
Ci sono autori che leggi. E poi ci sono autori che, a un certo punto, diventano parte del tuo immaginario, della tua scrittura, persino delle tue storie.
Paola Chiozza, per me, appartiene decisamente alla seconda categoria.
La seguo da anni e il mio amore per la sua penna si è consacrato con La formula dell’attrazione, quando mi sono letteralmente innamorato della sua protagonista femminile: Rebecca Pennington, capelli rossi, occhi verdi e quelle lentiggini leggere che sembravano sensualizzare ogni parola. Un personaggio così potente da ispirarmi, a mia volta, nel dare vita a Iris Felicetti, la rossa “da paura” del mio primo romanzo dolomitico. Ma questa, come si dice, è un’altra storia.

Con Odio a prima vista, Paola Chiozza non si limita a scrivere un romance: gli rende giustizia.
Lo prende per mano e lo porta fuori dalla gabbia del “genere di serie B”, dimostrando che una storia d’amore può essere anche un romanzo che riflette, provoca e accende domande importanti.
Il cuore del libro pulsa su un tema tanto attuale quanto complesso: l’inquinamento ambientale, le emissioni industriali e il fragile equilibrio tra progresso, lavoro e responsabilità sociale. E lo fa senza mai perdere la leggerezza emotiva e la tensione romantica che rendono la lettura coinvolgente e, a tratti, divorabile.
Ammetto che, all’inizio, ho fatto un pò di fatica a entrare in empatia con i personaggi ma andando avanti, la narrazione è riuscita a coinvolgermi pienamente.

Edito Always Publishing, Odio a Prima Vista ci fa conoscere un paesaggio che io amo molto: la Cornovaglia. Con la sua anima selvaggia e il suo respiro antico, si scontra con la fuligginosa Milton, dominata dal profilo delle acciaierie della Marlborough Mills. Due mondi che si fronteggiano come i protagonisti stessi.
Da una parte c’è Margaret Hale, giovane ambientalista, attivista convinta, idealista fino al midollo. Dall’altra John Thornton, trentunenne affascinante e glaciale, CEO di una delle più grandi acciaierie della zona, apparentemente incarnazione di tutto ciò che Margaret combatte.
Il loro primo incontro è una dichiarazione di guerra: lei lo chiama “assassino” brandendo un cartello durante una protesta, lui si presenta rombando su una Lamborghini. Da lì in poi, ogni dialogo è una scintilla. E l’odio che nasce tra loro brucia più degli altiforni della fabbrica.
Ma si sa: le emozioni più roventi sono spesso quelle che, prima o poi, si trasformano in attrazione.
Costretti a lavorare fianco a fianco, Margaret e John iniziano a spogliarsi delle loro armature. Lei scopre che dietro l’imprenditore arrogante c’è un uomo che porta sulle spalle il peso di un’eredità e la responsabilità di centinaia di famiglie. Lui si rende conto che dietro l’ecologista inflessibile c’è una ragazza che lotta non per moda, ma per convinzione profonda.
Ed è qui che il romanzo colpisce più forte.
Odio a prima vista riesce a raccontare quanto spesso le scelte aziendali – e politiche – non siano mai semplici, ma incastrate in equilibri delicati fatti di lavoro, dignità e sopravvivenza. Mostra quanto l’apparenza possa renderci ciechi, e quanto sia facile ridurre una persona a un simbolo, dimenticando che dietro ogni ruolo c’è una storia.
Paola Chiozza firma una storia che è insieme romantica, ironica, intensa e sorprendentemente profonda. Una di quelle letture che ti fanno sorridere, sospirare, ma anche fermarti un attimo a pensare.
Perché, a volte, quello che crediamo essere l’inferno…
si rivela, pagina dopo pagina, il nostro personale paradiso.
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