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JENNIFER BETTINI: UN AMORE FOLLE, ESPLOSO CON IL TEMPO, MA CHE MI PORTA SEMPRE PIU’ IN ALTO

Ci sono amori che non nascono all’improvviso.
Crescono piano, quasi in silenzio, aspettano il momento giusto per farsi sentire davvero.

Per Jennifer Bettini le Dolomiti non sono state un’eredità di famiglia né una tradizione da seguire. I suoi genitori non erano amanti della montagna, eppure, durante l’adolescenza, qualcosa è cambiato. Un incontro tardivo, ma potente, che con il tempo si è trasformato in un legame profondo, capace di portarla sempre più in alto — non solo in quota, ma nello sguardo e nel modo di vivere.

Oggi Jennifer racconta le Dolomiti sui suoi canali con autenticità e passione, attraversandole in estate e in inverno, lasciando che siano le stagioni a dettare il ritmo. Non cerca l’effetto, ma l’esperienza. Non la conquista, ma l’ascolto.

In questa intervista ci parla di quel primo amore scoperto crescendo, di sicurezza in montagna, di rispetto, e di quella forza silenziosa che solo certi luoghi sanno trasmettere a chi li incontra davvero.

  • Ciao Jennifer, ti ringrazio molto per aver accettato il mio invito e permettimi di aggiungere anche: finalmente ho l’onore e il piacere di poterti intervistare. Direi di iniziare subito e dal principio. Come racconteresti al nostro pubblico la figura di Jennifer Bettini?

Ciao Enrico, grazie a te per avermi contattata.

Allora, chi è Jennifer Bettini. Bella domanda. Diciamo che, a me, piace sempre raccontare come è nato il mio profilo socia in cui racconto le mie passioni. All’inizio era un profilo personale in cui condividevo le mie escursioni in montagna. Poi, dopo un pò di tempo, mi sono accorta che le persone erano molto incuriosite da queste attività, tanto da chiedermi informazioni sulle varie escursioni.

A quel punto mi sono detta: “e se lo raccontassi meglio, approfondendo ogni dettaglio?” E così è iniziata questa nuova avventura. Un’avventura che mi porta a relazionarmi molto con le persone, e a essere una blogger con ottimo seguito, ma con un’idea ben precisa in testa: ho sempre voluto far percepire la “normalità” della mia vita. Mi spiego meglio: mi dedico a escursioni in Dolomiti ogni volta che posso, giro il mondo per lavoro, ma sono sempre più convinta che il posto in ci sono nata e cresciuta è il posto della mia vita. Perchè amo follemente la regione del Trentino Alto Adige.

Sono estremamente grata alla natura che ci circonda e alle montagne che abbracciano la nostra regione. La montagna, come dico sempre è la mia medicina personale, in quanto riesce sempre a curare, o migliorare, il mio stato d’animo. E l’aspetto più bello di questa cosa è proprio quando viene percepito dalle persone. Mi capita spesso, infatti, che: concittadini, conterranei o persone che vengono da fuori regione, mi dicano di aver scoperto nuovi posti prendendo come riferimento il mio profilo. E questo mi ha portato far conoscere la mia regione a 360°, comprese quelle vali e quelle strutture meno conosciute, che magari seguono un percorso più impegnativo nel farsi conoscere.

  • Ammirando la pagina del tuo profilo non si può non rimanere incantati dalla bellezza delle Dolomiti e degli scorci che ci regalano. Io dico sempre che ammirare un carosello o un reel è sempre un momento di svago per gli occhi e la mente, ma entriamo dietro le quinte: quanto lavoro c’è dietro una content creator che punta a promuovere le montagne più belle del mondo?

Dico con certezza che c’è tanto lavoro. Infatti, io dico sempre che il mio profilo non è come io vorrei che fosse. Dico questo perchè, avendo un lavoro full-time e anche oltre, il tempo da dedicare al mio profilo è il tempo libero, ed è sempre troppo poco rispetto ai progetti che ho in mente. Di conseguenza tutti i week-end sono impegnati in attività nate da collaborazioni o da escursioni personali, che esulano dalle collaborazioni.

