
C’è un posto alle porte delle Dolomiti dove la neve non è soltanto candida, ma racconta storie. E’ lo Chalet Cima Uomo. uno di quei posti che non si attraversano soltanto con i passi, ma con la memoria e con l’immaginazione. A 2.030 metri di quota, sul Passo San Pellegrino, questo rifugio sembra sospeso tra terra e cielo, sotto lo sguardo severo e magnifico della Cima dell’Uomo, una vetta che non domina soltanto il paesaggio, ma l’anima di chi la incontra.
Per me, questo luogo è diventato qualcosa di più di una tappa di viaggio. È entrato nelle pagine del mio romanzo La neve è candida anche in estate, dove lo chalet e la montagna si fondono in una “combo narrativa” capace di reggere il peso di un finale, di un risvolto emotivo, di un addio e di un nuovo inizio. Perché qui, tra neve, legno e silenzio, ogni storia sembra trovare il coraggio di mostrarsi per ciò che è davvero.
UNA STORIA NATA DAL VENTO E DALLA VISIONE
La storia di Chalet Cima Uomo comincia alla fine degli anni Sessanta, quando Alberto Vendruscolo, imprenditore e uomo di montagna, si lasciò guidare da un’intuizione semplice e potente: creare un luogo che fosse ponte tra l’uomo e l’alta quota.
Nacque così una piccola baita chiamata Bucaneve, che col tempo avrebbe preso il nome di Cima Uomo, in omaggio alla montagna che veglia sull’intero Passo San Pellegrino. Da allora, questo chalet non ha mai smesso di essere ciò che prometteva all’inizio: un rifugio nel senso più profondo del termine, non solo per il corpo stanco di una salita o di una discesa, ma per la parte più fragile e autentica di chi arriva fin quassù.
SAPORI CHE RACCONTANO LA MONTAGNA

Entrare a Cima Uomo significa varcare la soglia di una Stube che profuma di legno e di tradizione. Qui la cucina non è solo nutrimento: è memoria, è racconto, è gesto antico che si rinnova.
Che tu arrivi con gli scarponi ancora infarinati di neve o con lo sguardo pieno di cielo, troverai piatti che parlano la lingua delle Dolomiti — sapori autentici, intensi, capaci di scaldare dopo il vento e il freddo dell’alta quota.
Fuori, la terrazza panoramica si apre come un balcone sull’infinito: il luogo perfetto per un aperitivo al tramonto, quando le cime si tingono d’oro e il giorno si arrende lentamente alla sera.
DORMIRE SOTTO LO SGUARDO DELLE CIME
Restare a dormire a Cima Uomo è un’esperienza che va oltre l’ospitalità. Le otto camere in stile alpino, tutte in legno, sono piccoli rifugi dell’anima: silenziose, calde, intime.

Addormentarsi qui significa lasciare che la montagna vegli su di te.
Svegliarsi, invece, è un regalo: la luce che filtra tra le tende, il profilo del Col Margherita che emerge dal mattino, il mondo che ricomincia piano, come se volesse rispettare il tuo respiro.
COME ARRIVARE ALLO CHALET CIMA UOMO

Il viaggio verso Cima Uomo non è mai soltanto uno spostamento. È una piccola ascesa simbolica, un modo per lasciare a valle il rumore del mondo e salire, metro dopo metro, verso un silenzio che sa di neve e vento.
Arrivando al Passo San Pellegrino, riconoscerai subito la celebre chiesetta, sentinella discreta di questo crocevia alpino.
Se vieni da Moena, svolta a sinistra proprio lì: una stradina si apre tra i pendii e comincia a salire, prima dolce, poi sempre più decisa, fino a condurti al parcheggio dello Chalet Cima Uomo, dove la montagna sembra già averti preso per mano.
Per chi vive la neve come una sfida e un linguaggio, c’è anche un modo più epico di arrivare: sci ai piedi.

Davanti alla chiesetta parte la seggiovia Gigante, che sale fino ai piedi della Cima dell’Uomo. Da lì si apre una delle piste più tecniche e affascinanti dell’intero circo bianco: Le Coste, tracciato omologato FISI e FIS, teatro delle gare dei Campionati Assoluti.
Bastano pochi metri dalla partenza della pista per vedere comparire lo chalet, come un rifugio promesso, ad attenderti tra la fatica della discesa e la promessa del calore.
PERCHE’ CHALET CIMA UOMO TI RESTA NEL CUORE
Chalet Cima Uomo non è solo un punto sulla mappa.
È una sensazione che ti segue a casa. È la montagna che ti guarda negli occhi e, senza dire una parola, ti chiede di essere presente, vero, vivo.
Forse è per questo che ho sentito il bisogno di portarlo dentro una storia, dentro un romanzo, dentro un finale che avesse il peso della neve e la leggerezza del cielo. Perché certi luoghi non si limitano a fare da sfondo. Diventano parte di chi li attraversa.
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