progetto che mostrasse la bellezza delle montagne di casa nostra. Spesso, infatti, si guarda verso altri continenti con fascino e stupore, ma tanti paesaggi alpini non hanno nulla da invidiare alle catene montuose estere.

2) Volevo un progetto che mi potesse allenare fisicamente, e mentalmente, in vista di altri impegni che ho in programma per i prossimi anni a venire. Impegni che mi vedranno sfidare le vette al di sopra dei 6000 m.

3) E poi perchè sono follemente innamorato delle emozioni che solo l’alta quota può regalarti. Emozioni che in realtà rappresentano un brivido tra vita e pericolo, ma che ti fa sentire incredibilmente vivo.

  • A oggi hai già una scalata over 4000 nel tuo curriculum?

Ne ho ben 15, e le ho scalate tutte nell’estate di quest’anno (2025). Rappresentano il trampolino di lancio per il mio progetto 82 x 4000 m.

  • Qual è stata la tua sfida più grande fino a oggi, tecnica e personale, nel tentativo di trasformare la tua passione in lavoro?

Attualmente la sfida più grossa a livello personale è far combaciare lavoro, vita privata e attività d’alpinismo. Non ho ancora trovato una stabilità, in questa visione, ma ci sto lavorando e piano piano sento di migliorare. A livello tecnico, invece, la sfida più grande che ho dovuto affrontare è stata la paura di cadere sui pendii molto esposti o sulle vie multipitch (vie con ancoraggi da perforazione). Una paura che, in realtà, mi appartiene ancora ma per fortuna in piccolissima forma.

  • Cosa rappresenta per te la montagna?

La montagna non è una sola cosa per me: vi sono più componenti che mi attirano e mi fanno apprezzare, ancora di più, l’ambiente. A prescindere dalla disciplina che svolgo in quei momenti.

All’inizio ha rappresentato una fuga, un rifugio sicuro in cui poter essere me stesso senza pregiudizi ne limiti.

Con il tempo è diventata anche un luogo che mi fornisce continui stimoli e sfide nuove. Tutto questo mi aiuta a crescere come persona e a migliorarmi ogni volta che affronto una nuova scalata.

Inifine vi è anche una componente sociale: credo, infatti, che condividere le esperienze montanare con altre persone renda tutto più stimolante. In situazioni di fatica e pericolo traspare la reale natura di ognuno di noi, e questo fa della montagna un alleato fondamentale al fine di conoscere, fino in fondo, tutto l’ambiente che ci circonda.

  • Tu sei uno che la montagna la conosce bene, nelle sue bellezze e nelle sue asperità. Oggi è sicuramente dilaniata da varie crisi: climatica, ambientale, turistica, ecc… Sulla base di tutti questi aspetti, come vedi la montagna del futuro? C’è ancora qualche barlume di speranza per i nostri ghiacciai e per i paesaggi innevati?

Questo è un argomento su cui potremo stare a parlarne per ore. Quello che sto cercando di fare io, nel mio piccolo, è combattere la disinformazione che vive prepotentemente in montagna. E lo faccio attraverso i miei contenuti.

L’obiettivo è quello di dimostrare che, attraverso un’ottima formazione e, soprattutto, riconosciuta, chiunque può affrontare discipline affascinanti in totale sicurezza.

  • Sogni e progetti per il futuro?

I progetti futuri sono davvero tanti e alcuni sono molto ambiziosi. Per scaramanzia non voglio fare nomi e non cito obiettivi nello specifico tranne uno: il primo della lista e di cui ho ampiamente parlato in quest’intervista, ovvero scalare le 82 vette alpine che superano i 4000 metri di altitudine.

I progetti futuri li rivelerò nei prossimi mesi sul mio profilo Instagram

Grazie mille, Mainardo, per aver condiviso con noi la tua stupenda attività e i tuoi sogni. Chiacchierando con te credo sia emerso un elemento fondamentale: la montagna non è immobile nè ferma nel tempo, bensì vive, respira e si trasforma insieme a coloro che la abitano e la interpretano.

Percepire tali vibrazione è possibile proprio grazie alla passione di chi, come te, sa tramettere l’amore autentico per la montagna stessa. Quindi grazie ancora per essere stato mio ospite.

Spero davvero ci si possa incontrare un giorno su uno dei tanti sentieri delle nostra amate Alpi.

Enrico


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