Detto questo, la realizzazione di un contenuto si struttura in tre fasi: la progettazione, la realizzazione della giornata e, infine, la produzione dell’intero contenuto. Quest’ultima fase è generalmente quella più impegnativa, nella quale rientrano: video editing e grafica. Un processo che richiede circa 2-3 ore di lavoro e che ne va di tutto il tempo trascorso a scattare foto e girare video durante l’escursione.

  • Un aspetto che mi ha molto colpito, del tuo attuale amore per le Dolomiti, è stato quando hai detto di aver maturato la consapevolezza di vivere tra le montagne più belle del mondo con il tempo. Sembra quasi l’evolversi di una storia d’amore che parte timida per poi esplodere di passione, potresti raccontarci quando è scoccata questa scintilla, e come si è evoluta in te?

Questo è un aspetto che reputo molto interessante della mia vita. In molto, vedendo il mio profilo, potrebbero pensare che io abbia iniziato a frequentare le Dolomiti sin da piccola, tanto più che vivo in Trentino Alto Adige. E invece, cosa che stupisce molto, non è così. I miei genitori non sono mai stati amanti della montagna, per cui non mi ci hanno mai portata da piccola.

Le mie prime esperienze in montagna sono iniziate in adolescenza. Ai tempi delle scuole medie, infatti, io frequentavo l’oratorio del mio paese: Lavis (TN), che in estate ci portava poi in campeggio, per una settimana, in Val di Sole a Dimaro (TN). Quelle settimane canoniche, in estate, erano occasione per fare bellissime passeggiate anche con la SAT (Società Alpinisti Tridentini). Passeggiate che hanno fatto scoccare la scintilla nel mio cuore, facendo esplodere il mio amore per le Dolomiti.

Da quel momento, il mio amore per le montagne, è diventato viscerale, tanto che mi aggregavo con le famiglie delle mie amiche, le quali si recavano tra le Dolomiti. Abitudine che è andata avanti fino a che non sono diventata più grande, e quindi autonoma per poter recarmi da sola nelle montagne del mio cuore. Questo amore è poi cresciuto molto negli ultimi anni, soprattutto quando il mio lavoro mi ha portato a viaggiare: ho vissuto, infatti, negli Stati Uniti e in Germania. Questa vita fatta di viaggi mi ha permesso di scoprire il mondo ed era una cosa bellissima, ma ancora più bella era il fatto poter tornare a casa e quindi dalle mie amate montagne

E infine, ma non per ultimo, l’amore estremo (ride ndr) se così possiamo dire, è scoppiato negli ultimi tre anni. L’attività del mio profilo ha inciso molto, perchè descrivere e far conoscere questi posti mi ha portata a riscoprirli e a guardarli con occhi diversi

  • Fino a oggi cosa ti ha insegnato la montagna e cosa potrebbe ancora insegnarti?

E’ una domanda molto bella, ma di difficile risposta.

Come dicevo nelle precedenti risposte, la montagna è una medicina naturale, ma potrei dirti che è anche una psicologa naturale. Dico questo perchè la montagna è una continua lezione di vita, basti pensare a quando ti prepari per un trekking, magari un pò più impegnativo rispetto ai tuoi standard, che scatta una serie di preparazioni: mentale, fisica e organizzativa. Senza tralasciare, poi, tutta la sfida che scatta nel momento in cui inizi il trekking stesso. Capita, infatti, in tutti i trekking che arrivino momenti di stanchezza e di cedimento (e mi è capitato qualche volta di voler tornare indietro). Oltre a tutto questo, però, c’è sempre la perseveranza nel voler portare a termine il percorso, perchè si è consapevoli della bellezza da vivere in cima, che ripaga tutta la fatica vissuta. E se analizzi bene tutto il ragionamento, un’attività di montagna, di questo genere, può essere tranquillamente paragonata al corso della vita.

