
E’ l’ultima domenica di gennaio. L’inverno sembra custodire ancora i suoi segreti più remoti. Le Dolomiti brillano di luce fredda sotto un cielo terso.
Ed è proprio in questa giornata che la Marcialonga di Fiemme e Fassa torna a far vibrare il cuore delle sue due valli.
Domani l’attesa sarà finita e i riflettori si accenderanno sulla Granfondo di sci più famosa d’Italia, nonchè tra le più conosciute in Europa e nel mondo.

Nata quasi per scommessa nel 1971 dalla passione di quattro amici ispirati alla leggendaria Vasaloppet svedese, la Marcialonga oggi è molto più di una gara: è una tradizione che lega sport, comunità e natura in un abbraccio che dura da oltre mezzo secolo.
Un percorso lungo 70 km, con un dislivello di circa 1000 m e un tempo di percorrenza medio di poco più di 3 ore, si prepara ad accogliere i cosiddetti “bisonti“.
Sono i tanti atleti che, provenienti da tutta Europa, danno sfogo alla loro indomabile passione per lo sci di fondo.
LA REGINA DELLA GRANFONDO
Per gli appassionati di sci nordico, la Marcialonga è “la Regina”: una granfondo in tecnica classica che attira ogni anno oltre 7.000 fondisti da tutto il mondo — dai “bisonti” (il nomignolo affettuoso per chi vi partecipa da anni) ai campioni professionisti.



Sono attesi, con tanto calore ed entusiasmo, al via che da oltre cinquant’anni si trova alle porte del paese più magico della Val di Fassa: Moena, la Fata delle Dolomiti.
In un’atmosfera fiabesca, con panorami mozzafiato ad accompagnarli, i bisonti partiranno domenica mattina alle 8:00 da Moena, nei pressi dello stadio comunale, per dirigersi verso l’ultimo e suggestivo comune della Valle, ai piedi della Marmolada: Canazei.
Qui, i bisonti, invertono la rotta puntando la Val di Fiemme. Passano per Campitello, Pera, Pozza e Predazzo fino a raggiungere il punto in cui si concentra la vera sfida: la celebre salita della “Mur de la Stria”. Qui, infatti, si trovano pendenze che mettono alla prova anche i più esperti, prima dell’ultimo tratto verso Cavalese e il traguardo tanto sognato.
TRA STORIA FESTA E TRADIZIONE
Ma la Marcialonga non è solo fatica e cronometro: è festa e comunità. In attesa che l’attesa Granfondo inizi, sono tanti gli eventi che, i paesi toccati dalla magica gara, organizzano. Bellissimo l’evento Neve Notte Fondo Test a Moena, dove a partire dalle ore 18:00 di oggi, si è svolta una gara amatoriale di Fondo Sprint in notturna, partendo dalla frazione Forno. In vista di questa bellissima iniziativa, nella stessa località, a partire dalle ore 16:00 è iniziato un grande divertimento a suon di pane, luganega e vin brulè.
Un pò di storia…
La Marcialonga trova le sue origini in Svezia, terra d’ispirazione per un’idea apparentemente folle e bizzarra ma che, con il tempo, si è rivelata brillantemente geniale.

Siamo alla fine degli anni ’60 e quattro amici, appassionati di sci di fondo, hanno appena partecipato alla maratona sciistica più longeva dello sci di fondo: la Vasaloppet, in Svezia.
Sono Mario Cristofolini, Giulio Giovannini, Roberto Moggio e Nele Zorzi i primi bisonti in trasferta che stavano fantasticando su quanto fosse bello portare una manifestazione simile anche in Italia, tra le loro stupende Valli.

E quando un italiano, Franco Nones, nel 1968 portò a casa un oro olimpico, nella disciplina tanto amata dai quattro amici, iniziarono i lavori per portare a realizzazione di quel sogno tanto ambito.
Il 7 febbraio 1971 le Valli di Fassa e di Fiemme vedono per la prima volta una scenografica ed entusiasmante gara di sci di fondo. Sarà la prima di una lunga serie di edizioni, ben 50, che saranno 51 domenica.
UNA COMUNITA’ IN FERMENTO

Lungo i 70 km, il pubblico delle valli è parte integrante della storia: tifosi, famiglie, volontari e curiosi si radunano lungo il tracciato, incitando ogni singolo partecipante, dal primo all’ultimo. Il calore delle persone è la vera magia di questa gara — un evento che trasforma un paesaggio innevato in una tela piena di emozioni.
Ogni anno, con la Marcialonga, la Val di Fassa si prepara a regalare un’esperienza che va oltre la competizione: è un rito d’inverno, un modo di celebrare la neve, la fatica e l’appartenenza a un territorio unico al mondo.
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