
BAITA CHECCO – IL REGNO DI RE LAURINO A TAVOLA
Da Vigo di Fassa, uno dei borghi più belli d’Italia, si sale in funivia verso il regno di Re Laurino, tra le guglie e le pareti rosate del Catinaccio.
Su un pianoro baciato dal sole d’estate e avvolto da neve soffice d’inverno, sorge una baita suggestiva, che la famiglia Trottner ha ricavato con maestria da un antico fienile. È qui che inizia la storia di Baita Checco.
LA NASCITA DI BAITA CHECCO

Oggi ad accogliere gli ospiti c’è il giovane Matthias, ma per scoprire le origini di questa baita bisogna tornare indietro di un secolo, quando il bisnonno Checco portava le mucche al pascolo e custodiva il fieno al Ciampedie.
Nonno Checco era un uomo semplice e tenace, innamorato delle sue montagne e del lavoro fatto con le mani e con il cuore. Per questo i nipoti, Vittorio e Pierpaolo, decisero di trasformare quel fienile in un luogo capace di custodirne la memoria: non solo una baita, ma una storia da tramandare.
BAITA CHECCO OGGI
A quelle radici Matthias è profondamente legato.
Porta con sé il ricordo del bisnonno Checco e del padre Vittorio, e lo traduce ogni giorno nei suoi piatti, dove la tecnica incontra l’emozione.
È considerato uno degli chef più talentuosi della Val di Fassa, ma ha conservato la semplicità di quando passava le giornate accanto alla nonna, osservando e imparando il linguaggio silenzioso dei fornelli. È da lì che nasce la sua cucina: da un gesto antico, reso nuovo.

AMBIENTE INTERNO
Entrando in Baita Checco si percepisce subito l’omaggio alle origini. La struttura del ristorante è rimasta fedele a quella del vecchio fienile.
Al piano terra, dove un tempo si trovava la stalla, oggi si apre un’ampia sala vetrata che si affaccia su una terrazza naturale, incorniciata dallo spettacolo delle Dolomiti.

Al piano superiore, nell’antico spazio dedicato al fieno, si trova una sala più intima, avvolta dal calore del legno e da scorci che sembrano quadri in movimento, tra cielo e montagne.
LA CUCINA

In un ambiente così accogliente prende vita un menù che mescola tradizione e innovazione, grazie alla fantasia con cui Matthias reinterpreta i piatti della nonna, senza mai tradirne l’anima.
Il percorso inizia con un aperitivo che è già una promessa: piccoli conetti ripieni di mostarda di mele, e per i più piccoli una versione golosa con prosciutto cotto e pomodorini.

Tra gli antipasti non mancano i grandi classici, come il tagliere di salumi locali con giardiniera fatta in casa e triangolo di burro artigianale, accanto a proposte più creative e stagionali.

I primi raccontano il bosco e la montagna:
ragù di funghi e salsiccia, polenta, e uno splendido tortello ripieno di patata affumicata con speck e porcini, che profuma di malga e sottobosco.

Ma è nei secondi che Matthias firma il suo piatto simbolo: il carré di cervo in salsa di mirtillo rosso, su polenta di Storo, un incontro elegante tra forza e delicatezza, tra selvatico e carezza.

A chiudere, un dessert che sorprende: gelato alla birra su crumble di cioccolato e mandorle, un finale che resta in mente, oltre che nel palato.

In Baita Checco non vivrete solo un pranzo o una cena.
Vi troverete al cospetto di una baita di montagna che sa essere anche ristorante gourmet, e verrete accolti come a casa, grazie alla semplicità genuina di Matthias e di sua madre Antonella.
Un luogo dove la cucina racconta una famiglia, e la montagna entra in ogni piatto.

COME ARRIVARE (IN INVERNO)
Il viaggio verso Baita Checco inizia già a valle.
Da Vigo di Fassa, uno dei borghi più belli d’Italia, puoi salire con la cabinovia che ti porta dolcemente verso il Ciampedie, lasciandoti alle spalle i tetti del paese e accompagnandoti tra prati e pareti di roccia che sembrano avvicinarsi al cielo.
In alternativa, da Pera di Fassa, la seggiovia regala un percorso più aperto e panoramico, dove lo sguardo corre libero sulle vette della Val di Fassa e sulle prime sfumature rosate del Catinaccio.
Entrambe le strade portano allo stesso punto: il Ciampedie.
E da lì, con pochi passi nella luce dell’altopiano, si raggiunge Baita Checco, come se la montagna stessa ti stesse accompagnando a tavola.
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