La parte più bella e, se vogliamo, quella più riflessiva giunge nel momento in cui torni a casa, perchè ti porti dentro il ricordo un’esperienza impagabile in termini di bellezza, oltre che un senso di gratitudine.

Concludendo, quello che la montagna mi ha insegnato e mi insegna ogni giorno è proprio questo: cogliere la sua essenza come metafora della vita e, quindi, cercare di non arrendersi davanti agli ostacoli, ma perseverare e credere nei propri sogni.

  • C’è mai stato un momento, durante un’escursione, in cui hai: percepito una reale situazione di pericolo, o comunque provato paura?

Premetto che prima di ogni escursione mi preparo con tanta consapevolezza dell’esperienza a cui vado incontro. Per cui non tralascio nulla in termini di sicurezza e conoscenza del posto, e delle condizioni meteo. Detto questo, ricordo che c’è stata una situazione in cui ho avuto, non percezione di pericolo, bensì uno stato di agitazione in vista di un contesto che non mi sarei aspettato di trovare.

Era il mese di giugno e, con le mie amiche, decido di fare un’escursione in Val di Brenta per raggiungere il Rifugio Brentei. L’escursione presenta un dislivello di 700 m per un tempo di percorrenza (solo andata) di circa 2 – 3 ore. Noi iniziamo l’escursione che procede tranquilla ma, giunti in prossimità del rifugio, vediamo che ci separa dalla struttura una lingua di neve e ghiaccio. Quella situazione ci ha provocato un iniziale tentennamento, perchè eravamo consapevoli di poter trovare dei residui di neve, ma non in quantità così notevoli, tanto più che era il mese di giugno.

Alla fine siamo riuscite a farci forza, abbiamo scavato una via nella neve che ci ha poi permesso di percorrere la via del ritorno. Inoltre, non eravamo sole, perchè c’erano anche altri escursionisti che sono rimasti colpiti dalla presenza di così tanta neve a giugno. Questo è l’unico evento, che io ricordi mi abbia lasciato un senso di preoccupazione Per il resto non ricordo di aver vissuto reali situazioni di pericolo, comunque estreme.

  • Avere l’opportunità di vivere quotidianamente le proprie passioni, come la montagna, e trasmetterne i veri valori, penso si un’esperienza meravigliosa e gratificante. Tuttavia, oggi, c’è chi vede i vari influencer, content creator e fotografi come “colpevoli” di una sofferenza che le Dolomiti stanno vivendo. A te è mai capitato di ricevere tali critiche? Se sì, come hai affrontato il discorso?

E’ un tema molto caldo. E ti dico che quasi tutti i giorni ricevo critiche, accuse e commenti negativi. Però, lo dico molto apertamente, se le critiche o i commenti sotto un mio post sono privi di logica e del tutto gratuiti, i cancello il commento e blocco la persona. Dico questo perchè credo una critica costruttiva ha un fine, ma un insulto lasciato, magari, sotto a un contenuto di origine lavorativa sia una mero atto offensivo.

Poi siamo tutti d’accordo che i social network siano uno strumento molto potente dal punto di vista comunicativo, ma credo anche che non siano la causa dell’overturism che si sta creando. Altro punto degno di nota è che io nei miei reel, o post, di montagna sono sempre con un abbigliamento idoneo e calzature adatte a quel tipo di paesaggio. Inoltre racconto come raggiungere un posto magico alla portata di tutti, a piedi e non con un impianto di risalita.

Dopo questa premessa, bisogna partire da un altro concetto ben preciso: intanto il turismo di massa c’è sempre stato, e poi credo che nel momento in cui si parla di questo fenomeno, bisognerebbe anche iniziare a contestualizzare tutto. Faccio un esempio famoso dell’ultimo anno: il caso del Seceda. I video del Seceda mostravano questa fila di persone dall’aspetto infinito, che erano in attesa per la funivia. Io video in questione è stato girato nella settimana di Ferragosto, e poi buttato in rete quasi come un amo con esca in uno stagno. Io sfido chiunque ad andare in qualsiasi località (che sia montagna o mare) nella settimana di ferragosto e non trovare la cosiddetta “calca” di persone.

Volendo tirare nuovamente in ballo il Seceda, io sono salita davvero tante volte lassù e mi sono davvero trovata di fronte a situazioni imbarazzanti: persone in abbigliamento adatto a una cena fuori o calzature fuori luogo. come i tacchi. A questo punto io allora mi chiedo: ma è davvero tutta colpa dei social? O c’è ancora, purtroppo, tantissima ignoranza da parte di determinate persone nei confronti della montagna?

Punto conclusivo e, a mio avviso, fondamentale: la nostra regione vive, e ha sempre vissuto, di turismo. Tuttavia ci sono alcune zone che, in alcuni momenti di alta stagione, soffrono la mancanza turismo e a quel punto il mio lavoro è proprio quello di cercare di far conoscere più possibile tali zone che possono essere: la Val di Sole, la Val di Fiemme, la Val di Non, ecc…

  • Rimanendo agganciati un attimo alla domanda precedente, a volte c’è la percezione i content creators vengano “strumentalizzati” come capro espiatorio per un discorso molto più ampio e complesso che vede in prima linea il fenomeno dell’overturism. E quindi parlando id turismo, in un’epoca in cui il turismo è diventato molto consumatore, potrebbe esistere la ricetta segreta per un turismo sostenibile in montagna?

Altra domanda molto interessante alla quale non è semplice rispondere. Intanto io credo che non esista una vera e propria ricetta per un turismo sostenibile. Potrebbero esistere, però, dei fattori che indirizzino il turismo verso un determinato percorso. Uno di questi sarebbe la disincentivazione del turismo mordi e fuggi, preferendo il turista che prenota una vacanza di più giorni. Anche di fronte a questa pseudo soluzione, però, si pone un problema molto importante: i prezzi. Trascorrere una settimana in montagna comporta dei costi elevati. Tanto da diventare una vacanza accessibile solo a un determinato turismo che, nella maggior parte dei casi, è un turismo con una forza economica maggiore, ma con una scarsa cultura della montagna. Ed ecco quindi che sorge un altro problema: l’estrema facilità con cui è possibile accedere a qualsiasi luogo, per farsi semplicemente una foto e poi riscendere a valle con l’impianto di risalita.

Se invece ci fosse una sorta di selezione che impone il raggiungimento di un luogo con un bel trekking, credo che diminuirebbero i problemi di traffico agli impianti, e gli assembramenti sulle vette in attesa del selfie di turno.

Altro tema molto caldo è il voler rendere la montagna, a tutti i costi, un’attrattiva, come ad esempio il voler rendere sciabili le località di bassa quota. Se il clima è ormai cambiato e la neve non arriva ovunque, come un tempo, non vedo l’utilità di voler creare sistemi innevamento artificiali totalmente fuori luogo.

  • Avendo la fortuna di vivere tra le Dolomiti hai anche avuto il privilegio di ammirarle e osservarle nel tempo fin da quando eri piccola. È innegabile il cambiamento che, la montagna in generale, sta subendo a causa di: crisi climatica, mano dell’uomo e inquinamento. Da questo punto di vista, tu come immagini la montagna del futuro?

Se devo essere sincera è un tema che mi fa molta paura.

Soprattutto perchè so bene quanto sia un processo, se così vogliamo dire, naturale dovuto alla crisi climatica. E’ un aspetto che mi preoccupa e mi fa soffrire, perchè vedere l’assenza di neve a Trento, città in cui ricordo bene da bambina che la neve arrivava ogni anno, mi fa molto male.

Per rispondere, quindi, alla tua domanda: la montagna del futuro sarà sempre più, ahinoi, priva di neve e questo sarà un grosso problema per la nostra regione, come per tutto l’arco alpino, perchè possiamo dire quello che vogliamo ma lo sci è lo sport che muove un’enorme fetta di turismo sulle nostre montagne.

  • C’è una vetta, una valle o un sentiero che ogni volta ti fa battere il cuore?

Questa è una domanda che mi viene posta spesso e, credimi, io non so mai rispondere identificando una sola località.

Quello che posso dirti è che, sicuramente, una delle mie zone preferite in assoluto sulle Dolomiti è l’area del gruppo del Sella, quindi: Alta Badia, Val Gardena e Val di Fassa. Anche solo sedermi su un prato, tra quelle valli, e ammirare il panorama mi commuove. Altra zona che a me fa impazzire è: le Dolomiti di Brenta. Di queste due zone ho visitato tutti i rifugi e due in particolare mi hanno fatto letteralmente piangere.

Uno è il Rifugio XII Apostoli, che è molto conosciuto per questa cappella scavata nella roccia e dedicata ai caduti nella montagna. Quel posto emana un’energia incredibile. Quando sono stata io, dopo l’escursione intensa e durante la quale ho anche avuto un istante di cedimento perchè è davvero impegnativa, una volta giunta lassù sono stata travolta da un’atmosfera potente, caratterizza da: la bellezza senza eguali del paesaggio e la presenza, quel giorno, di un gruppo di alpini che inneggiavano un coro. Ebbene , io quel giorno mi sono emozionata tantissimo.

L’altro è il Rifugio Capanna Piz Fassa, a 3152 m, sul Passo Pordoi. Era una meta che avevo in mente da tanto tempo, ma per fare quell’escursione è necessario che ci siano: la giornata giusta, la compagnia giusta e le condizioni giuste. Quando sono arrivata in cima, e mi sono trovata di fronte a una vista pazzesca, con tutte le Dolomiti che sembravano abbracciarmi, non sono riuscita a trattenere le lacrime.

Oltre a questi due luoghi, che hanno marchiato nel mio cuore delle emozioni indelebili, io amo molto anche la Val Venegia. Una valle piccola ai piedi delle Pale di San Martino, raggiungibile solo a piedi perchè non ci sono impianti, con un turismo molto ma molto selezionato. Lì hai modo di entrare davvero a contatto con la natura.

E infine, la montagna del mio cuore da sempre, è la Paganella. E’ la montagna che fa parte della mia vita da sempre: ogni mattina, quando io apro la finestra vedo lei e ormai è un mio punto di riferimento, tanto che quando sono fuori casa ne sento la nostalgia.

  • Sogni e progetti per il futuro?

Non ho un piano ben preciso della mia vita. Voglio sicuramente continuare a fare quello che sto facendo nella totale naturalezza. Vorrei continuare a promuovere la mia regione, supportando le realtà più piccole e meno blasonate.

Vorrei continuare a trasmettere la persona che sono e continuare a confrontarmi con gli altri che condividono con me questo grande amore: la montagna

Jennifer non ama solo le Dolomiti.
Ama il Trentino Alto Adige come si ama qualcosa che ti appartiene nel profondo, che senti tuo anche quando non lo possiedi. È un legame viscerale, identitario, che va oltre il panorama e oltre la fotografia perfetta.

Nelle sue parole c’è dolcezza, ma anche fermezza. Perché l’amore vero non è cieco, è responsabile. E Jennifer questo lo sa bene. È determinata, lucida, diretta. Non cerca compromessi quando si tratta di rispetto: per i sentieri, per chi vive la montagna ogni giorno, per un territorio che non è un parco giochi né una passerella.

Che siano turisti italiani o stranieri, volti noti o persone comuni, per lei la misura è una sola: il comportamento. E su quello non fa sconti. Perché promuovere un luogo significa anche difenderlo.

Forse è proprio questo che rende il suo racconto credibile: non l’estetica, non la presenza scenica, ma la coerenza. Jennifer non sale in quota per mostrarsi. Sale perché lì si riconosce.

E in un tempo in cui tutto corre, lei sceglie ancora di restare fedele a ciò che sente. Alla sua terra. Alla sua voce. Alla montagna che l’ha accolta in adolescenza e che oggi continua a portarla, passo dopo passo, sempre più in alto.

Grazie mille, Jennifer, per avermi permesso di raccontare la tua storia

Enrico


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